La lezione di Aurora: non perdere mai la speranza, la soluzione è dentro di te.

18 Dic
Con l’avvicinarsi del Natale voglio raccontarvi una di quelle storie che un tempo si raccontavano davanti al camino nelle fredde notti d’inverno. Magari in questi tempi moderni la leggerete al caldo di una termocoperta, davanti alla TV, ma l’organo che deve raggiungere (il cuore) è sempre al solito posto….
Questa é la storia di Aurora, una mia paziente da qualche anno, una bella ragazza di 18 anni. È una storia di dolore, speranza, pianto, gioia, felicità.
É la storia di una ragazzina piombata in un brutto incubo da cui ha saputo uscire soprattutto con le sue forze.
É la storia di una ragazzina che qualche mese fa spalava il fango nelle case della Livorno allagata dall’alluvione.
È una storia da raccontare, secondo me, secondo Aurora (che ha scelto le foto da pubblicare e ha dato l’assenso alla pubblicazione) e secondo i suoi genitori (che mi hanno mandato le foto e hanno dato l’assenso alla pubblicazione), perché possa essere di incoraggiamento per tutti i ragazzi che soffrono e che hanno paura di non vedere più la luce in fondo al tunnel.
E’ una storia che dimostra la meravigliosa capacità di guarire del nostro corpo, spesso senza farmaci.
E’ una storia raccontata da Aurora con una mail che mi ha mandato qualche tempo fa.
Mi chiamo Aurora, vivo a Livorno e tra pochi giorni festeggerò i miei 18 anni. E adesso sto bene, ma non è sempre stato così.
 
Nel giugno del 2014, tre anni fa, la prima domenica dopo la fine delle scuola decisi di andare al mare con le mie amiche. La sera precedente avvertii un certo indolenzimento alla mano sinistra ma non ci detti troppo peso, solo che una volta al mare mi si gonfiò improvvisamente la mano ed il polso sinistro. Sentii anche dolore, quindi immaginando si trattasse della puntura di un qualche insetto, i miei genitori mi portarono al Pronto Soccorso dell’ospedale di Pisa, l’unico in zona con percorso pediatrico. Ospedale che ben conoscevo perché mi ci avevano operata per tonsillectomia e appendicectomia due anni prima.
Diagnosi: tumefazione polso sx, nessun punto di accesso per un puntura di insetto, nessuna infezione.
Cura: Ibufrofene 400 e Agumentin 1000 a scopo preventivo.
Nei giorno successivi fui sottoposta ad ulteriori controlli medici in Reumatologia tra cui ANA, RNM del polso, visita angiologica e Eco Color Doppler degli arti superiori. I risultati furono tutti nella norma.
Terapia: Medrol 16 mg per 1 settimana.
 21743481_1769014196461626_4663198836630432473_o
Passarono i giorni, il polso si sgonfiò un po’ ed il dolore si attenuò durante la terapia cortisonica. Sembrò che il problema “misterioso” che aveva causato tutto questo stesse scomparendo, per cui ripresi a godere delle mie vacanze estive.
 
Dopo circa un mese, il 15 luglio, la mano e il polso si gonfiarono di nuovo con ancor più dolore. Dal momento che la reumatologa che mi aveva visitato era in ferie e che la sua giovane sostituta mi aveva riproposto la terapia a base di Medrol 16mg in attesa del rientro della titolare, i miei genitori decisero di portarmi al Pronto Soccorso dell’Ospedale Meyer di Firenze per ulteriori accertamenti.
Qui, dopo esami ematici ancor più approfonditi e un controllo reumatologico con una diagnosi di “tumefazione mano e polso sx” ma con il sospetto di una artrite reumatoide giovanile, decisero una terapia con Naprossyn 500, 2 compresse al dì per almeno 1 mese. Programmarono un successivo controllo in Reumatologia, dove mi suggerirono di proseguire la stessa terapia per un ulteriore mese. Stetti meglio, la mano si sgonfiò parzialmente e il dolore si attenuò. Ero però sempre stanca e affaticata per questi antinfiammatori assunti con il caldo estivo.
 
Il 15 settembre mi svegliai di nuovo con il polso gonfio e dolorante, che cominciò anche a deformarsi. Il dolore si estese, oltre che al polso destro, anche alle caviglie ed alle anche. Non riuscivo a camminare e le mie gengive sanguinavano copiosamente. A questo punto mio padre mi portò con urgenza nuovamente al Meyer, dove venni ricoverata per oltre due settimane.
Qui mi fecero moltissime visite ed eseguirono analisi di ogni tipo, sia reumatologiche, psicologiche, che di sostegno fisioterapico. Fui sottoposta anche ad una visita oculistica.
I medici andarono per tentativi ed esclusero diverse possibili patologie, tra cui il lupus, la sclerosi multipla ed alcune altre. Restò latente il sospetto di una leucemia in fase così iniziale da non poter essere ancora identificata dalle analisi.
Mi diedero una sedia a rotelle per raggiungere il bagno nella mia camera e potermi muovere tra i vari reparti, dato che non riuscivo assolutamente a muovermi in autonomia. Nella terapia sostituirono il Naprossyn 500 (probabile causa dell’emorragia gengivale) con il Brufen 600 x 3 volte al giorno, in aggiunta alla tachipirina 1000 per il dolore più acuto.
Il mio intestino non funzionava da settimane se non stimolato da enteroclismi, infatti iniziai ad avere delle emorroidi a causa della stitichezza.
Nonostante le variazioni, l’emorragia alle gengive proseguì e si sommarono delle perdite ematiche dall’ano al momento dell’evacuazione.
Ero debole e un po’ spaventata per quanto mi stava succedendo, anche perché i medici non avevano delle risposte chiare. Nonostante tutto, la mia famiglia cercò sempre di sdrammatizzare ridendo e scherzando, per evitare di farmi cadere nello sconforto.
21728324_1769013436461702_496923270072621151_n
 
Al Meyer festeggiai il mio 15° compleanno. Vennero molti miei amici di Firenze e da Livorno arrivarono i miei compagni di classe. Fu una bellissima festa nel giardino dell’Ospedale, dove riuscii a ridere e divertirmi nonostante il mio stato e la sedia a rotelle.
Quando fui dimessa dalla Reumatologia del Meyer, ancora non camminavo, e mi mandarono a casa senza una vera e propria diagnosi. Si sospettò una rara forma di emofilia che avrebbe potuto spiegare i dolori articolari e l’emorragia diffusa.
Vennero programmati ulteriori esami presso il Centro Emofilici di Careggi per i giorni successivi che confutarono l’ipotesi emofilica. Quindi la diagnosi più probabile, secondo i medici, fu quella di algo-distrofia, anche se non totalmente confermata dalle analisi ed esami radiografici effettuate. Si ipotizzò che la causa di dell’algo-distrofia fosse di natura psicosomatica, nonostante il parere negativo della psicologa del Meyer, che mi aveva seguito durante tutto il ricovero.
 
Proseguirono dunque le visite settimanali a Firenze con la psicologa, venne effettuata una ulteriore eco addome per escludere una possibile patologia infiammatoria intestinale.
La fisioterapia fu trasferita all’Ospedale di Livorno, ma l’Ambulatorio del Dolore Funzionale del Meyer continuò a seguirmi periodicamente, prescrivendomi della tachipirina 500 nei casi acuti. Mi furono suggeriti anche dei bagni caldi, meglio se termali e non venne aggiunta nessun’altra terapia.
Per questo, quando possibile per costi e lontananza, mi recai alle Terme di Venturina, a 50km da Livorno, perché attrezzate per i disabili, dato che ancora non riuscivo a camminare e continuavo ad usare la sedia a rotelle.
21731436_1769013693128343_1737868665632132763_o
 
Gradualmente ripresi una parziale funzionalità delle gambe, soprattutto grazie all’aiuto quasi giornaliero del validissimo fisio-terapeuta Stefano Nistri del reparto di Neuropsichiatria infantile di Livorno. Cercai di rimettermi a studiare, anche se ogni movimento mi creava dolore e per questo dormivo poco e male. Ero stanca ed era difficile alzarmi alla mattina per recarmi a scuola. I miei genitori mi dovettero imboccare per mangiare e bere, perché non avevo forza nelle mani. Non potevo scrivere e persi moltissimi giorni di lezione.
 
Il giorno 4 novembre il polso si gonfiò nuovamente e non potei muovermi per il dolore diffuso. Avevo anche una forte tachicardia. Contattammo telefonicamente il Meyer, ma mi pregarono di non tornare a Firenze in quanto non avevano alternative alla mia terapia, la tachipirina. Visto che oramai tutte le indagini erano state fatte, sarebbe stato inutile un nuovo ricovero. Io ed i miei genitori eravamo disperati per cui ci mettemmo in auto la sera stessa, per andare al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Careggi come suggeritoci da un’amica medico, essendo questo il maggior ospedale della regione. Qui richiesero una visita immunologica urgente, supponendo che l’origine di tutto potesse essere un problema immunologico, non ancora ben indagato. Dato che non fu possibile trovare un posto per la notte, tornammo a casa a Livorno.
La mattina successiva ci recammo nuovamente a Firenze. Diluviava ed arrivare in ospedale dal parcheggio del Careggi con la sedia a rotelle mi inzuppò come un pulcino. Non venni neppure visitata dall’immunologo, il quale, dopo aver sommariamente osservato le mie innumerevoli analisi, suggerì una visita presso una reumatologa ormai in pensione, che attualmente si occupava di problematiche psichiatriche adolescenziali. Ce ne andammo stanchi, scoraggiati ed indignati.
 
