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Colesterolo: cosa fare in pratica (2° parte)

4 Mar

Abbiamo terminato la prima parte di questa serie di articoli sul colesterolo, col concetto che in realtà ad essere pericoloso non è il colesterolo ma una lipoproteina (LDL) che lo trasporta. Quando l’LDL è “piccola e densa” essa è pericolosa, quando è “grossa e morbidosa” non lo è, ma anzi svolge la sua funzione egregiamente.

A questo punto non resta che andare a vedere come sono queste LDL nel sangue per capire se stiamo rischiando qualcosa oppure no. Oggi ci sono degli esami che permettono di farlo. Purtroppo, però, a seconda del tipo di esame, varia anche di moltissimo il risultato. Questo vuol dire che usando l’esame A scopro di avere molte LDL cattive, usando l’esame B magari ottengo il risutato opposto. Purtroppo non abbiamo quindi ancora standardizzato un tipo di esame che dica con certezza come stanno le cose. Sappiamo cioè che le LDL ossidate probabilmente partecipano alla genesi della patologia cardiovascolare ma non abbiamo un esame diagnostico alla portata di tutti per poter valutare i pazienti nella pratica clinica. Quindi bisogna pazientare per sfruttare nel quotidiano queste conoscenze.

Per fortuna però esistono dei parametri più semplici per capire se il nostro rischio cardiovascolare è in aumento. Un parametro che possiamo facilmente usare è il rapporto tra Colesterolo totale e Colesterolo HDL. Questo rapporto, per stare a significare un basso rischio cardiovascolare, deve essere inferiore a 3.

COL TOT: COL HDL < 3

Facendo un esempio, se il nostro colesterolo totale è 270 e il colesterolo HDL è 90 abbiamo un rapporto pari a 3 ed il nostro rischio cardiovascolare è abbastanza basso. Se il nostro colesterolo totale invece è 270 e il colesterolo HDL è 50 abbiamo un rapporto superiore a 3 ed il nostro rischio cardiovascolare è significativo.

Bene. Quindi appena troviamo il nostro colesterolo elevato, magari a 270, con un basso HDL prendiamo dei provvedimenti, vero? Sbagliato. Il colesterolo è come la pressione arteriosa: soggetto quindi a variazioni anche notevoli da una settimana all’altra, senza apparente motivo. Dobbiamo essere quindi sicuri che il colesterolo sia veramente elevato prima di intervenire. La cosa migliore è misurarlo più volte nell’arco di diversi mesi per capire intorno a quale valore gravita. Non fidiamoci di una o due misurazioni.

Anche perchè la variabilità statistica è insita nell’esame stesso. Voglio dire che se trovate un valore di 250 potrebbe essere un “caso”. Avreste potuto trovare con le stesse (più o meno) probabilità 270 o 230. Fare misurazioni multiple aiuta a stabilire una “media” intorno alla quale oscilla il vostro colesterolo. Lo stesso discorso, per inciso, vale per i trigliceridi, che possono mostrare una variabilità tra un esame ed un altro anche di 50 mg/dl. Insomma non traete conclusioni sui vostri valori di colesterolo sulla base di poche misurazioni e non vi fate convincere a prendere farmaci per abbassarlo se non siete assolutamente sicuri di quanto sia elevato e perchè.

Bene, direte voi, ma quando posso considerare il colesterolo troppo alto? I limiti accettati dagli organi preposti a dettare le linee guida alla classe medica si sono abbassati notevolmente negli ultimi anni. Quaranta anni fa un valore di 350 mg/dl veniva considerato praticamente nella norma, ora se avete 200 mg/dl vi viene detto, probabilmente, che il vostro colesterolo è borderline. Io credo che i valori odierni considerati normali siano troppo bassi e risentano dell’interesse delle case farmaceutiche a vendere più farmaci ipocolesterolemizzanti. Il business in questo campo si misura in decine di milioni di euro all’anno. Otto dei nove componenti della commissione che decide quando il colesterolo è troppo alto hanno una qualche connessione economica con le case farmaceutiche. Detto questo, credo che possa essere considerato patologico un valore sopra i 270-280 mg/dl. Se lo avete, dopo aver fatto misurazioni multiple, valutate le possibili cause di ipercolesterolemia (misurate i paramentri tiroidei, escludete deficienze nutrizionali, valutate se avete una ipercolesterolemia familiare, una leptino-resistenza, etc etc) e poi potete passare alla fase del trattamento. Che non ha necessariamente a che fare coi farmaci (le famose “Statine”). Infatti prima ci sono mille cose da fare. Ad esempio, in taluni casi l’uso di ormoni tiroidei in soggetti selezionati ha portato ad una riduzione della ipercolesterolemia. La leptino-resistenza poi è molto diffusa e si giova di una alimentazione di tipo paleolitico e di una rivalutazione dei ritmi circadiani (riduzione dello stress, gestione del sonno, alimentazione a certi orari etc etc). Con l’alimentazione paleolitica diminuirete anche l’introito di omega 6 che è una delle principali cause di infiammazione subclinica che porta alla leptino.resistenza; aumenterete anche l’introito di sostanze antiossidanti ed eliminerete le subdole carenze nutrizionali che portano talvolta all’ipercolesterolemia.

