Mangiare e vivere in sintonia col nostro DNA: ecco come!

7 mar

Ho ricevuto molte richieste di mettere giù delle linee guida per una corretta alimentazione e un corretto stile di vita basato su un approccio evoluzionistico.

Quello che dirò serve per capire come si dovrebbe mangiare e muoversi soprattutto. Non è una ricetta  “tutto o niente”. Ognuno ha i suoi tempi e le sue esigenze. Non è una dieta da fare sei mesi e poi abbandonare. Non è neppure una dieta. E’ semplicemente un modo di mangiare e di vivere che tiene conto del fatto che siamo animali, che ci siamo evoluti per 2,5 milioni di anni mangiando certe cose e non altre,  anche muovendoci in un certo modo. Forse le alternative suggerite dalle varie associazioni di medici e dietologi  non hanno prodotto i risultati sperati proprio perchè non hanno tenuto conto di chi siamo e da dove veniamo.

1) MANGIAMO “CIBI VERI”

Siamo “animali” che per oltre 2 milioni di anni abbiamo mangiato quello che trovavamo in natura. Cacciando altri animali, raccogliendo frutta, verdura, tuberi, pescando. Non è stata una scelta cosciente. Semplicemente ci siamo dovuti adattare a mangiare di tutto per sopravvivere. Abbiamo avuto fino a pochi anni fa (finchè l’alimentazione moderna non ha spazzato via quella tradizionale) popolazioni che erano perfettamente sane mangiando quasi esclusivamente grassi, come gli Esquimesi, e popolazioni che erano altrettanto sane mangiando quasi esclusivamente carboidrati (sotto forma di tuberi) come i Kitava. Il punto quindi non è scegliere la giusta proporzione di grassi, proteine e carboidrati nei cibi che mangiamo, il punto è scegliere cibi “veri”, naturali, non fatti dall’uomo. I nostri geni sono quello che sono perchè si sono evoluti e affinati mangiando cibi veri, non artificiali, non creati dall’industria alimentare. Il primo e più importante passo verso una sana alimentazione è ricordarsi questa massima: “Se è fatto dall’uomo non lo mangiare”. L’industria alimentare prospera creando cibi a basso prezzo, appetitosi, imperdibili. Ma è una trappola. La maggior aprte di noi non ha un DNA che si è adattato a questa alimentazione per il semplice motivo che non ne ha avuto il tempo. In genetica qualche migliaio di anni non è nulla. E tantomento qualche decina di anni, come è il caso per molti cibi che troviamo nei supermercati. Forse tra 1 milione di anni avremo degli esseri umani pronti a prosperare con cibi industriali, per ora non è così.

Evitiamo i cibi con un’etichetta!

 

2) MANGIATE PIU’ CARNE E PESCE

Preferite la carne dei ruminanti, come spiego in un altro post (quello sui grassi) di questo blog. Cioè la carne di animali che mangiano erba e foglie. I ruminanti sono bravissimi a prendere dalle piante i nutrienti (noi non lo siamo) e a trasformarli in modo che siano disponibili facilmente per noi. Preferite la carne di ruminanti alimentati ad erba (grass-fed). Preferite i tagli grassi, sono più nutrienti, sono più ricchi di vitamine liposolubili, sono più sazianti e perciò vi tolgono la voglia di abbuffarvi di porcherie fatte dall’uomo durante la giornata. Mangiando questo tipo di carne introdurrete praticamente il 100% dei nutrienti che vi servono per stare in buona salute.

Maiali e pollo vanno bene, ma in seconda battuta, a causa del fatto che sono ricchi di Omega-6, gli acidi grassi “infiammatori”.

Non cadete nella trappola del petto di pollo alla griglia, scondito. Alcune popolazioni danno il muscolo ai loro cani e tengono per se i tagli più grassi. Mangiate i tagli grassi se siete certi che la carne è grass-fed. Mangiate la lingua, il cuore, il fegato degli animali: le interiora sono una miniera di nutrienti.

Via libera a pesci come sardine, sgombri, salmone selvaggio, frutti di mare. I pesci grassi pescati (non allevati con farine) vanno benissimo. I pesci predatori più grossi come il tonno vanno mangiati con moderazione per il problema dell’intossicazione da mercurio delle nostre acque: essi tendono ad essere più facilmente intossicati dal mercurio. Questo non significa che non possano essere mangiati. Semplicemente abbiate l’accortezza di non mangiare sempre lo stesso tipo di pesce di grosse dimensioni.