Nei giorni successivi continuai a peggiorare. Oltre a non poter muovere gli arti e le anche, ad avere l’intestino irregolare e l’emorragia gengivale, iniziai ad avere dolore anche al collo e alle spalle. Le articolazioni, alla ricerca di una posizione antalgica, si deformarono sempre di più, dislocandosi.
Così, prendemmo contatti con il Reparto di Immunologia dell’Ospedale Regina Margherita di Torino oltre che con Reumatologia e Malattie Rare dell’Istituto Gaslini, nella persona del dottor ***. Decidemmo quindi di partire per Genova, essendo questo reparto collegato ad un database medico relativo alle malattie rare a livello europeo.
Il dottor ***, visitandomi, manipolò i 18 trigger points trovandone positivi 12, riuscì quindi a diagnosticare il mio dolore come una fibromialgia idiopatica. Mi ricoverò con urgenza promettendomi di porre velocemente rimedio al mio problema.
21753156_1769013686461677_1449044993219698007_o
 
Fui messa in camera in isolamento per cinque giorni, viste le ferree procedure di sicurezza dell’Istituto Gaslini, rivolte a chi avesse frequentato un pronto soccorso nei tre mesi precedenti al ricovero. Il dottor ***, dopo avermi fatto fare ogni possibile analisi e verifica medica, riuscì a mettermi in piedi. Mi somministrò una dose doppia di Tachipirina 1000 e del Voltaren 100, che finalmente mi dettero sollievo dal dolore. Effettuai anche una visita odontoiatrica, con la quale venne curata la mia gengivite emorragica con dei massaggi gengivali da effettuarsi con un appropriato spazzolino elettrico ed uno specifico colluttorio.
Tornai a casa dopo una settimana camminando con le mie gambe anche se lentamente e con molta fatica, dato che i miei muscoli si erano nel frattempo indeboliti per la lunga permanenza sulla sedia a rotelle. Proseguii la fisioterapia a Livorno per ritrovare una postura corretta e correggere quella deformata dalla ricerca di una posizione antalgica.
 
Il dott. *** nei successivi controlli, a cadenza mensile, notò che le dita delle mani erano fredde e che avevo una leggera e costante tachicardia. Notò anche un leggero ingrossamento della tiroide, da tenere sotto controllo nel futuro, durante la crescita.
Nonostante la dieta ricca di fibre ed acqua ebbi ancora problemi a defecare, quindi mi suggerì di utilizzare un integratore a base di potassio, magnesio ed altri sali minerali con il risultato di una parziale regolarizzazione del mio intestino.
Riuscii a farmi forza, consapevole di non avere una malattia mortale, così come pure una malattia degenerativa della muscolatura. Dovevo imparare a convivere con questa bestiaccia che si chiama fibromialgia. Potevo tenerla sotto controllo mangiando sano e con tante fibre, facendo fisioterapia con la prospettiva futura di una attività sportiva di tipo dolce come yoga o pilates.
In caso di dolore, che tendeva ad aumentare vicino al ciclo mestruale, avrei potuto prendere i farmaci consigliati, Tachipirina e Voltaren. Del resto le mie analisi erano perfette, come lo erano sempre state in questi mesi, salvo il colesterolo che aveva spesso un valore superiore alla norma.
 
Ripresi gradualmente la mia vita, camminando sempre di più, utilizzando meglio le mani che erano però ancora un po’ indolenzite. Feci delle elettrostimolazioni quotidiane ai polsi, per aiutarli a ritrovare una posizione corretta, proseguii la fisioterapia e la psicoterapia all’Ospedale di Livorno.
Nel frattempo decisi di lasciare il Liceo Scientifico perché avevo perso troppe lezioni. Questa decisione fu anche fortemente condizionata sia dai compagni che dagli insegnanti, perché non erano stati molto collaborativi nei miei confronti e mi avevano lentamente escluso dalla classe.
Grazie all’incoraggiamento della mia famiglia, riuscii però a non perdere l’anno scolastico, cambiando percorso formativo e scegliendo il Liceo delle Scienze Umane della mia città, dove ho trovato un ambiente accogliente ed un valido aiuto da parte dei nuovi insegnanti e compagni.
Tutti mi hanno sostenuto affettuosamente per farmi recuperare il programma e conoscere le nuove materie, nonostante le continue visite e sedute riabilitative all’Ospedale. In tre mesi mi misi in pari con lo studio riuscendo a concludere l’anno con la promozione con la media del sette.
 
Passarono i mesi, continuai a fare ginnastica in Ospedale ed a stare sempre meglio. Nel frattempo i miei genitori si documentarono, leggendo diversi studi scientifici e pubblicazioni di convegni relativi alla fibromialgia. Si imbatterono in alcuni primi articoli relativi alla medicina evoluzionistica e negli scritti del dott. Andrea Luchi. Questi affermava che talvolta la fibromialgia fosse una malattia mal curata. Infatti poteva capitare che le donne affette fossero ritenute delle malate mentali, invece di essere curate per l’origine “vera“ della fibromialgia, che altro non era che la sintomatologia di problemi più profondi,  di natura spesso infiammatoria..
Il percorso con la psicoterapeuta si stava concludendo, anche perché ritenuto dal dott. ****, ma anche da me, ormai superfluo. Mi diagnosticarono una sindrome da conversione, senza aver però rinvenuto quale fosse stato il trauma scatenante.
Non ho mai pensato di avere un problema psicosomatico, ma un dolore vero con una causa del tutto fisica.
 
Improvvisamente una sera, nel marzo 2016, mentre ero al cinema in compagnia del mio ragazzo dopo una pizza e coca cola, mi trovai di colpo a vivere un vero incubo. In pochi minuti il polso riprese a gonfiarsi, a deformarsi. Mi faceva male tutto il braccio ed un’anca, camminai con grande difficoltà per raggiungere l’auto nel parcheggio fuori della sala. Proprio adesso che credevo di stare meglio mi ritrovai nuovamente al “giorno uno”. Che stava succedendo?
21731788_1769014496461596_1207674442634178759_o
 
Contattammo immediatamente il dott. *** al Gaslini, che mi propose di tornare per un nuovo ricovero a Genova oppure di provare ad assumere degli antistaminici, ipotizzando una reazione allergica a qualche cibo.
Escludemmo un nuovo ricovero, provammo la terapia con l’antistaminico ma, a parte la spossatezza data dal medicinale, non migliorai. Decidemmo allora di fissare un appuntamento con il dottor Luchi a Grosseto, avendo appreso che stava curando una amica dei miei genitori per problemi alla tiroide. Del resto al Gaslini avevano già supposto un possibile interessamento della tiroide, nonostante il mio TSH fosse regolare. Il dott. Luchi sembrava esperto di fibromialgia, quindi eravamo stimolati all’idea di incontrarlo.
 
Un paio di giorni dopo incontrai il dottor Andrea Luchi. Mi chiese come stessi, mi ascoltò, mi domandò nel dettaglio che cosa mangiassi a colazione e negli altri pasti. Approfondì quali fossero le mie abitudini e quanto fosse regolare il mio intestino ed il mio ciclo mestruale. Lesse con molta attenzione tutta la mia ormai “corposa” cartella clinica.
Mi disse senza mezzi termini che stavo sbagliando tutto col mangiare, il mio malessere era probabilmente originato dalle mie cattive abitudini. Mi promise che se mi fossi fidata di lui nel giro di poco tempo sarei stata meglio. Pensai che di avere fiducia me lo avevano già chiesto anche al Gaslini, però lui me lo disse con un tono che non avrebbe ammesso un rifiuto. Mi prescrisse quindi una nuova serie di esami ematici, fra cui alcuni che fino ad allora non avevo mai fatto, oltre che una ecografia tiroidea. Mi disse infine che la fibromialgia alla mia età non poteva essere progredita, e che fosse uno stato infiammatorio del mio organismo. Secondo lui, il mio corpo ci stava mandando una serie di segnali per avvisarmi come mi trovassi in una fase di totale squilibrio.
 
Uscii dalla visita in lacrime. Ero disperata ed indolenzita per il viaggio, sentendomi poco fiduciosa di quest’ennesimo medico. Mi voleva togliere tutti i miei cibi preferiti: il latte con l’ovomaltina a colazione, la pasta, i biscotti, il pane, la soia, lo zucchero, il gelato, la pizza ed anche i formaggi!!! Non sapevo proprio cosa pensare, stavo già soffrendo così tanto per i dolori, ed ora non potevo più neppure mangiare. Essendo una convinta animalista, la carne non mi attirava. Mi rimanevano quindi pesce, uova, frutta, verdura, patate, un pochino di riso, oltre che le noci e nocciole. Pensai che questo fosse un pazzo!! Piansi e mi arrabbiai con i miei genitori. Ero disperata!!
 
A malincuore decisi di provare anche questa strada. Del resto non si trattava di farmaci, stavolta, ma di cambiare le nostre abitudini alimentari ed il nostro modo di cucinare. Anche i miei genitori si adattarono a questo cambiamento per aiutarmi ad accettarla. Abbiamo letto tutti il libro di Robb Wolf, La Paleo Dieta, ci siamo documentati, abbiamo sperimentato nuove ricette. Dopo solo 15 giorni con questa nuova alimentazione sparì il gonfiore ed il dolore alla mano. Stetti meglio, mi sentii più energica ed il mio intestino tornò a funzionare come un orologio, evacuavo giornalmente in maniera naturale per cui sparirono anche le emorroidi.
21743842_1769016283128084_1626543913400677794_o
 
Dalle analisi e dall’ecografia effettuati risultai affetta da Tiroidite di Hashimoto in fase iniziale, il che poté ben spiegare i dolori articolari, la tachicardia e la debolezza generale. Se trascurata questa malattia autoimmune potrebbe causare ipo-tiroidismo, ma se curata con l’alimentazione e le giuste integrazioni secondo le indicazioni del dott. Luchi avrebbe essere tenuta sotto controllo, addirittura anche regredire con un po’ di fortuna.
 