I farmaci hanno un loro ruolo, ma secondo me molto limitato, e soprattutto nei soggetti con ipercolesterolemia familiare. Born to be fit. Abbiamo dentro di noi le risorse per guarire: non c’è bisogno sempre e comunque di ricorrere ai farmaci.

Diamo le pagelle! I grassi

27 Feb

Quando parliamo di nutrizione siamo abituati a pensare alle calorie. Quante calorie ha questo cibo? E poi pensiamo: E’ grasso? Ha zuccheri? E le proteine?

E parlando dell’alimentazione in generale, a maggior ragione quando vogliamo perdere peso, ci troviamo a riflettere sulla giusta percentuale di grassi, proteine e carboidrati (i cosiddetti “macronutrienti”) che dovrebbe avere la nostra alimentazione. Ogni bella dieta che ci viene rifilata, viene stilata sulla base dell’assunzione di una certa percentuale di ogni singolo macronutriente. Quindi magari ci troveremo tra le mani la dieta col 60% di carboidrati, il 28% di grassi e il 12% di proteine, oppure col 50% di carboidrati, il 30% di grassi e il 20% di proteine a seconda della scuola di pensiero e delle preferenze del nostro dietologo.

Siamo abituati a ridurre la nutrizione ad un mero calcolo della proporzione tra i vari macronutrienti: che percentuale di grassi, proteine e carboidrati devo assumere? E qui comincia la lotta tra le varie scuole di pensiero tra i nutrizionisti: Pochi carboidrati? Pochi grassi? Iperproteica?

Secondo me tutto questo modo di ragionare non ha molto senso. Nessun essere umano per il 99,9999% degli ultimi 2,5 milioni di anni si è mai posto il problema della nutrizione in questi termini. Popoli come i Kitava, i Masai, i Boscimani, non hanno certo il calcolatore delle calorie in tasca! Eppure sono privi delle malattie croniche che ci affliggono.

La scienza moderna nel campo della nutrizione è piena di apparenti contraddizioni, di visioni opposte su cosa sia una alimentazione sana, di studi importanti e meno importanti, di autentiche bufale. Insomma è un ginepraio nel quale è praticamente impossibile per una persona normale districarsi.

Io proverò a dire la mia su un possibile modo di guardare ai macronutrienti (Carboidrati, Proteine e Grassi) fuori dalle logiche comuni ma che rende tutto il tema della nutrizione molto più sensato.

Cominciamo dai grassi, tanto vilipesi ma molto poco compresi.

GRASSI

AGSCL

I primi da citare sono gli “acidi grassi saturi a catena lunga” (agscl). Vengono chiamati cosi perchè hanno un lungo scheletro costituito da una lunga catena di atomi di carbonio (almeno 14, per essere definiti “lunghi”). Tra gli addetti ai lavori vengono denominati in base al numero di atomi di carbonio che contengono. Si parte dall’Acido Miristico che contiene 14 atomi di carbonio e per questo è  noto con la siglia C14:0 (lo zero vuol dire che è un acido grasso saturo) e si arriva all’Acido Lignocerico (C24:0).Tra i più importanti agscl troviamo l’Acido Palmitico (C16:0) e l’Acido Stearico (C18:0) che sono gli acidi grassi saturi più comuni nei cibi.

Il nostro corpo trasforma i carboidrati e le proteine in eccesso in C16:0 e C18:0 e li deposita nel tessuto adiposo per quando serviranno. Questi grassi saturi sono perfettamente naturali, tanto è vero che si trovano nel tessuto adiposo di ogni uomo. Sono stabili, non si deteriorano facilmente e costituiscono il carburante perfetto per ogni essere umano. Ma svolgono anche funzioni insostituibili: ad esempio, il surfattante polmonare (quella sostanza che impedisce ai polmoni di collassare e a noi di morire) è molto ricco di C16:0.