3) PRENDETE I CARBOIDRATI DALLE PIANTE (NON DAI SEMI DELLE PIANTE)

Non siamo galline. Mangiamo quindi carboidrati che provengono da frutta, verdura e tuberi, come le patate, le patate dolci, il taro, la tapioca (cassava, manioca, yucca). Il motivo è che questi tuberi non sono ricchi di anti-nutrienti come invece i cereali e i legumi. Il riso bianco è una possibile eccezione, in taluni casi. Se vogliamo perdere peso non esageriamo con i carboidrati.

4) EVITATE CEREALI E LEGUMI

Molti post in questo blog spiegano perchè. Idem per i derivati dei cereali come le farine. Sono cibi fatti per gli uccelli (i cereali) e non per l’uomo. Li mangiamo da solo 10.000 anni e il 90% di noi in un modo o nell’altro li tollera poco. Sono ricchi di antinutrienti e poveri di nutrienti. Fatevi un favore: evitateli il più possibile (se proprio vi amate alla follia eliminateli!!!)

5) IL CIBO SI MANGIA, NON SI BEVE

Evitate bibite varie e tutti i beveroni fatti dall’uomo. Eccezioni: 1 caffè ogni tanto, the verde, un buon bicchiere di vino ogni tanto con gli amici. Bevete acqua, fa benissimo e costa poco.

6) CUCINATE CON BURRO, SEGO, OLIO DI COCCO

Gli acidi grassi saturi non si rovinano con la cottura a differenza degli olii vegetali (olio di oliva compreso). Condite anche con crema acida, panna (senza zucchero aggiunto), mayonese fatta in casa con olio di oliva.

7) MANGIATE LE UOVA

Alimento straordinario, soprattutto se proveniente dal vostro contadino di fiducia. Non c’è un limite, è una questione personale. Usatele anche per insaporire altri cibi.

8) EVITATE GLI OLII VEGETALI

Aumentano gli omega-6 nella dieta, il che è un male. Evitateli accuratamente, tranne l’olio di oliva.

8) MANGIATE CIBI FERMENTATI

Straordinari per il vostro intestino. Come i crauti e il kefir, portentoso latte fermentato.

9) MANDORLE E NOCI OK

Senza esagerare perchè fonti di omega-6.

10) LATTE E LATTICINI NO

Se non avete malattie autoimmuni concedetevi ogni tanto un po’ di parmigiano.

11) FRUTTA E VERDURA OK

Se non avete problemi particolari potete mangiare tutti i tipi di frutta (ottimi avocado, noce di cocco e frutti di bosco) e verdura.

12) ATTIVITA’ FISICA

I nostri antenati non facevano maratone o aerobica. Erano piuttosto come i leoni, si muovevano per la caccia e oziavano attivamente per il resto del giorno. Facevano grossi sforzi ma per un periodo limitato di tempo. In pratica quindi: a) fate sforzi molto intensi ma per brevissimo tempo (es: portare quattro sacchetti della spesa pieni per 3 rampe di scale, spostare oggetti pesanti per brevi tratti, andate in palestra 1 volta alla settimana e fate pesi molto intensi ma per non più di 15 minuti) e b) fate una volta alla settimana degli sprint brevi di 30-40 metri per venti minuti di fila. Basta e avanza. Anzi no: giocate coi vostri figli e correte con loro! Lasciate le lunghe ore di aerobica alle signore patite per lo yogurt magro e la fettina di pollo alla piastra!!!

13) SONNO

Dormite 8-9 ore per notte assecondando i ritmi naturali del giorno e della notte.  Riducete la luce in casa col tramonto. Fate buio completo nella vostra stanza (neanche la lucina della TV deve rimanere accesa). Fatevi un bel bagno alla sera coi sali inglesi se volete rilassarvi. Se siete in sovrappeso e non dormite le possibilità di dimagrire si riducono drasticamente. Dormire è il modo più facile e piacevole per perdere peso, ricordatevelo.

14) SESSO

Il sesso è una delle attività più piacevoli e più in sintonia con la nostra natura. Non privatevene. Si campa meglio e più a lungo facendo sesso. Meglio alla sera: la secrezione di certi ormoni che accompagna l’attività sessuale favorisce l’arrivo del sonno. Dormirete meglio e di più dopo, con grandi benefici per la vostra salute e il vostro peso corporeo.