Finalmente ebbi una vera diagnosi, mi sembrava di avere trovato il punto da cui partire per trovare la soluzione.
Con i risultati ottenuti continuai con più determinazione questa strana dieta, dimagrii alcuni chili perdendo due taglie, dalla tg 44 alla 40. Dovetti integrare giornalmente il ferro che era molto basso, come pure anche lo zinco, il magnesio, il selenio, le vitamine C, B12, D. Nella fase premestruale utilizzai Curcuma titolata invece del Voltaren e funzionava. Cominciai successivamente ad assumere del progesterone naturale per attenuare il mio ciclo mestruale, dato che era sempre più abbondante e prolungato causandomi una costante debolezza ed anemia. Se non altro non prendevo farmaci ma solo integratori. Erano tanti e mi feci uno schema per ricordameli tutti.
21743845_1769013729795006_1679289292943863185_o-2
 
Dopo alcuni mesi, nel controllo ematico successivo, risultò un sensibile miglioramento in molti valori. Permaneva una forte anemia ed il dott. Luchi, pur soddisfatto dei risultati, mi preparava all’idea di aver bisogno di integrare gli ormoni per correggere la mia tiroidite, scelta irreversibile che avrebbe influito su tutta la mia vita. Sperava comunque di riuscire a farmela regredire, vista la mia giovane età ed avendo iniziato a contrastare la tiroidite al suo sorgere.
 
Grazie a questa dieta paleo, ho imparato a cucinare cibi nuovi ed a mangiare meglio. Utilizzo l’olio di cocco, uso curry e curcuma per cuocere il pollo, preparo tisane allo zenzero quando mi sento stanca. Ho scoperto una pizza buonissima con farina di mandorle e di mais, faccio le crèpes con la farina di castagne che sono strepitose tanto da piacere anche alle mie amiche. A casa abbiamo imparato a preparare il tradizionale brodo di ossa. Inizialmente la sua preparazione l’abbiamo trovata una pratica sconcertante, con quelle ossa e cartilagini che bollivano tutta la notte. Una volta provato però, lo abbiamo trovato buonissimo e ne bevo una tazza quasi ogni sera.
Adesso faccio colazione con cibi salati invece che con latte e biscotti e mi sento ogni giorno sempre più in forze.
21731835_1769014963128216_3074156145738683784_o
Mi sono iscritta in palestra per un corso di step, abbandonando definitivamente la fisioterapia dell’ospedale ormai inutile.
Sono stata in vacanza a Londra con la mia famiglia ed a Malta con la scuola. Ho un sacco di progetti per il futuro, fra cui frequentare l’università all’estero. Anche al mio ragazzo piace la dieta paleo e la segue. Soprattutto da quando ho cambiato il mio regime alimentare, non ho più avuto dolori e gonfiori alle articolazioni.
Qualche settimana fa, a poco più di un anno dalla prima visita dal dott. Luchi, ho ripetuto l’ecografia alla tiroide e le analisi ematiche di controllo. Mi sono messa a piangere anche stavolta, dopo la visita, ma per gioia.
La tiroide sta tornando a funzionare in maniera corretta e le analisi hanno evidenziato che la tiroidite di Hashimoto sta regredendo gradualmente e forse scomparirà del tutto. Gli autoanticorpi sono tornati sotto il limite. Dovrò continuare ancora ad utilizzare gli integratori e a mangiare paleo, ma adesso per me è diventato un piacere.
Quella che sembrava una promessa miracolosa, invece è diventata realtà.
Con qualche giorno d’anticipo, il 23 settembre ho festeggiato il mio 18° compleanno e non potevo ricevere alcun miglior regalo: la mia salute.
Grazie dott. Luchi, grazie davvero!!
21762853_1769016333128079_5913146934498389873_o
P.S.
E’ molto raro vedere una tiroidite cronica regredire seppur parzialmente. Probabilmente questo è legato anche alla giovane età di Aurora e al fatto di averla presa nelle fasi iniziali.
In realtà io ho fatto ben poco perché sono convinto che il merito sia soprattutto dovuto alla capacità di Aurora di cambiare la sua alimentazione decisamente in senso evolutivo.
Non è assolutamente facile, infatti, per una ragazza cosi giovane riuscire a togliere dei cibi che sono così appetibili per il palato e sono così diffusi da sembrare ormai parte integrante del mangiare quotidiano.
Ma in tal modo Aurora è riuscita in un colpo solo a ridurre l’infiammazione subclinica (e clinica) che l’affliggeva e a far scomparire sintomi che sembravano appartenere a patologie diverse ma in realtà erano il frutto soprattutto dei danni del mangiare e del vivere quotidiano sul nostro fisico non perfettamente adattato alla modernità.
Il nostro corpo ha però molte delle risorse che servono per affrontare gran parte delle malattie che ci colpiscono e per permetterci una vita normale. Basta dargliene la possibilità: e mangiare le cose giuste sono il primo passo verso la guarigione.
Per coloro che vogliono approfondire il tema dell’alimentazione in senso “evoluzionistico” consiglio di affidarsi alle pubblicazioni scientifiche.
Andate sul sito che raccoglie tutte le pubblicazioni scientifiche del mondo (PubMed) e digitate “paleolithic diet”. Troverete tutti gli studi su questo approccio all’alimentazione.
Per coloro invece che vogliono solo approfondire senza velleità scientifiche consiglio il libro divulgativo di Robb Wolf, La Paleo Dieta: potrebbe cambiarvi la vita.
Annunci

FIBROMIALGIA: quello che c’è da sapere di una patologia mal curata.

26 Gen

La Fibromialgia (F) è una delle patologie più sfuggenti, misconosciute, invalidanti, dell’epoca moderna.

Di solito viene definita “idiopatica”, cioè di origine sconosciuta.

Vediamo la definizione di questa patologia tratta da Wikipedia:
La fibromialgia o sindrome fibromialgica o sindrome di Atlante, è una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità. La sua diagnosi e caratteristiche cliniche sono controverse. Le possibili cure sono oggetto di continui studi; la malattia potrebbe essere riconducibile all’attività lavorativa svolta dal soggetto debilitato. La reale eziologia è sconosciuta, ma è considerata una malattia reumatica.

Controverso….sconosciuta…ma veramente?

Malattia vera o psicosomatica?

Ci sono molti altri sintomi, oltre il dolore, nei pazienti fibromialgici: fatica, insonnia, cefalea, disturbi intestinali, brain fog (mente annebbiata), scarsa memoria etc etc.

L’atteggiamento che la maggior parte di noi medici ha verso la F è di considerarla a genesi sconosciuta con una forte componente “neuropsicogena” ovvero “in qualche modo c’entra il sistema nervoso e la mente” ovvero, detto in maniera ancora più cruda, “nasce tutto dentro la tua testa”. E siccome non si sa bene dove andare a parare per curarla, la tendenza è quella di utilizzare per le pazienti (la F colpisce circa il 5% della popolazione mondiale, soprattutto le donne tra i 20 e i 50 anni) dei farmaci che sopprimono il dolore (ma non la causa del dolore) e rintontiscono la mente (tranquillanti e psicoterapici).

In altre parole spesso la paziente viene presa per una donna con la mente malata, più bisognosa di uno psicologo che di un medico.

Eppure esistono delle alterazioni organiche obiettive nel paziente fibromialgico:

  1. Tessuto muscolare disorganizzato con accumulo di lipofuscina (che denota invecchiamento del muscolo), frammentazione del DNA, con aree di contratture localizzate.
  2. Accumulo di glicogeno e grassi dentro le cellule a denotare che i mitocondri (presenti in numero ridotto) non funzionano bene. La produzione di energia nella cellula è quindi compromessa.
  3. Anormalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
  4. Aumento nel cervello di glutammato, omocisteina e interleukina-8.
  5. Aumento delle citochine infiammatorie circolanti a denotare uno stato di Infiammazione Cronica di Basso Grado.
  6. Crescita di batteri in parti dell’intestino dove non dovrebbero esserci: la cosiddetta SIBO.
  7. Aumento della permeabilità intestinale: il cosiddetto leaky gut ovvero un intestino colabrodo che fa passare di tutto al cospetto del sistema immunitario e nel sangue.
  8. Carenza di Vitamina D in molti pazienti.
  9. Bassi livelli ematici di triptofano; un aminoacido precursore di serotonina e melatonina la cui carenza determina ansia, depressione, attacchi di fame, sonno disturbato etc etc.
  10. Stress ossidativo per i problemi già citati ai mitocondri e la mancanza di alcuni nutrienti (magnesio, zinco, Vitamina B12 etc etc).

Tutte queste anomalie presenti nel paziente fibromialgico possono non solo spiegare i sintomi di questa malattia ma anche indicare la strada da intraprendere per guarire.

In sostanza, il dolore fibromialgico origina a livello muscolare a seguito dello stress ossidativo e dello stato infiammatorio, e viene eccessivamente amplificato a livello del midollo spinale e del cervello [in gergo medico questo fenomeno viene descritto con due nomi, Allodinia (si scambia uno stimolo non doloroso per uno doloroso) e Iperalgesia (uno stimolo doloroso modesto viene sentito come molto doloroso e molto duraturo)].

Chi segue questo blog sa che la maggior parte delle malattie croniche moderne nascono da uno stato di infiammazione subclinica (il paziente non se ne accorge) legato ad una alimentazione sbagliata e ad uno stile vita non consono con la nostra natura (tanto stress e poco sonno). Spesso rimediare a queste cose porta ad un miglioramento o addirittura ad una scomparsa della patologia di cui si soffre.

La F non è differente. Si può guarire o comunque stare molto meglio prendendo i giusti provvedimenti. Ma questo ai pazienti non viene detto.

Cosa si sente dire il paziente?

“La F è un problema che dura tutta la vita, e nasce nel sistema nervoso centrale che amplifica il dolore.” Traduzione: “Non guarirai mai e devi prendere i farmaci tutta la vita”.

“Non esiste una cura ma i farmaci possono far diminuire i sintomi”. Traduzione: “Smetti di cercare una soluzione e affidati ai farmaci.”

“C’è una componente genetica nella F anche se non basta per avere la malattia”. Traduzione:”Non ci abbiamo capito nulla, ma non puoi fare a meno di noi.”

