Il popolo di Laron: il mistero degli uomini che non muoiono mai di cancro

16 Nov

Esistono su questa terra un gruppo di persone che non si ammalano mai di cancro. Sono le persone affette dalla Sindrome di Laron.

La sindrome di Laron (SdL) o nanismo di Laron è una malattia genetica caratterizzata dalla mancata risposta dei tessuti all’ormone della crescita (GH), a causa di una mutazione del recettore dell’ormone. In pratica questi soggetti non hanno la capacità di rispondere agli stimoli del GH e quindi non crescono, rimanendo nani. Ovviamente il nanismo é la conseguenza macroscopica (che noi vediamo ad occhio nudo), ma ci sono anche altre conseguenze per la salute e la vita sociale di queste persone, molte non piacevoli.
In questa sede non ci interessano le conseguenze spiacevoli della SdL, bensì quelle positive dal momento che possono insegnarci molto su come migliorare la nostra salute.

Le persone affette da SdL, dicevo, non si ammalano mai di cancro (ma neanche di acne o diabete). Il motivo é molto semplice, sembrano pensare alcuni scienziati. Cosa é un tumore se non delle cellule che crescono e si riproducono disordinatamente? Per crescere e riprodursi tutte le cellule hanno bisogno di un sistema di “ordini” che dica loro di farlo. Il GH dà il via a questa catena di ordini e segnali che culminano nella crescita e nella moltiplicazione cellulare. Senza questo meccanismo di crescita rimarremmo sempre bambini, ovviamente. Il GH determina tra l’altro anche la produzione di una sostanza chiamata Fattore di Crescita simile all’Insulina (IGF-1, Insulin Like Growth Factor), che come dice il nome é un fattore di crescita. I malati di SdL sono carenti di IGF-1, tant’è che la cura della SdL consiste nell’iniettare IGF-1 sintetico prima della pubertà perché sia efficace.
Quando manca l’IGF-1 anche i meccanismi che portano al tumore risultano frenati. Non crescono cioè le cellule normali ma NON CRESCONO NEANCHE LE CELLULE TUMORALI.

Facciamo ora un ulteriore passo nella comprensione del perché questi meccanismi possono insegnarci qualcosa. L’IGF-1 come dice il nome é un fattore simile all’insulina. È guarda caso anche l’insulina ha gli stessi effetti dell’IGF-1, promuove cioè la crescita cellulare e dei tessuti.
Gli scienziati a questo punto si sono chiesti. Visto che l’insulina, promuovendo la crescita in generale potrebbe favorire anche lo sviluppo di tumori, perché non andiamo a vedere cosa succede ai tumori quando riduciamo il livello di insulina nel sangue ai pazienti affetti da tumore, facendogli mangiare una dieta chetogenetica cioè una dieta poverissima di carboidrati? (Ricordo che l’ingestione di carboidrati è il principale stimolo alla produzione di insulina nel corpo umano).

Detto fatto. Sono partiti alcuni studi di cui uno particolarmente interessante curato dal Dott. Fine. Fine ha preso 10 pazienti affetti da vari tipi di tumore (seno, colon etc etc), che al momento non facevano chemioterapia, e ha dato loro una dieta poverissima di carboidrati (meno di 50 grammi al giorno). Se si danno meno di 50 grammi di carboidrati al giorno l’organismo comincia ad usare i grassi come carburante (per questo la dieta si chiama chetogenetica, perché l’organismo utilizza come carburante delle sostanze derivate dai grassi, chiamate “chetoni”). Il livello di insulina, conseguentemente, diminuisce nel sangue perché, come detto sopra, l’insulina viene soprattutto prodotta dopo l’ingestione di carboidrati.