Pane Paleo

18 gen

paneIngredienti

- 1 e 1/4 tazza di farina di mandorle pelate (o 1/2 tazza di farina di cocco)
- 5 cucchiai di polvere di psyllium (non può essere sostituita con altri ingredienti)
- 2 cucchiai di lievito in polvere
- 1 cucchiaio di sale marino celtico
- 3 bianchi d’uovo (8 bianchi d’uovo se si usa la farina di cocco)
- 1 tazza di acqua calda

Preparazione

Preriscaldare il forno a 180° circa.
In una ciotola impastare la farina, la polvere di psyllium, il lievito e il sale.
Mescolare bene gli ingredienti. Aggiungere le uova e lavorare fino ad ottenere un impasto asciutto e sodo. Aggiungere l’acqua calda nella ciotola e lavorare fino ad ottenere un impasto sodo.
Formare 4 o 5 dichi (aumenteranno di circa due volte il volume di partenza) o un panino più lungo (vedi immagini sotto).
Infornare per 60 minuti circa. Togliere da forno e far raffreddare prima di tagliarlo in due e farcirlo a piacimento.

pane_prima_dopo

Mele al forno

18 gen

meleIngredienti

- 4 mele non troppo mature
- 4 cucchiai di burro
- 1/2 cucchiaio di noce moscata – grattugiata
- 1/2 cucchiaio di cannella in polvere
- 6 chiodi di garofano

Preparazione

Preriscaldare il forno a 175° circa.
Sbuccaire le mele e tagliarle a metà. Privarle dei semi.
Rompere il burro a pezzetti. Posizionare le mele su una teglia da forno e ricoprirle con i pezzetti di burro.
Ricoprire con le spezie e i chiodi di  garofano.
Infornare per circa un ora e mezza. Ogni 15 minuti bagnare le mele con la salsa che si è creata durante la cottura.
Eliminare i chiodi di garofano e servire calde ricoperte con salsa di burro.

 

La paleo dieta migliora i parametri metabolici anche senza perdere peso: le basi scientifiche della paleo (2)

28 nov

In questo secondo post dedicato alle “basi scientifiche della paleo dieta” mi soffermerò sull’analisi di un altro studio estremamente interessante del gruppo della Professoressa Frassetto dell’Università della California a San Francisco.

Il titolo del lavoro è “Metabolic and physiologic improvements from consuming a paleolithic, hunter-gatherer type diet”, ovvero “Miglioramenti dei parametri metabolici e fisiologici derivanti dall’utilizzo di una dieta paleo, del tipo di quella utilizzata dai cacciatori-raccoglitori”.

Metabolic and physiologic improvements from consuming a paleolithic, hunter-gatherer type diet

Cosa ha fatto la Frassetto? Ha preso 9 soggetti (maschi e femmine) perfettamente sani, lievemente in sovrappeso (BMI), sedentari (che dovevano continuare a vivere come sempre durante il perido dello studio). A questi soggetti è stata data una dieta paleo contenente: carne, pesce, pollame, uova, frutta, vegetali, frutta secca (noci, mandorle etc etc.), maionese, miele.

La paleo veniva consumata in 3 pasti e tre spuntini preparati nelle cucine dell’università. Ogni giorno la stessa dieta. I soggetti mangiavano un pasto all’Università e gli altri pasti se li portavano a casa. La cosa particolare è che i ricercatori hanno fatto in modo che i soggetti non perdessero peso durante lo studio perchè volevano verificare che effetti avesse la paleo escludendo quelli dovuti dalla perdita di peso: infatti la perdita di peso ha effetto di per sè su alcuni parametri metabolici a prescindere da quale dieta la provochi (la perdita di peso). Di conseuguenza, se i soggetti perdevano peso gli veniva dato da mangiare un po’ di più  in modo che il peso rimanesse stabile. La dieta paleo è stata data per 10 giorni.

Cosa è venuto fuori da questo studio?