“I muscoli e gli organi non sono danneggiati, è solo il cervello che amplifica il dolore”. (Affermazione palesemente falsa visto che come abbiamo visto i pazienti sono pieni di alterazioni biochimiche e organiche). Traduzione: “Gli psicofarmaci sono l’approccio adatto a te”.

Diagnosi differenziale

Ci sono delle condizioni che possono dare sintomi simili alla F oppure possono aggravarla. Vediamo le principali.

Ipotiroidismo

L’ipotiroidismo può causare un dolore diffuso cronico, fino nei casi più gravi a causare una vera e propria miopatia (malattia del muscolo). E’ fondamentale in chi abbia dolore cronico muscolo-tendineo valutare la funzionalità tiroidea misurando tutti gli ormoni tiroidei e non solo il Tsh. Spesso anche degli ormoni tiroidei entro il range di normalità non sono garanzia del fatto che l’ipotiroidismo non sia la causa del dolore, soprattutto se i valori degli ormoni si colloca nella parte bassa del range di normalità.

Carenza di Vitamina D

Un quadro molto simile alla F può essere determinato dalla carenza di Vitamina D. Dolore cronico, depressione, ansia, infiammazione cronica sono sintomi tipici della carenza grave di vitamina D. La supplementazione con 5000-10000 UI giornaliere di vitamina D si associa ad un aumentato benessere e miglioramento del tono dell’umore.

Infezioni da Clamidia e Micoplasma

Infezioni da Micoplasma sono state trovate nel 50% per soggetti affetti da F e/o Sindrome da Fatica Cronica. Stessa cosa si può dire della Clamidia i cui anticorpi appaiono spesso presenti in soggetti con sindrome da fatica e infiammazione cronica.

Ferro

L’emocromatosi (eccesso di ferro) è una delle malattie genetiche diffuse in occidente. Si accompagna spesso a dolore cronico muscolare. Le manifestazioni dolorose sono classicamente alle articolazioni ma talvolta possono ricordare quelle della F.

E’ la carenza di ferro invece che può portare a cefalea ed essere anche la causa di una ridotta produzione intracellulare di energia con conseguente dolore cronico fibromialgico come evidenzia uno studio del 2010 sul Eur J Clin Nutr.

Intossicazione da Metalli

L’intossicazione da metalli pesanti come Mercurio e Piombo è notoriamente alla base di molte manifestazioni croniche dolorose muscolo-scheletriche. Da tenere sempre a mente quando si ha a che fare con un dolore cronico di questo tipo.

Una spiegazione alternativa delle cause della Fibromialgia: il ruolo della SIBO

Abbiamo visto come in realtà vi siano molti elementi reali, organici, nella genesi della F e come non si possa sbrigativamente ascriverla ad un cervello che amplifica i segnali dolorosi o ad una psiche troppo debole e autocondizionantesi.

Da dove potrebbe quindi nascere la F? Come molte malattie moderne croniche, l’origine potrebbe essere legata ad una disbiosi intestinale o SIBO (Crescita anomala di batteri nel piccolo intestino) che dir si voglia. Ci sono ormai tantissimi riferimenti nella letteratura scientifica che fanno propendere per questa ipotesi.

La cosa avverrebbe in questo modo:

1) L’eccesso di crescita batterica intestinale fa sì che aumenti la produzione intestinale di tossine (una delle più conosciute è un componente della parete batterica che si chiama LPS) e sostanze infiammatorie/tossiche per i mitocondri (come il D-Lattato ed il H2S, l’acido solfidrico).

2) Il sistema immunitario del cervello (detto “microglia” ) viene attivato direttamente da queste tossine (LPS etc) e indirettamente da altre sostanze infiammatorie (citochine) che il nostro corpo produce quando deve combattere un’infezione.

3) La microglia stimola i neuroni e questo causa un aumento della attività cerebrale glutaminergica che causa una sensibilizzazione cerebrale eccessiva agli stimoli dolorosi, depressione e fatica.

4) La disfunzione dei mitocondri (che sono i luoghi dove si produce l’energia) nelle cellule cerebrali esacerba la disfunzione cerebrale con ulteriore attivazione della microglia.

5) A livello periferico la disfunzione mitocondriale facilita il dolore ed il circolo vizioso dello stress ossidativo.

Sono molti gli studi che supportano l’ipotesi che la Sibo abbia molto a che fare con la F. Ad esempio uno studio di Pimentel del 2004 dimostra che su 42 pazienti con F studiati, tutti e 42 avevano la SIBO: in essi il dolore fibromialgico era direttamente proporzionale al livello di idrogeno rilevato al Breath Test.

Anche gli studi sugli animali dimostrano questo. Uno studio di Othmanm del 2008 ci ricorda che è possibile provocare dolore cronico negli animali se essi vengono messi a contatto con tossine batteriche e che la SIBO può avere un ruolo nel provocare ipersensibilità al dolore negli esseri umani. Per non parlare del nervo vago, che collega l’intestino al cervello, attraverso il quale può avvenire l’ipersensibilizzazione del cervello al dolore da parte delle tossine batteriche.

I batteri che spesso predominano nella SIBO sono quelli che producono il D-lattato e un’altra tossina, l’acido solfidrico come detto sopra. Il D-lattato provoca fatica muscolare e dolore mentre l’acido solfidrico danneggia il DNA riducendo la produzione di energia intracellulare.

Amarla nel 2008 ci ha ricordato che la sensazione del dolore può aumentare in seguito ad infiammazione acuta e cronica dimostrandolo in topi sterili nei quali l’inoculazione di tossine batteriche provocava una risposta dolorosa eccessiva.

Yamaguchi nel 2011 fa un gran bell’esperimento e dimostra che per creare una persistente eccessiva risposta dolorosa negli animali la tossina batterica LPS deve essere somministrata a basse dosi! Alte dosi non provocano dolore. Ecco dunque di nuovo il concetto di infiammazione cronica di basso grado che ritorna. Per avere un eccesso di risposta al dolore anche l’essere umano probabilmente ha bisogno di una intossicazione non massiccia ma di basso grado quale è quella che si ha nella SIBO.

Ecco quindi che possiamo articolare meglio la sequenza di eventi che porta alla F:

1) La SIBO determina un aumentato assorbimento nel circolo sanguigno di bassi livelli di tossine batteriche e altre sostanze infiammatorie che causano una Infiammazione Sistemica di Basso Grado, con produzione da parte del sistema immunitario di sostanze infiammatorie come prostacicline e citochine.

2) Queste sostanze arrivano al cervello e lo infiammano (attivando la microglia). Non solo, il D-lattato e l’acido solfidrico prodotti in eccesso in caso di SIBO danneggiano i mitocondri delle cellule cerebrali con conseguente malfunzionamento delle medesime.

3) Le cellule cerebrali vengono attivate aumentando la produzione di glutammato che sensibilizza il cervello al dolore e lo rende iperresponsivo al dolore stesso. In poche parole il cervello amplifica il dolore a seguito di questi eventi. Non solo, compare anche depressione, brain fog (cervello annebbiato) e ansia. L’eccesso di attività cerebrale porta alla sovrapproduzione di radicali liberi che concorrono a perpetuare il danno ed i sintomi. Il cervello insomma è in fiamme.

4) Il danno da tossine, D-lattato e acido solfidrico avviene anche a livello muscolare, come ho detto all’inizio. La F non è solo un problema cerebrale!

Come curare la Fibromialgia?

Se sappiamo dove nasce la patologia è più facile pensare alla possibili soluzioni. Ecco gli approcci più di successo che possono essere usati spesso contemporaneamente sotto la guida di un terapeuta esperto. Nella bibliografia trovate il riferimento a lavori scientifici che supportano molti di questi approcci.

1) Modificare la dieta in senso evolutivo (paleo dieta). Mangiare verdure, frutta, carne, pesce, uova, esclusivamente! Eliminare i cibi moderni che facilitano la crescita di batteri indesiderati nell’intestino. Ridurre i cibi ricchi di carboidrati che possono aumentare la fermentazione intestinale.

2) Cercare di eradicare i batteri inizialmente con prodotti naturali come la berberina, l’Artemisia, l’olio di origano o di menta. Se non funzionano si possono usare antibiotici particolari come la rifaximina.

3) Supportare la salute della mucosa intestinale con vitamina A, glutammina e zinco.

4) Ottimizzare i valori di Vitamina D portandoli nella parta alta del range di normalità.

5) Valutare l’uso di omega 3 antinfiammatori e GLA.

6) I probiotici hanno un loro ruolo anche se è necessario calcolare la tempistica perché possono peggiorare la SIBO in taluni casi.

7) La Vitamina B12 è fondamentale in tutti i pazienti con F perché riduce significativamente l’infiammazione e l’omocisteina cerebrale. Da utilizzare nella forma di idrossicobalamina o metilcobalamina.

8) Il Triptofano (precursore di alcuni neurotrasmettitori cerebrali) ha dimostrato in studi clinici di ridurre i sintomi della F.

9) Il Magnesio è utilissimo nel ripristinare le funzioni relative alla produzione di energia cellulare. Riduce la neurotossicità cerebrale.

10) La Vitamina C è molto importante in tutti i soggetti che soffrono di dolore cronico per il suo effetto antiossidante e rigeneratore del tessuto connettivo.

11) Coenzima Q10. I pazienti fibromialgici hanno livelli ematici di CoQ10 ridotti del 40%. I pazienti che lo prendono vedono ridursi i sintomi (dolori e cefalea) significativamente. I soggetti che non rispondono ai dosaggi più bassi del range terapeutico possono rispondere a quelli più alti.

12) Melatonina. Potente antiossidante, migliora la salute dei mitocondri e la produzione di ATP (energia). Si è dimostrata molto utile nel trattamento della fibromialgia in diversi trial clinici. Riduce l’attivazione della microglia (sistema immunitario) cerebrale.