Sono quindi il carburante per eccellenza, e possono essere mangiati liberamente. Vi hanno insegnato che i grassi saturi fanno male, ma di questo, checchè se ne dica, non ci sono prove, anzi ci sono prove del contrario. Questo è un punto che vi creerà una grande difficoltà: infatti voi siete convinti intimamente che facciano male. E’ come per un uomo essere accusato di pedofilia. Anche se esce dal tribunale pienamente assolto lo continueremo a guardare con un certo sospetto. Il nostro retropensiero sarà sempre: ” E se fosse colpevole?” Così è per i grassi saturi. Colpevoli a prescindere. Colpevoli anche se non ci sono prove.

Il passo in assoluto più importante che potete fare per migliorare la vostra alimentazione è accettare il fatto che in realtà questi grassi sono una delle fonti più sane di energia e non vanno assolutamente demonizzati, anzi.

VOTO: 10

 

AGSCM

Abbiamo poi gli acidi grassi saturi a catena media (agscm) e sono quelli che hanno uno scheletro composto da atomi di carbonio in numero da 6 a 12. Si trovano, ad esempio, nella noce di cocco e nel latte di mammà. Non hanno bisogno della bile per essere digeriti e una volta nel sangue finiscono direttamente al fegato dove sono metabolizzati fornendo rapidamente energia. L’Acido Laurico (C12:0), un agscm, ha funzioni antibatteriche, antivirali e antiprotozoarie.

VOTO: 8

 

PUFA n-6

Il principale esponente di questa categoria di grassi è l’Acido Linoleico, la cui abbreviazione è C16:2 n-6.  Il due significa che è una molecola con 2 doppi legami (più instabile). n-6 significa che il primo di questi doppi legami si trova in posizione 6. Il C16:2 è un acido grasso essenziale, il che vuol dire che non possiamo produrcelo da soli ma dobbiamo assumerlo con la dieta. Purtroppo l’alimentazione moderna è estremamente ricca di questi grassi e finiamo quindi per mangiarne molti, anzi troppi, anzi troppissimi! Si trovano soprattutto negli olii vegetali, olii che oramai sono ubiquitari nei cibi moderni. Non esiste praticamente cibo industriale che non contenga olii vegetali. Il C16:2 appartiene al gruppo degli acidi grassi chiamato Omega 6 (proprio perchè il doppio legame è in posizione 6). Come la famosa bilancia della Giustizia che si trova nei tribunali ha due piatti, così gli Omega 6 hanno il loro perfetto contraltare, gli Omega 3. Da questo equilibrio tra Omega 6 e Omega 3 (O6-O3) nasce uno dei segreti della nostra salute. Per essere sani dobbiamo avere un rapporto O6-O3 il più possibile vicino a 2. Putroppo molti di noi hanno questo rapporto pari a 15 o addirittura a 20. L’eccesso di O6 nella dieta è uno dei motivi dello squilibrio. Ecco così che aumentano i rischi di tumore, trombosi, permeabilità intestinale, epatotossicità, sindrome metabolica, obesità.

VOTO: 3, perchè ne mangiamo troppi

 

PUFA n-3

Eccoci ai famosissimi Omega 3. I principali sono l’EPA (20:5) e il DHA (22:6). Si trovano nei pesci grassi, nei ruminanti che vengono allevati e finiti ad erba (cioè non vengono allevati con l’aiuto di farine), nel burro di animali allevati ad erba, nelle uova delle galline del contadino. Gli O3 e gli O6 devono essere in tutto circa il 4% delle calorie ingerite. Siccome di O6 ne mangiamo troppi non riusciamo spesso a mantenere un sano rapporto O6-O3 anche perchè con la dieta assumiamo pochi O3, e quindi spesso è necessario supplementare con O3.

VOTO: 9, perchè ne mangiamo troppo pochi

Grassi TRANS artificiali

Sono quelli creati dall’industria alimentare. Ne abbiamo parlato a lungo in un altro post. Deleteri.

VOTO: 1

 

Grassi TRANS naturali

Si trovano in piccola quantità nella carne dei ruminanti e nei formaggi. Nello stomaco dei ruminanti che si alimentano ad erba alcuni batteri producono questi grassi trans.  Il più importante è il CLA che sembra avere anche proprietà anticancro.

VOTO: 8

Acido oleico

E’ un Omega 9. Grasso monoinsaturo col doppio legame in posizione 9. Tutti lo conosciamo. Oltre che nell’olio di oliva si trova nella carne. Buono per il condimento a crudo, meno per la cottura.

VOTO: 7

 

A questo punto, dato che sappiamo come classificare i grassi, possiamo capire facilmente quali sono i cibi che ci forniscono i migliori grassi.