1) Il colesterolo totale è sceso del 16%

2) Il colesterolo HDL è salito del 4%

3) II colesterolo LDL è sceso del 22%

4) I trigliceridi sono scesi del 35%

5) L’insulina basale è scesa del 68%

6) La glicemia è scesa del 5%

7) La sensibilità insulinica è migliorata del 72%

8) La pressione arteriosa sistolica è scesa di circa 2,6 mmHg

9) La pressione arteriosa diastolica è scesa di circa 3,4 mmHg

10) La distensibilità dell’arteria brachiale è aumentata.

In sostanza tutta una serie di parametri sono andati nella direzione giusta, migliorandosi talvolta significativamente.

Da notare alcune cose. Ad esempio, sebbene la glicemia non sia cambiata di tanto, l’insulina lo era: a significare che la sensibilità insulinica era migliorata e quindi serviva meno insulina per produrre lo stesso effetto. L’alto contenuto di frutta e vegetali della dieta insieme all’alto contenuto di grassi poliinsaturi spiega invece il miglioramento dei parametri lipidici.

Una limitazione dello studio è ovviamente il piccolo gruppo di soggetti interessati.

Un’altra limitazione è che i soggetti erano di razze diverso, e come sappiamo razze diverse hanno predisposizioni diverse per le malattie metaboliche. Essendo piccolo il campione, lo studio non può predire la differente risposta dei vari gruppi etnici alla paleo dieta. Tuttavia tutti i soggetti sono “migliorati”, quindi l’ipotesi della Frassetto, ovvero che la paleo dieta è l’alimentazione a cui tutte le razze sono naturalmente “portate”, viene confermata.

La terza limitazione è che non esisteva un gruppo di controllo. Ma i soggetti erano stati studiati per diversi giorni mentre mangiavano la loro dieta abituale prima di iniziare la paleo, quindi si può dire che hanno funto da controllo per se stessi.

La Frassetto ci dice che questo era uno studio preliminare per vedere se valesse la pena fare uno studio con più soggetti per valutare la paleo più a fondo. Cosa che ovviamente è stata confermata.

Quale è il messaggio da portare a casa da questo studio? Che anche meno di 2 settimane di paleo dieta sono sufficienti a migliorare i parametri alterati nella sindrome metabolica ANCHE SENZA PERDERE PESO. Il che è ovviamente una dimostrazione in più che i benefici della paleo non sono solo legati alla perdita di peso, ma probabilmente anche al fatto che è una alimentazione più naturale e adatta alla nostra fisiologia. In poche parole: siamo fatti per mangiare paleo.

Le basi scientifiche della Paleo (1): La Paleo funziona nei diabetici

26 nov

 

Comincio con questo post il commento sugli studi scientifici che confermano la bontà dell’appoccio “Paleo”, detto anche “Ancestrale”, all’alimentazione.

Questo per dare un senso di sicurezza a chi si avvicina a questo tipo di alimentazione ed è magari dubbioso della sua rigorosità scientifica.

Non sono molti gli studi presenti in letteratura perchè questo approccio è relativamente giovane. Il primo accenno importante in letteratura è di meno di 30 anni fa quando nel 1985 comparve sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicina il primo, mitico ormai, articolo scientifico che faceva esplicitamente riferimento alla nutrizione paleolitica, intitolato “Paleolithic nutrition. A consideration of its nature and current implications.” Gli autori erano Eaton e Konner, che possono essere considerati i pionieri della ricerca in questo campo. Ma la ricerca vera e propria sulla Paleo è cominciata molti anni dopo, circa 5-10 anni fa.

Lo studio di cui mi occuperò oggi è stato prodotto nel 2009 dal gruppo del Prof. Staffan Lindeberg dell’Università di Lund in Svezia. Il titolo del lavoro è Beneficial effects of a Paleolithic diet on cardiovascular risk factors in type 2 diabetes: a randomized cross-over pilot study, ovvero “Effetti benefici della dieta paleolitica sui fattori di rischio cardiovascolari nei pazienti diabetici di tipo II: uno studio pilota randomizzato cross-over”.

Beneficial effects of a Paleolithic diet on cardiovascular risk factors in type 2 diabetes: a randomized cross-over pilot study

Scopo dello studio era paragonare gli effetti sulla glicemia e sui fattori di rischio cardiovascolari di una dieta paleo rispetto alla dieta tradizionale che viene data ai diabetici (DTD). Cioè paragonare una dieta basata sugli alimenti (la paleo) che non si preoccupa di quanti carboidrati, grassi e proteine ci siano nei cibi, rispetto alla dieta per diabetici classica che si preoccupa di calcolare precisamente le percentuali di quanti carboidrati, proteine e grassi i diabetici debbano assumere; la dieta, quest’ultima, che viene data nei centri antidiabetici di tutto il mondo occidentale.