13) Acetil-L-Carnitina. Ha un ruolo critico nel migliorare la produzione mitocondriale di ATP.

14) D-Ribosio. Aumenta la produzione mitocondriale di ATP.

15) Creatinina Monoidrato. Migliora la produzione di ATP da parte dei mitocondri e l’utilizzazione dell’ossigeno nel muscolo e nel cervello.

16) Balneoterapia termale. In un trial clinico 15 bagni termali di 20 minuti lungo 3 settimane hanno ridotto significativamente gli indici infiammatori e migliorato i sintomi clinici.

17) Evitare i vizi che aumentano l’omocisteina cerebrale: alcol, eccesso di caffè, fumo.

18) Riduzione dell’esposizione a elementi tossici/chimici/cosmetici. Le intossicazioni possono essere alla base di molti casi di fibromialgia. Ad esempio, uno studio del 2004 ha dimostrato che l’astensione per due anni da creme, cosmetici, unguenti etc etc riduce significativamente i sintomi della fibromialgia.

18) Il testosterone riduce l’attivazione della microglia avendo funzioni immunomodulatorie e antinfiammatorie con conseguente riduzione della ipersensibilizzazione cerebrale al dolore.

BIBLIOGRAFIA

-Clin J Pain. 2014 May;30(5):409-20. Chronic widespread pain: increased glutamate and lactate concentrations in the trapezius muscle and plasma.

-Mayo Clin Proc. 2003 Dec;78(12):1463-70. Prevalence of severe hypovitaminosis D in patients with persistent, nonspecific musculoskeletal pain.

-Am J Clin Nutr. 2004 Mar;79(3):362-71. Vitamin D: importance in the prevention of cancers, type 1 diabetes, heart disease, and osteoporosis.

-Rheumatol Int. 2003 Sep;23(5):211-5. Epub 2003 Jul 16. Mycoplasma blood infection in chronic fatigue and fibromyalgia syndromes.

-Eur J Clin Nutr. 2010 Mar;64(3):308-12. doi: 10.1038/ejcn.2009.149. Epub 2010 Jan 20. Association between serum ferritin level and fibromyalgia syndrome.

-Ann Rheum Dis 2004;63:450-452 doi:10.1136/ard.2003.011502 A link between irritable bowel syndrome and fibromyalgia may be related to findings on lactulose breath testing. M Pimentel, D Wallace, D Hallegua, E Chow, Y Kong, S Park, H C Lin

-Curr Opin Gastroenterol. 2008 Jan;24(1):11-6. Alterations in intestinal microbial flora and human disease. Othman M1, Agüero R, Lin HC.

-Mol Cancer Res. 2007 May;5(5):455-9. Epub 2007 May 2. Hydrogen sulfide induces direct radical-associated DNA damage. Attene-Ramos MS1, Wagner ED, Gaskins HR, Plewa MJ.

– Med Hypotheses. 2009 Jan;72(1):108-9. doi: 10.1016/j.mehy.2008.08.003. Epub 2008 Sep 16. Hypothesis: chronic fatigue syndrome is caused by dysregulation of hydrogen sulfide metabolism. Lemle MD.

-In Vivo. 2009 Jul-Aug;23(4):621-8. Increased d-lactic Acid intestinal bacteria in patients with chronic fatigue syndrome. Sheedy JR, Wettenhall RE, Scanlon D, Gooley PR, Lewis DP, McGregor N, Stapleton DI, Butt HL, DE Meirleir KL.

-Proc Natl Acad Sci U S A. 2008 Feb 12;105(6):2193-7. doi: 10.1073/pnas.0711891105. Epub 2008 Feb 11. Commensal microbiota is fundamental for the development of inflammatory pain. Amaral FA, Sachs D, Costa VV, Fagundes CT, Cisalpino D, Cunha TM, Ferreira SH, Cunha FQ, Silva TA, Nicoli JR, Vieira LQ, Souza DG, Teixeira MM.

-Eur J Pain. 2011 Aug;15(7):724-31. doi: 10.1016/j.ejpain.2011.01.001. Epub 2011 Feb 8. Low rather than high dose lipopolysaccharide ‘priming’ of muscle provides an animal model of persistent elevated mechanical sensitivity for the study of chronic pain.

-Front Cell Neurosci. 2013; 7: 32. Published online 2013 Mar 28. doi:  10.3389/fncel.2013.00032. Microglial control of neuronal activity. Catherine Béchade, Yasmine Cantaut-Belarif, and Alain Bessis

-Pain. 2012 Apr;153(4):794-9. doi: 10.1016/j.pain.2011.12.001. Epub 2012 Jan 20. Acute experimental endotoxemia induces visceral hypersensitivity and altered pain evaluation in healthy humans. Benson S, Kattoor J, Wegner A, Hammes F, Reidick D, Grigoleit JS, Engler H, Oberbeck R, Schedlowski M, Elsenbruch S.

-Brain Behav Immun. 2014 Oct;41:46-54. doi: 10.1016/j.bbi.2014.05.001. Epub 2014 May 9.Inflammation-induced hyperalgesia: effects of timing, dosage, and negative affect on somatic pain sensitivity in human experimental endotoxemia. Wegner A, Elsenbruch S2, Maluck J2, Grigoleit JS2, Engler H2, Jäger M1, Spreitzer I3, Schedlowski M2, Benson S4.

-J Pain. 2014 Sep;15(9):898-906. doi: 10.1016/j.jpain.2014.05.007. Epub 2014 Jun 4. Widespread hyperalgesia in adolescents with symptoms of irritable bowel syndrome: results from a large population-based study. Stabell N1, Stubhaug A2, Flægstad T3, Mayer E4, Naliboff BD5, Nielsen CS6.

-J Neuroimmunol. 2012 Jan 18;242(1-2):33-8. doi: 10.1016/j.jneuroim.2011.10.013. Epub 2011 Nov 29. Evidence of central inflammation in fibromyalgia-increased cerebrospinal fluid interleukin-8 levels. Kadetoff D1, Lampa J, Westman M, Andersson M, Kosek E.

-Rheumatology (Oxford). 2008 Aug;47(8):1223-7. doi: 10.1093/rheumatology/ken140. Epub 2008 Jun 7. Altered intestinal permeability in patients with primary fibromyalgia and in patients with complex regional pain syndrome. Goebel A1, Buhner S, Schedel R, Lochs H, Sprotte G.

-Scand J Rheumatol. 1997;26(4):301-7. Increased concentrations of homocysteine in the cerebrospinal fluid in patients with fibromyalgia and chronic fatigue syndrome. Regland B1, Andersson M, Abrahamsson L, Bagby J, Dyrehag LE, Gottfries CG.

-PLoS One. 2015 Apr 22;10(4):e0124648. doi: 10.1371/journal.pone.0124648. eCollection 2015. Response to vitamin B12 and folic acid in myalgic encephalomyelitis and fibromyalgia. Regland B1, Forsmark S1, Halaouate L1, Matousek M1, Peilot B1, Zachrisson O1, Gottfries CG1.

-J Int Med Res. 1990 May-Jun;18(3):201-9. Double-blind study of 5-hydroxytryptophan versus placebo in the treatment of primary fibromyalgia syndrome. Caruso I1, Sarzi Puttini P, Cazzola M, Azzolini V.

-Mitochondrion. 2011 Jul;11(4):623-5. doi: 10.1016/j.mito.2011.03.122. Epub 2011 Apr 7. Coenzyme Q(10): a novel therapeutic approach for Fibromyalgia? case series with 5 patients. Cordero MD1, Alcocer-Gómez E, de Miguel M, Cano-García FJ, Luque CM, Fernández-Riejo P, Fernández AM, Sánchez-Alcazar JA.

-PlosOne Published: April 19, 2012. Oxidative Stress Correlates with Headache Symptoms in Fibromyalgia: Coenzyme Q10 Effect on Clinical Improvement. Mario D. Cordero, Francisco Javier Cano-García, Elísabet Alcocer-Gómez, Manuel De Miguel, José Antonio Sánchez-Alcázar

-Curr Pain Headache Rep. 2007 Oct;11(5):339-42. Melatonin therapy in fibromyalgia. Reiter RJ1, Acuna-Castroviejo D, Tan DX.

-Neurosci Res. 2002 Apr;42(4):279-85. Effects of creatine on mental fatigue and cerebral hemoglobin oxygenation. Watanabe A1, Kato N, Kato T.

-Rheumatol Int. 2007 Mar;27(5):441-6. Effects of balneotherapy on serum IL-1, PGE2 and LTB4 levels in fibromyalgia patients. Ardiç F1, Ozgen M, Aybek H, Rota S, Cubukçu D, Gökgöz A.

-Int Immunopharmacol. 2015 Aug;27(2):244-8. doi: 10.1016/j.intimp.2015.05.020. Epub 2015 May 21. A novel use for testosterone to treat central sensitization of chronic pain in fibromyalgia patients. White HD1, Robinson TD2.

J Womens Health (Larchmt). 2004 Mar;13(2):187-94. Use less cosmetics–suffer less from fibromyalgia? Sverdrup B.

Gli ormoni in menopausa (Seconda Parte)

6 Dic

Proseguiamo il tema della terapia ormonale in Menopausa (M) iniziato nel primo post di questa serie. Se non lo avete ancora fatto prima di proseguire leggete il primo post della serie .

Progesterone: il naturale alter ego degli Estrogeni

Dopo qualche tempo dall’introduzione della Terapia Sostitutiva Ormonale (Tos) in M i medici si accorsero che l’utilizzo degli Estrogeni (E), pur estremamente benefico, si accompagnava ad un aumentato sanguinamento uterino. Infatti gli E tendono a stimolare l’endometrio e possono causare sanguinamento: se la stimolazione è prolungata ed eccessiva possono anche provocare il tumore dell’endometrio.