Il Dott. Fine ha dato quindi una dieta chetogenetica ai suoi 10 pazienti e dopo un mese é andato a vedere con la PET (Tomografia) cosa era successo al loro tumore. Alcuni pazienti non hanno risposto ma alcuni si. Quali? Il Dott. Fine ha scoperto che maggiore era la chetosi (ovvero maggiormente il paziente utilizzava i grassi al posto dei carboidrati come carburante) maggiore era la probabilità che il tumore si stabilizzasse (non crescesse) o si riducesse di dimensione.
Risultati molto interessanti quindi. Certo lo studio é durato solo un mese e i pazienti erano solo 10. Non é però il solo studio a puntare in questa direzione.

Che conclusioni trarre dunque?
Quello che la Sindrome di Laron e lo studio di Fine ci suggeriscono é la stessa cosa. I meccanismi di crescita che l’evoluzione ci ha dato per milioni di anni, fatti per essere perfetti in un ambiente poco ricco di carboidrati quale quello della storia dell’uomo per 2.5 milioni di anni, si stanno rivelando negli ultimi millenni e soprattutto negli ultimi 100 anni in taluni casi fonti di problemi molto seri per la salute. Perché abbiamo cominciato a mangiare cose diverse, molto ma molto più ricche di carboidrati di quanto non fossimo geneticamente abituati.
Ma abbiamo anche delle nuove speranze da queste nuove conoscenze. Possiamo forse ridurre le probabilità di ammalarci di tumore riducendo o eliminando quei cibi che stimolano particolarmente i fattori di crescita (come il latte ed i latticini, anche se apparentemente non sembrano carboidrati). Possiamo anche dare qualche speranza ai malati di tumore, che ora si trovano con un arma in più oltre alle cure tradizionali come la chemioterapia: una alimentazione sana nel senso evolutivo, che penalizza l’uso eccessivo di carboidrati, soprattutto quelli moderni, dell’industria alimentare.

 

BIBLIOGRAFIA

1) Nutr Metab (Lond). 2011 Jun 24;8:41. doi: 10.1186/1743-7075-8-41.

Over-stimulation of insulin/IGF-1 signaling by western diet may promote diseases of civilization: lessons learnt from laron syndrome.

Melnik BC, John SM, Schmitz G.

 

2) Nutrition. 2012 Oct;28(10):1028-35. doi: 10.1016/j.nut.2012.05.001. Epub 2012 Jul 26.

Targeting insulin inhibition as a metabolic therapy in advanced cancer: a pilot safety and feasibility dietary trial in 10 patients.

Fine EJ, Segal-Isaacson CJ, Feinman RD, Herszkopf S, Romano MC, Tomuta N, Bontempo AF, Negassa A, Sparano JA.

 

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4 Risposte to “Il popolo di Laron: il mistero degli uomini che non muoiono mai di cancro”

  1. Anima Paleo 16/11/2012 a 18:38 #

    Articolo molto interessante! Ulteriore conferma che per nutrirci in modo corretto occorre ritornare alle nostre origini.

  2. net 04/02/2013 a 15:07 #

    Salve,

    vorrei proporre uno spunto di riflessione ma anche, e soprattuto (ci tengo) avere una sua opinione. Purtroppo dopo aver studiato più di 100 libri sull’alimentazione devo dire di aver capito solo una cosa chiaramente: nessuno ha la verità in mano. Alcuni pezzi del puzzle li abbiamo, ma ce ne macano troppi altri. Come lei sa benissimo molte malattie neurologiche fra le peggiori si accompagnano (in quanto non sappiamo bene se siano cause, concause o effetti) a un accumulo di proteine in aree diverse del cervello. A motivo di questo, andando alla ricerca di informazioni su Pubmed, ci si rende conto che è fortemente sconsigliata un’alimentazione troppo ricca di proteine. Mi piacerebbe avere una sua opinione in merito a questo punto e a quante proteine, carboidrati e grassi per kilo di peso corporeo di massa magra (al di là delle variabili individuali) ritieni utili ad esprire e mantenere al meglio la nostra salute. Grazie

  3. Antonio Scialpi 30/12/2014 a 09:14 #

    Dottor Luchi,
    ma sta suggerendo a tutta la popolazione di andare in chetosi?
    Ma si rende conto di cosa sta promuovendo?

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