I soggetti sotto studio erano 13. Sono stati divisi in 2 gruppi in maniera casuale (random). Un gruppo faceva la paleo per tre mesi e l’altro gruppo la DTD per 3 mesi. Passati i 3 mesi si scambiavano i ruoli. Chi aveva fatto la paleo passava alla DTD e viceversa. Non sto a descrivervi la DTD perchè la potete trovare facilmente su internet.

Ai soggetti che facevano la paleo, invece, veniva indicato cosa dovevano mangiare, e cioè: carne magra (rossa e bianca), pesce, frutta, vegetali e tuberi (non più di una patata al giorno), uova (non più di 2 al giorno), frutta secca (preferibilmente mandorle, limitando la frutta essiccata e disidratata), olio di oliva (non più di un cucchiaio da tavola al giorno), vino (non più di un bicchiere al giorno). Quindi alcuni alimenti potevano essere mangiati liberamente, altri avevano le limitazioni riportate tra parentesi.

Alla fine dello studio i risultati hanno detto questo:

1) Alla fine della paleo il controllo del diabete era migliore rispetto alla DTD come si evince dal valore di emoglobina glicata (che esprime la glicemia delle ultime settimane) che era di 5.5 nella paleo e di 5.9 nella DTD (più è basso questo valore e meglio è).

2) I trigliceridi erano più bassi alla fine della paleo: 88 mg contro 132 mg

3) La pressione era più bassa alla fine della paleo:140/79 rispetto a 149/83

4) Le HDL erano più alte alla fine della paleo: 52 mg rispetto a 48 mg

5) Il peso era più basso alla fine della paleo: 81 kg contro 84 kg

6) La circonferenza alla vita era più bassa alla fine della paleo: 94 cm contro 98 cm

Non era stato detto ai pazienti sotto paleo di mangiare meno, ma nonostante ciò i soggetti sotto paleo riportavano di avere mangiato meno. Questo, dicono gli autori dello studio, sta a significare che la paleo è più “saziante” e quando la si fa viene naturale mangiare meno. Ad aumentare il senso di sazietà contribuisce l’acqua di cui sono ricchi la frutta e i vegetali. La sazietà nel caso della paleo non veniva dalle fibre che comunemente si sente dire tolgano la fame: infatti il contenuto di fibre della paleo era inferiore a quello della DTD. Anche il contenuto lievemente maggiore in percentuale di proteine della paleo può avere influito sul senso di sazietà.

Una cosa importante da notare è che il contenuto di carboidrati della paleo era solo lievemente inferiore ai 130 grammi consigliati ai diabetici dalla American Diabetes Association, ma ben sopra i 50 mg che sono il limite per definire una dieta “povera di carboidrati”.

LA PALEO NON E’ UNA ALIMENTAZIONE POVERA DI CARBOIDRATI!!!!!!

I grammi di proteine giornaliere che i due gruppi di pazienti ingerivano è risultato identico, ma siccome chi faceva la paleo mangiava di meno, in percentuale le proteine sono risultate più alte (24% delle calorie totali).

In sostanza i miglioramenti ottenuti con la paleo riportano i paramentri ematici a valori più vicini a quelli dei popoli che non mangiano i cibi che mangiamo noi in occidente.

Gli autori riportano anche le limitazioni di questo studio. La prima limitazione è che non era uno studio alla “cieca”. Cioè i pazienti sapevano che tipo di dieta facevano e non ne erano all’oscuro come accade quando si fanno gli studi sui farmaci. Tuttavia ai pazienti era stato detto che entrambe le diete erano perfettamente valide ed intercambiabili. Quindi è presumibile che non fossero influenzati nel pensare che una fosse meglio dell’altra e fossero condizionati in un qualche modo. Direi perciò che questa è una limitazione molto relativa e non molto significativa: non toglie cioè particolare valore allo studio.

La seconda limitazione è il numero esiguo di partecipanti, solo 13. In linea teorica si potrebbe affermare che le conclusioni non sono estrapolabili a tutti i pazienti diabetici visto che si tratta solo di 13 soggetti. Vero, ma se io fossi diabetico e mi chiedessero quale dieta voglio fare, facendomi vedere i risultati di questo studio sceglierei senza dubbio la paleo, voi?