Cosa impedisce dunque alle giovani donne, ad esempio, di ammalarsi tutte di tumore all’utero visto che la gioventù è la fase della vita in cui gli E sono più abbondanti? Semplice, il Progesterone (P). Il P è prodotto dal corpo luteo nella seconda parte del ciclo mestruale, ma anche dalle surrenali e durante la gravidanza dalla placenta.

I medici dunque furono veloci nell’inserire anche il P nella Tos delle donne che la facevano negli anni ’70. L’utilizzo del P evita questi problemi di “dominanza estrogenica” con la susseguente eccessiva stimolazione di alcuni tessuti da parte degli E.

Purtroppo nelle donne il P tende a diminuire già quando esse raggiungono una età tra i 30 e i 40 anni di età, per poi scomparire quasi del tutto in M.

E’ quindi di fondamentale importanza ricordarsi che la Tos non può essere fatta senza utilizzare anche il P.

Caratteristiche del Progesterone

Oltre che contrastare gli effetti di un eccesso di E, il P bioidentico (B.I.) ha la straordinaria capacità di agire come antidepressivo, tranquillante ed anche come antidolorifico (sarà per il P che le donne sopportano il dolore meglio degli uomini?).

Un esempio delle capacità curative del P B.I. lo vediamo nella PMS, (sindrome premestruale), i cui sintomi, spesso sono dovuti al repentino calo del P nell’ultima parte del ciclo. L’utilizzo del P B.I. spesso risolve o migliora sensibilmente i sintomi della PMS.

Il P B.I. aiuta anche a trattare molti sintomi della M: cefalea, sbalzi di umore, instabilità emotiva. Quindi le donne che non possono prendere gli E in M possono usare comunque il P per alleviare molti sintomi di questa condizione.

Effetti sul sistema cardiovascolare

Molti studi dimostrano che il P.B.I. agisce in sinergia con gli E aiutando ad impedire la formazione della placca aterosclerotica nelle arterie. I Progestinici (molecole di sintesi simili al P) invece hanno l’effetto opposto, favorendo l’arterioscloerosi.

Non solo, il P B.I. aiuta gli E ad abbassare il colesterolo “cattivo” (LDL) e ad aumentare quello “buono” (HDL).

L’utilizzo quindi dei Progestinici mentre ha un effetto positivo sulla riduzione dell’incidenza di tumore all’utero (altrimenti non avrebbe senso fossero in commercio) non aiuta affatto nel prevenire la malattia cardiovascolare, anzi sembrano aggravarla.

Effetti sull’osso

Il P B.I. aumenta gli effetti positivi degli E sulle ossa. Le donne che prendono E più P B.I. possono sperare non solo di non veder comparire l’Osteoporosi ma anche di aumentare la densità ossea.

Non ho l’utero, che lo prendo a fare il P B.I.?

Anche le donne senza utero devono senz’altro prendere il P B.I. in M. E’ vero che il P si cominciò ad usarlo per contrastare gli effetti negativi degli E sull’utero, ma ormai sappiamo che oltre a ciò il P B.I. ha tantissimi altri effetti positivi.

Progesterone B.I. o Progestinici?

Gli studi che hanno gettato una cattiva luce sulla Tos facevano uso di Progestinici, non di P B.I. Facevano uso di E equini non di E B.I.

I Progestinisci sono molecole di sintesi simili al P ma non uguali, e spesso con effetti molto diversi dal vero P sul nostro corpo. Anche molti medici non apprezzano la differenza e talvolta negli studi scientifici si fa confusione tra le due molecole.

Vediamo le differenze nel dettaglio.

Il P B.I.:

  1. Previene l’Osteoporosi
  2. Aiuta il cuore ed il sistema circolatorio
  3. Abbassa il colesterolo
  4. Migliora la qualità della vita
  5. Aumenta i benefici degli E
  6. Previene il tumore al seno e all’utero
  7. Previene l’atrofia vaginale
  8. Migliora la PMS (sindrome premestruale)

I Progestinici invece:

  1. Possono causare tumore al seno
  2. Possono causare depressione
  3. Possono causare aumento di peso
  4. Possono causare embolia polmonare o cerebrale
  5. Possono causare dolorabilità al seno
  6. Possono causare ritenzione idrica e gonfiore.

Come vedete nonostante spesso vengano confuse, gli effetti di queste due molecole sono molto diversi. Il P B.I. è praticamente privo di effetti collaterali importanti se si esclude la sonnolenza, che comunque può essere evitata assumendolo in forma sublinguale.

Progesterone e Tumore al seno

Come avete letto sopra il P B.I. protegge dal tumore al seno, cosa molto importante da ricordare. Questo avviene attraverso diversi e complicati meccanismi (Espressione del gene P53 che blocca la crescita delle cellule cancerose, Stimolazione delle BCRP, le Breast Cancer Resistence Proteins, etc).

Se le donne in M perdono gli E perché vi è dunque un aumento di tumore al seno in questa fase della vita?

E’ proprio la carenza di P in M a causare un aumento del tumore al seno. Infatti lo Studio WHI ha dimostrato che gli E da soli non provocano un aumento del tumore al seno (Anzi gli E insieme al P fanno aumentare le BCRP, che sono protettive!!) (qui è spiegato perché le donne sopravvissute ad un tumore al seno possono prendere gli E in M).

I Progestinici come il medrossiprogesterone invece causano un aumento del tumore al seno di 8-9 volte. Legandosi agli stessi recettori del P nel seno impediscono il funzionamento del P stesso.

Quindi in sintesi:

GLI ESTROGENI NON PROVOCANO IL CANCRO.

I PROGESTINICI TENDONO A PROVOCARE IL CANCRO.

IL PROGESTERONE PROTEGGE DAL CANCRO.

 

Controindicazioni alla Tos

Ci sono dei casi in cui la terapia con E per via orale è controindicata.

Sostanzialmente sono i casi in cui le arterie della donna sono già in qualche modo “rovinate”:

  • Perché sono passati più di 10 anni dalla M e le arterie si sono probabilmente indurite e deteriorate a causa della assenza di E .
  • Perché è presente ipertensione arteriosa.
  • Perché è presente diabete.
  • Perché è presente sovrappeso (BMI sopra 30).
  • Perché ci sono fattori di rischio cardiovascolari.
  • Perché c’è una storia di Trombosi Venosa Profonda o Embolia Polmonare.

In questi casi è comunque possibile pensare di usare gli E transdermici che hanno meno effetto a livello dei vasi ma hanno anche meno effetti positivi degli E presi per bocca.

Chi prescrive la Tos?

Un qualsiasi medico che la conosca e la sappia maneggiare. Non conta la specializzazione. No assolutamente al fai da te.

Dove si trovano gli Ormoni Bioidentici?

Si trovano nelle poche farmacie specializzate che li preparano come prodotti galenici su prescrizione medica. Anche alcuni farmaci in commercio contengono Ormoni Bioidientici (Es. Progefikk, che contiene P B.I.) ma purtroppo spesso contengono degli eccipienti “orribili” (dal mio punto di vista) tipo olio di arachidi.

Per quanto tempo si deve fare la Tos?

Secondo me (e la letteratura scientifica) fino a 110 anni.

Che controlli devo fare?

Lo scopo della Tos è ottenere dei valori ematici ormonali che siano sufficienti ad avere un effetto benefico. Quindi nel primo anno bisogna controllare i valore ematici ormonali spesso, fino a che il dosaggio della Tos non è corretto. Una volta che si è trovata la dose giusta ci si può controllare una volta all’anno.

Quanto costa la Tos con Ormoni Bioidentici?

Purtroppo costa, perché si tratta di prodotti galenici molto sofisticati e sono poche farmacie a farli. Diciamo diverse centinaia di euro all’anno se si vuole i prodotti migliori.

Gli ormoni in menopausa: una “toppa” o una terapia salvavita? Il ruolo degli ormoni bioidentici (Prima Parte)

5 Dic

Premessa

Dire Menopausa (M) significa dire “maturità”, “senescenza” e infine “vecchiaia”. E’ quella fase della vita di una donna che segue agli anni della fertilità, dove alcuni ormoni smettono di essere prodotti in quantità significative.

Cominciano spesso a comparire sintomi fastidiosi, il fisico si modifica, lo spirito e la mente talvolta.

Tutto questo si porta dietro paure, fastidi, ma anche in molti casi una transizione non troppo difficile negli anni della maturità. Gli “ormoni mancanti” sono la chiave per capire cosa aspettarsi e come affrontare questo periodo, inevitabile, della vita di una donna.

Gli Ormoni mancanti

Tra i principali ormoni mancanti nella donna dopo i 50 anni troviamo gli Estrogeni (E) ed il Progesterone (P) prodotti da ovaie e surreni. Le ovaie ed i surreni però  invecchiano ed E e P dopo i 50 anni vengono prodotti in quantità minime.

Il passaggio alla M è segnato dai classici sintomi: vampate di calore, sbalzi d’umore, insonnia, secchezza vaginale, sovrappeso etc etc.

Per ovviare a questi fastidi alle donne vengono talvolta prescritti degli E sintetici accompagnati spesso da Progestinici (ovvero da molecole sintetiche simili ma NON identiche al P); questo per ovviare al fatto che gli E tendono a stimolare la mucosa uterina con possibili effetti indesiderati (ad es. sanguinamento). I progestinici contrastano questi effetti degli E.

Passati i fastidi della transizione alla M la tendenza dominante è quella di sospendere il trattamento ormonale e lasciare la donna invecchiare senza alcuna correzione delle carenze ormonali. In fondo è normale invecchiare: perché voler andare contro natura forzando la donna ad una terapia sostitutiva foriera di possibili rischi ed effetti collaterali?? Il declino verso la vecchiaia, ci dicono, è normale e le donne debbono accettare di “appassire” lentamente per finire preda di Osteoporosi, Cancro, Alzheimer, Malattie Cardiovascolari (responsabili queste ultime, care signore, del 50-60% delle morti tra le donne in menopausa!!).

Si può pensare di fare qualcosa per arginare questo declino “naturale”? Difficile, ci dicono, perché la Terapia Sostitutiva Ormonale (TOS) è piena di insidie (cancro?) e dagli esiti incerti.

Oltre le Vampate

E’ bene ricordare che i problemi legati alla menopausa non sono soltanto quei fastidi (vampate etc) che molte donne sperimentano. Anzi, quei “fastidi” sono spesso il male minore.

Vediamo cosa ci dice la letteratura scientifica sui veri problemi della M e del ruolo degli E:

1. Dopo 10 anni di M molte donne cominciano a perdere i denti perché la perdita di tessuto osseo mandibolare non permette ai denti di essere sostenuti correttamente.

2. Aumentano in M le probabilità di andare incontro a Degenerazione Maculare, una delle cause più importanti di cecità. Le donne che prendono gli E in M hanno una probabilità dell’80% inferiore di ammalarsi di questa patologia.

3. Le donne in M che hanno preso per oltre 10 anni gli E hanno una riduzione dell’83% delle probabilità di ammalarsi di Alzheimer.

4. Le donne che prendono gli E in M hanno una riduzione della patologia cardiovascolare (Infarto e Ictus) del 50%.

5. Gli E in M prevengono l’Osteoporosi. Sapete che il 50% delle donne che hanno una frattura di anca dopo i 65 anni muoiono entro due anni?

Senza gli E insomma, le donne affrontano la seconda parte della loro vita con una maggiore incidenza di depressione, obesità, osteoporosi e malattia cardiovascolare.

WHI: la pietra tombale sulla TOS? Gli ormoni Bioidentici

Siamo nel 2003. Per porre un argine ai problemi della M da diversi decenni si utilizza la TOS. Nella primavera del 2003 lo studio WHI (Women Health Initiative), il più grande studio mai intrapreso sulle donne in M, dimostra che la TOS provoca un maggiore rischio di Infarti, Ictus, Tumore al Seno e Demenza. Da un giorno all’altro milioni di donne smettono di fare la TOS senza che i medici propongano loro alcuna alternativa.

Eppure nei 40 anni precedenti si era capito che gli E proteggevano da:

– Cardiopatie

– Ictus

– Colesterolo in eccesso

– Alzheimer

– Perdita di memoria

– Sintomi della M

– Osteoporosi

– Atrofia delle vie urinarie, infezioni delle vie urinarie

– Invecchiamento della pelle

– Depressione e sbalzi di umore

 

Gli Ormoni Bioidentici

Perché dunque lo studio WHI sembrava mostrare il contrario? Perché in quello studio si utilizzavano ormoni “sintetici”. Nessun rischio, infatti, è mai stato dimostrato utilizzando gli ormoni naturali o bioidentici (vedi Cosa sono gli Ormoni Bioidentici) che dir si voglia.

Vediamo di definire cosa significa Ormone sintetico e Ormone bioideintico (B.I.).

L’ormone B.I. è un ormone identico nella struttura chimica a quello che abbiamo nel nostro corpo. Ad esempio, il principale estrogeno del nostro corpo si chiama 17-β-Estradiolo. Fare la Tos in M con E B.I. significa prendere esattamente il 17-β-Estradiolo.

Naturale o B.I. NON significa che la sostanza è estratta da una pianta o che è un derivato della Soia. Infatti gli ormoni B.I. sono fatti in laboratorio come tutti i farmaci, ma sono creati copia esatta di quelli umani. Gli ormoni sintetici sono anch’essi fatti in laboratorio ma a differenza di quelli B.I. non sono esatte repliche dei nostri. Perché non lo sono? Perché se lo fossero non sarebbero “brevettabili” dalle case farmaceutiche: infatti non si possono brevettare le sostanze naturali (l’acqua non è brevettabile ad esempio). Le case farmaceutiche investono milioni di dollari per creare un farmaco e sono “costrette” a brevettarlo perché altrimenti ovviamente non potrebbero guadagnarci: non c’è nulla di male in questa pratica, ma è bene sapere di cosa stiamo parlando. Quindi le case farmaceutiche modificano lievemente la molecola naturale aggiungendoci o togliendo uno o più gruppi chimici al fine di poter avere l’esclusività d’uso. In questo modo però non si hanno degli ormoni perfetta copia dei nostri, il che provoca talvolta degli inconvenienti.

I rischi del WHI Study

Nel WHI il rischio di tumore al seno era in realtà molto più piccolo di quello che sembrava: meno di uno per 1000 donne. Piccolo ma esisteva. Questo rischio esisteva però solo quando i due farmaci dello studio venivano presi insieme: Premarin + Provera. Il Premarin, attenzione, non è un ormone B.I. ma semplicemente un insieme di estrogeni di cavalla gravida (almeno 10 estrogeni di cavalla, ignoti ovviamente al corpo umano). Il Provera non è Progesterone B.I. ma un progestinico di sintesi (ovvero progesterone modificato, medrossiprogesterone per l’esattezza).

Comunque quando il Premarin veniva preso da solo non vi era un aumentato rischio di tumore al seno. Quindi era il Provera ad aumentare il rischio di tumore al seno. L’estrogeno di sintesi era innocente in questo caso.

Il Premarin preso da solo si dimostrava invece colpevole di aumentare lievemente il rischio di ictus, ma soltanto quando veniva preso da donne di 65 anni e oltre che iniziavano la TOS dopo i 65 anni. Nessun rischio nelle donne che prendevano il Premarin prima dei 60 anni o che comunque lo cominciavano entro i primi anni della M.

Molti studi dimostrano inoltre che il Premarin aumenta il rischio trombotico nelle donne mentre, attenzione, il 17-β-Estradiolo (l’ormone B.I.) non aumenta questo rischio.

Infine è bene ricordare che le donne del WHI avevano una età media elevata (sopra i 60 anni). Altri studi dimostrano che quando la Tos inizia prima dei 60 anni questi rischi degli E non esistono.

E’ quindi evidente che il rischio della Tos è dovuto all’utilizzo di ormoni sintetici e al fatto che le donne in terapia erano in M da oltre 10 anni.

Il 17-β-Estradiolo: l’ormone della giovinezza

Gli E B.I. dunque si dimostrano veramente fondamentali per mantenere un buono stato di salute in M.

Sbalzi di umore

Con la M arrivano gli sbalzi di umore. Gli E interagiscono con le endorfine nel cervello e senza E le endorfine fanno spesso cilecca. Sono gli estrogeni in aumento che vi fanno sentire bene nei primi giorni del ciclo mestruale. Mai pianto per una sciocchezza, senza motivo? Potrebbe essere la carenza di estrogeni. Gli studi dimostrano una maggiore stabilità emotiva nelle donne che fanno la Tos.

Non solo, gli E sono il tranquillizzante naturale dell’organismo perché inibiscono il MAO, l’enzima che degrada la serotonina la quale di conseguenza può esplicare senza intoppi la sua azione benefica sull’umore.

Alzheimer? No grazie

La funzione positiva degli E si manifesta a livello cerebrale anche nelle aree deputate alla memoria e all’apprendimento, che sono quelle in genere colpite dall’Alzheimer. Le donne che prendono per almeno 10 anni gli E in M hanno un rischio di Alzheimer ridotto dell’83%!!

Che succede là sotto?

La secchezza vaginale e le infezioni urinarie possono essere curate con la Tos. La vagina tende ad atrofizzarsi con la perdita di E in M. I rapporti sessuali diventano dolorosi, le vie urinarie sono compromesse con maggiori possibilità di infezioni. Gli E rinvigoriscono la vagina, la tonicizzano e le pazienti arrivano nel mio ambulatorio dicendo: “Qualcosa è cambiato là sotto!”

Le rughe

Gli E stimolano la produzione di acido ialuronico nel collagene con conseguente pelle più tonica e idratata. Oltre al brodo di carne e ossa gli E sono una vera manna per la pelle di una donna in M.

Osteoporosi

Gli estrogeni praticamente eliminano il rischio di osteoporosi nelle donne in M stimolando la produzione di Calcitonina (prodotta dalla tiroide, da qui la superiorità della terapia con Tiroide Secca nell’Ipotiroidismo) e aiutando la Vitamina D a rimodellare l’osso. Lo studio PEPI (Postmenopausal Estrogen/Progestin Trials) dimostra che le donne che fanno la Tos guadagnano tessuto osseo e non hanno praticamente osteoporosi dell’anca e della colonna vertebrale.

L’osteoporosi è una malattia ampiamente prevenibile se si usa correttamente la Tos in M.

Arteriosclerosi

Di cosa muoiono le donne in M? Non di tumore al seno certo! Le donne moderne muoiono in gran parte per problemi cardiovascolari, e non lo sanno! Ci si preoccupa dei tumori, si fa la mammografia, si guardano le ovaie, ma il Killer delle donne è la malattia cardiovascolare.

Le donne che prendono gli E riducono del 50% le probabilità di morire per problemi di cuore o di ictus quando sono vecchie.

Avete idea ora di quale notizia dovrebbe essere nella prima pagina dei giornali la mattina quando vi alzate? Quanti milioni di morti si risparmierebbero con la Tos iniziata precocemente in M?

Gli estrogeni riducono la malattia cardiovascolare perché migliorano la sensibilità all’insulina, diminuiscono le LDL, aumentano le HDL e impediscono l’ossidazione del colesterolo, fatto che è il vero responsabile della pericolosità del colesterolo. Non solo, migliorano la salute delle arterie migliorando la funzionalità dell’”intima”, lo strato della parete arteriosa a contatto col sangue.

Esiste il rischio “Tumore” con gli E?

Nel 1987 i ricercatori Cancer and Steroid Hormone Study studiarono le donne in M che prendevano gli E da almeno 20 anni.Non osservarono alcun aumento del tumore al seno, anche nelle donne che avevano una storia familiare di tumore al seno.

Anche il NHANES I Epidemiology Follow-up Study 20 anni dopo ha dimostrato che non vi è rischio di aumento di tumore al seno nelle donne che fanno la Tos. D’altronde se ci pensate bene, le donne che prendono la pillola non hanno un aumentato rischio di tumore al seno.