Bibliografia

1) Cardiovasc Diabetol. 2009 Jul 16;8:35.

Beneficial effects of a Paleolithic diet on cardiovascular risk factors in type 2 diabetes: a randomized cross-over pilot study.

Jönsson T, Granfeldt Y, Ahrén B, Branell UC, Pålsson G, Hansson A, Söderström M, Lindeberg S.

Source

Department of Clinical Sciences, Lund, Lund University, Box 117, 221 00 Lund, Sweden. Tommy.Jonsson@med.lu.se

 

2) N Engl J Med. 1985 Jan 31;312(5):283-9.

Paleolithic nutrition. A consideration of its nature and current implications.

Eaton SB, Konner M.

Il popolo di Laron: il mistero degli uomini che non muoiono mai di cancro

16 nov

Esistono su questa terra un gruppo di persone che non si ammalano mai di cancro. Sono le persone affette dalla Sindrome di Laron.

La sindrome di Laron (SdL) o nanismo di Laron è una malattia genetica caratterizzata dalla mancata risposta dei tessuti all’ormone della crescita (GH), a causa di una mutazione del recettore dell’ormone. In pratica questi soggetti non hanno la capacità di rispondere agli stimoli del GH e quindi non crescono, rimanendo nani. Ovviamente il nanismo é la conseguenza macroscopica (che noi vediamo ad occhio nudo), ma ci sono anche altre conseguenze per la salute e la vita sociale di queste persone, molte non piacevoli.
In questa sede non ci interessano le conseguenze spiacevoli della SdL, bensì quelle positive dal momento che possono insegnarci molto su come migliorare la nostra salute.

Le persone affette da SdL, dicevo, non si ammalano mai di cancro (ma neanche di acne o diabete). Il motivo é molto semplice, sembrano pensare alcuni scienziati. Cosa é un tumore se non delle cellule che crescono e si riproducono disordinatamente? Per crescere e riprodursi tutte le cellule hanno bisogno di un sistema di “ordini” che dica loro di farlo. Il GH dà il via a questa catena di ordini e segnali che culminano nella crescita e nella moltiplicazione cellulare. Senza questo meccanismo di crescita rimarremmo sempre bambini, ovviamente. Il GH determina tra l’altro anche la produzione di una sostanza chiamata Fattore di Crescita simile all’Insulina (IGF-1, Insulin Like Growth Factor), che come dice il nome é un fattore di crescita. I malati di SdL sono carenti di IGF-1, tant’è che la cura della SdL consiste nell’iniettare IGF-1 sintetico prima della pubertà perché sia efficace.
Quando manca l’IGF-1 anche i meccanismi che portano al tumore risultano frenati. Non crescono cioè le cellule normali ma NON CRESCONO NEANCHE LE CELLULE TUMORALI.

Facciamo ora un ulteriore passo nella comprensione del perché questi meccanismi possono insegnarci qualcosa. L’IGF-1 come dice il nome é un fattore simile all’insulina. È guarda caso anche l’insulina ha gli stessi effetti dell’IGF-1, promuove cioè la crescita cellulare e dei tessuti.
Gli scienziati a questo punto si sono chiesti. Visto che l’insulina, promuovendo la crescita in generale potrebbe favorire anche lo sviluppo di tumori, perché non andiamo a vedere cosa succede ai tumori quando riduciamo il livello di insulina nel sangue ai pazienti affetti da tumore, facendogli mangiare una dieta chetogenetica cioè una dieta poverissima di carboidrati? (Ricordo che l’ingestione di carboidrati è il principale stimolo alla produzione di insulina nel corpo umano).

Detto fatto. Sono partiti alcuni studi di cui uno particolarmente interessante curato dal Dott. Fine. Fine ha preso 10 pazienti affetti da vari tipi di tumore (seno, colon etc etc), che al momento non facevano chemioterapia, e ha dato loro una dieta poverissima di carboidrati (meno di 50 grammi al giorno). Se si danno meno di 50 grammi di carboidrati al giorno l’organismo comincia ad usare i grassi come carburante (per questo la dieta si chiama chetogenetica, perché l’organismo utilizza come carburante delle sostanze derivate dai grassi, chiamate “chetoni”). Il livello di insulina, conseguentemente, diminuisce nel sangue perché, come detto sopra, l’insulina viene soprattutto prodotta dopo l’ingestione di carboidrati.

Il Dott. Fine ha dato quindi una dieta chetogenetica ai suoi 10 pazienti e dopo un mese é andato a vedere con la PET (Tomografia) cosa era successo al loro tumore. Alcuni pazienti non hanno risposto ma alcuni si. Quali? Il Dott. Fine ha scoperto che maggiore era la chetosi (ovvero maggiormente il paziente utilizzava i grassi al posto dei carboidrati come carburante) maggiore era la probabilità che il tumore si stabilizzasse (non crescesse) o si riducesse di dimensione.
Risultati molto interessanti quindi. Certo lo studio é durato solo un mese e i pazienti erano solo 10. Non é però il solo studio a puntare in questa direzione.

Che conclusioni trarre dunque?
Quello che la Sindrome di Laron e lo studio di Fine ci suggeriscono é la stessa cosa. I meccanismi di crescita che l’evoluzione ci ha dato per milioni di anni, fatti per essere perfetti in un ambiente poco ricco di carboidrati quale quello della storia dell’uomo per 2.5 milioni di anni, si stanno rivelando negli ultimi millenni e soprattutto negli ultimi 100 anni in taluni casi fonti di problemi molto seri per la salute. Perché abbiamo cominciato a mangiare cose diverse, molto ma molto più ricche di carboidrati di quanto non fossimo geneticamente abituati.
Ma abbiamo anche delle nuove speranze da queste nuove conoscenze. Possiamo forse ridurre le probabilità di ammalarci di tumore riducendo o eliminando quei cibi che stimolano particolarmente i fattori di crescita (come il latte ed i latticini, anche se apparentemente non sembrano carboidrati). Possiamo anche dare qualche speranza ai malati di tumore, che ora si trovano con un arma in più oltre alle cure tradizionali come la chemioterapia: una alimentazione sana nel senso evolutivo, che penalizza l’uso eccessivo di carboidrati, soprattutto quelli moderni, dell’industria alimentare.

 

BIBLIOGRAFIA

1) Nutr Metab (Lond). 2011 Jun 24;8:41. doi: 10.1186/1743-7075-8-41.

Over-stimulation of insulin/IGF-1 signaling by western diet may promote diseases of civilization: lessons learnt from laron syndrome.

Melnik BC, John SM, Schmitz G.

 

2) Nutrition. 2012 Oct;28(10):1028-35. doi: 10.1016/j.nut.2012.05.001. Epub 2012 Jul 26.

Targeting insulin inhibition as a metabolic therapy in advanced cancer: a pilot safety and feasibility dietary trial in 10 patients.

Fine EJ, Segal-Isaacson CJ, Feinman RD, Herszkopf S, Romano MC, Tomuta N, Bontempo AF, Negassa A, Sparano JA.

 

Arrosto di manzo con mele e prugne accompagnato da purè di mele alla cannella (non in foto)

6 nov

Arrosto di manzo con prugne e meleIngredienti
- arrosto di manzo
- prugne denocciolate
- mele
- cannella

Preparazione
Fate rosolare leggermente in olio evo l’arrosto, aggiungete prugne denocciolate, mela golden tagliata a pezzi grossi con la buccia, 1/2 bicchiere di succo di mela bio. Fate cuocere a fuoco basso e tagliate la carne quando è fredda. Per il purè: sbucciate delle mele golden, tagliatele a pezzi, aggiungete poca acqua, cannella e fate cuocere fino ad evaporazione del liquido. Frullare e servire tiepido insieme all’arrosto.

Daniela di Veroli

Frittata con salsine

6 nov

Frittatine con salsineIngredienti
- uova
- pomodoro
- aglio
- prezzemolo
- peperoncino
- pinoli
- sale rosa himalaya

Preparazione
Fai una frittata (questa l’ho cotta in forno), tagliala con in tagliabiscotti con forme diverse. Prepara la salsa all’arrabbiata (fai cuocere aglio, olio, peperoncino e pomodoro) e quella al basilico (basilico, olio, pinoli e sale rosa dell’himalaya grosso. Frulla tutto insieme).

Daniela Di Veroli

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.075 follower