Ma c’è di più. Ci sono oltre 60 studi che dimostrano che anche le donne che hanno avuto un tumore al seno e sono libere da malattia da più di 5 anni non corrono rischi a prendere gli E in M. Anzi, gli E sono protettivi, dato che le donne che prendono gli E dopo aver avuto il tumore al seno hanno meno recidive. L’equivoco nasce dal fatto che alcuni tumori al seno sviluppano dei recettori sensibili agli estrogeni che quindi accelerano lo sviluppo del tumore. Ma questi recettori si sviluppano dopo che il tumore è sorto: non è dimostrato che gli estrogeni siano la causa del tumore in prima istanza.

In realtà molti studi dimostrano che gli estrogeni diminuiscono la possibilità di ammalarsi di tumore al colon. Anche nel campo dei tumori gli estrogeni si dimostrano protettivi per la salute della donna.

Conclusione

Quando si pensa alla Tos si pensa solo alcune cose, per lo più negative. Ma come diceva Bastiat nel suo saggio di metà 800, “Ciò che si vede, ciò che non si vede”, è più facile soffermarsi sui presunti lati negativi visibili della Tos (che comunque spero di avere in gran parte chiarito in questa prima parte della serie) che su quelli positivi che non si vedono subito ma dopo anni.

Ciò che non si vede a 50-55-60 anni sono i gravi problemi di salute che possono arrivare passati i 65 anni se non si fa una Tos quando è il momento (nei primi anni della menopausa). I dati sono impressionanti. Le statine e l’aspirina che sono farmaci diffusissimi riducono la mortalità quando va bene del 5 per cento. La Tos fatta con gli ormoni giusti (quelli B.I) riduce la mortalità cardiovascolare di un impressionante 50%. Eppure il silenzio regna sovrano. La Tos dovrebbe essere un diritto di tutte le donne perché è una terapia salvavita. Purtroppo le società scientifiche non sono al passo con la letteratura scientifica e consigliano la Tos solo per ridurre i sintomi della M. Io non sono d’accordo, e la letteratura scientifica sono convinto mi dia ragione.

(La seconda parte dell’articolo la trovate qui)

Cosa sono gli ormoni bioidentici e perché si usano.

19 Giu

Quando andate dal vostro medico specialista capita che vi possa prescrivere una terapia ormonale. O per la menopausa, o perché siete carenti di un particolare ormone come ad esempio capita agli uomini col testosterone. Raramente (quasi mai) capita che tra questi ormoni vi sia un ormone bioidentico (OB).

Ma cosa sono gli OB?

Gli OB sono copie esatte degli ormoni che circolano nel nostro corpo. Ad esempio se il medico vi prescrive una compressa che contiene Medrossiprogesterone acetato (MPA) NON state prendendo un ormone bioidentico perché nel sangue umano circola il Progesterone, non il MPA.

OB non vuol dire naturale o pseudo ormone o prodotto da erboristeria estratto da piante esotiche. Vuol solo dire che in laboratorio si sintetizza una molecola identica a quella presente nel nostro corpo. Un farmaco, un ormone a tutti gli effetti. Il più perfetto degli ormoni.

Perché i medici prescrivono ormoni non bioidentici? Il motivo principale é legato a come é strutturato il mercato dei farmaci e alle leggi che lo regolano. Per legge non si può brevettare una sostanza naturale. Non si può ad esempio brevettare l’acqua. Allo stesso modo non si possono brevettare i componenti del nostro corpo come gli ormoni. Quindi le case farmaceutiche per poter brevettare e guadagnare da un ormone hanno bisogno di modificarlo anche se lievemente. Una volta brevettato lo presentano a noi medici, che purtroppo (e faccio autocritica) troppo spesso ci aggiorniamo solo attraverso le case farmaceutiche che quindi ci spingono a prescrivere queste molecole modificate.
  

Come vedete, il MPA (sopra) é simile ma non uguale al Progesterone (sotto).

Quale é il problema dunque visto che spesso OB e non bioidentici sono molto simili? Il problema é che talvolta hanno effetti completamente diversi. Ad esempio il progesterone riduce l’incidenza di tumore al seno mentre i progestinici (il progesterone modificato per poter essere brevettato) AUMENTANO l’incidenza di tumore al seno nelle donne che lo prendono in menopausa.

Nonostante la maggior parte degli studi in passato sia stata fatta utilizzando ormoni non bioidentici, esistono ormai tantissimi studi che dimostrano come la terapia ormonale con OB sia più sicura ed efficace della terapia con ormoni non bioidentici.

L’esempio classico é quello della TOS (terapia ormonale sostitutiva) in menopausa. Oltre un decennio fa lo studio più grande mai fatto sulla TOS nelle donne in menopausa (WHI) ha dimostrato proprio questo. Che alcuni di questi ormoni non bioidentici possono avere effetti deleteri, tant’é che lo studio fu interrotto prematuramente prima della data prevista.

Gli studi invece fatti con OB dimostrano la grande utilità e sicurezza di questi ormoni nelle donne che li prendono. Non solo, dimostrano che le donne che cominciano a prenderli pochi anni dopo la menopausa si ammalano da vecchie molto meno di malattia cardiovascolare, di tumori, di Alzheimer, di osteoporosi. Sono cioé uno strumento potentissimo di Prevenzione Primaria. Lo studio DOPS dimostra ad esempio che le donne che fanno terapia sostitutiva con OB vivono più a lungo e meglio delle altre: una riduzione della mortalità di oltre il 50! Per fare un paragone, le tanto decantate prevenzioni fatte con i farmaci che abbassano il colesterolo (statine) e con l’aspirina non riducono la mortalità se non di un misero 5%!!

Tutte le donne dovrebbero sapere queste cose. La letteratura scientifica é ormai chiara. Bisogna fare prevenzione primaria in menopausa e possibilmente farla con OB. Come dico sempre alle mie pazienti una donna che non usa gli OB in menopausa é come una pianta lasciata senza acqua che piano piano si secca e muore.

Essendo una terapia a tutti gli effetti ci sono ovviamente delle controindicazioni (obesità, diabete, ipertensione etc etc) e non tutte le donne possono farla pienamente (alcuni ormoni sì e altri no). Ma chi può, ci dice la scienza, dovrebbe farla.

La terapia con OB non si ferma agli ormoni della menopausa. Interessa ad esempio gli ormoni tiroidei (tiroide secca, farmaco usato da tutti fino a 40 anni fa e ora ritornato in auge sulla spinta dei pazienti che lo trovano superiore alle altre terapie). Il mio gruppo Facebook Tiroide Approccio Evolutivo raccoglie diverse migliaia di persone molte delle quali usano la tiroide secca bioidentica. Le loro storie raccontano di pazienti molto più soddisfatti della sola terapia con T4 (Eutirox, Tirosint, Tiche).

Gli OB Interessano anche agli uomini che possono ad esempio usare il testosterone e non i prodotti di “sintesi” per curare le proprie carenze legate all’avanzare dell’età.

Insomma, esistono delle valide alternative ai “farmaci”. Ormoni copia esatta di quelli che circolano ogni secondo nel nostro corpo: più efficaci e con meno effetti collaterali.


Primo Congresso Medico Italiano Medicina Evoluzionistica

25 Set

Ci siamo. Il 28/29 Novembre 2014 (a Grosseto) la medicina evoluzionistica arriva finalmente in Italia con alcuni dei suoi massimi esponenti (il Prof Lindeberg in primis) in un congresso medico dove si confronterà con esponenti della scuola Mediterranea. Ci saranno anche due mie relazioni sulla storia della nutrizione negli ultimi 100 anni e su quello che i popoli cacciatori-raccoglitori possono insegnarci.
É la prima volta che una ASL italiana ospita in un suo evento esponenti di questa nuova branca della medicina che cerca nel nostro passato la soluzione ai problemi di salute moderni, quindi credo sia una occasione da non perdere per i sanitari italiani.
L’evento é gratuito e ci saranno anche dei posti per i “laici” (personale non sanitario).
Invito tutti i lettori del mio blog non solo a partecipare ma anche a diffondere la notizia sul web, presso riviste online, società scientifiche, blog, forum etc etc.

IMG_1378.JPG

IMG_2391.JPG

Che risultati aspettarsi dalla Paleo Dieta?

20 Set

Nei mesi scorsi il Dott. Paolo De Donno ha promosso un sondaggio online tra coloro che mangiano una alimentazione di ispirazione evoluzionistica (Paleo Dieta altrimenti detta) per capire le motivazioni, i risultati, le difficoltà di coloro che mangiano Paleo.
Hanno risposto circa 300 persone e questo ha permesso di farsi un’idea delle potenzialità di questa alimentazione qui in Italia.

In particolare una domanda chiedeva questo

“Se la Paleo alimentazione ha ottenuto risultati di rilievo su una o più patologie, descrivi in breve le patologie/disturbi/ disagi che secondo te, e secondo il tuo curante se esiste, hanno maggiormente beneficiato del regime alimentare che hai seguito. ( es: Ipertensione, insonnia, obesità, psoriasi, Emicrania, ansia/depressione ecc. , avendo cura, se possibile, di usare il nome propriamente medico/diagnostico in modo da facilitare l’analisi dei dati.)”

Le risposte ottenute hanno dato origine al grafico che vedete sotto.
I risultati sono sicuramente incoraggianti.
Le dislipidemie sono migliorate (chi ha paura dei grassi?), come il tono dell’umore e il peso. Addirittura 3 soggetti hanno visto migliorare una patologia invalidante come la sclerosi multipla.
Il sondaggio non ha pretese di scientificità ma può essere di incoraggiamento per coloro che sono affetti dalle malattie croniche moderne e cercano una risposta nell’alimentazione.
In fondo é la dieta più vecchia del mondo: esiste da 2 milioni di anni.

IMG_1371.JPG