Carne di ruminanti alimentati ad erba. Hanno una carne ricca di acidi grassi saturi a catena lunga e di acido oleico. Hanno un buon rapporto O6-O3. Buon apporto di acidi grassi trans naturali. VOTO 10.

Carne di ruminanti alimentati a farine (quelli che trovate solitamente dal macellaio). Hanno una carne ricca di acidi grassi saturi a catena lunga e di acido oleico. Hanno un rapporto O6-O3 non ottimale. Scarso apporto di acidi grassi trans naturali. VOTO 7.

Carne di animali non ruminanti. Hanno una carne ricca di acidi grassi saturi ma possono essere ricchi di O6 e poveri in O3 se alimentati a cereali (es: pollo). Dipende molto quindi se sono allevati bradi o con farine e/o cereali. VOTO 8 se alimentati ad erba, 6 se alimentati a farine.

Olii e grassi ottenuti da piante che vivono in climi temperati. Ricchi di O6, senza O3. Pochi agscl. VOTO 3.

Olii e grassi ottenuti da piante che vivono in climi tropicali. Buona fonte di agcm. Pochi O3 e O6. VOTO 8.

 

Grassi? Sììì grazie! (2° parte)

19 Feb

Eravamo rimasti a parlare dei grassi saturi. Esistono diversi tipi di acidi grassi saturi. A catena corta, media e lunga. Ognuna di queste tipologie svolge delle azioni diverse nell’organismo. Possono: essere facilmente utilizzati come energia, avere funzine antimicrobica, venire  facilmente accumulati nei depositi di grasso, funzonare come stabilizzatori delle membrane cellulari, intervenire nel metabolismo proteico, avere un ruolo fondamentale nelle funzione cerebrali, e last but not least possono essere “bruciati” per fornire energia. I grassi saturi esistono nel nostro corpo perchè sono estremamente stabili. Non vengono facilmente ossidati quando si trovano nelle membrane cellulari venendo a contatto con i radicali liberi. Aiutano il sistema immunitario a svolgere il suo lavoro. Insomma, sono fondamentali e benefici.

Veniamo ora a parlare di un tipo di acidi grassi molto pubblicizzato ma del quale in realtà il grande pubblico sa abbastanza poco: gli Omega 3. Gli Omega 3 sono detti acidi grassi essenziali perchè il nostro corpo non è in grado di produrli autonomamente. Gli Omega 3 che a noi interessano sono 3. Si chiamano ALA, EPA e DHA.

Il “babbo” degli Omega 3 è l’ALA. Si trova in molti vegetali, al contrario di quello che si potrebbe pensare. Gli animali mangiano l’ALA contenuto in alcuni vegetali e facilmente lo trasformano in EPA e meno facilmente in DHA. Noi uomini invece facciamo molta fatica a trasformare l’ALA e lo facciamo in percentuali praticamente insignificanti. Ecco perchè abbiamo bisogno di mangiare la carne e/o il pesce: perche sono fonti spesso ricche di Omega 3. Dall’EPA poi il nostro corpo produce le prostaglandine della serie 3, i trombossani e i leucotrieni, molecole fondamentali per il funzionamento del nostro corpo. Il DHA invece è abbondantissimo nel nostro cervello, è determinante nella funzione cognitiva formando l’asse portante di molti neurorecettori a cui si legano molecole come la dopamina e la serotonina.

La carenza di Omega 3 causa o è fattore intervenente nelle seguenti patologie:

  • diabete
  • malattie infiammatorie
  • cancro
  • eczemi
  • allergie
  • artriti
  • depressione
  • dislessia
  • deficit dell’attenzione nei bambini
  • aggressività eccessiva
  • depressione post-partum
  • malattia di Chron
  • sindrome del colon irritabile
  • dolori mestruali
  • alcolismo
  • ipoglicemia
  • cirrosi
  • colite ulcerativa
  • sclerodermia
  • fatica
  • immunodepressione
  • iperattività
  • difficoltà di apprendimento

Il grande problema è che nella nostra dieta gli Omega 3 sono in quantità preoccupantemente limitata. Gli uomini per centinaia di migliaia di anni hanno mangiato cibi animali ricchissimi di omega 3, e questo è stata la chiave del nostro diventare quello che siamo. Le dimensioni del nostro cervello sono aumentati di 3 volte da quando abbiamo cominciato a mangiare gli Omega 3. Noi purtroppo facciamo uso di alimenti che sono ricchi di un altro tipo di acidi grassi: gli Omega 6. Acidi grassi anche questi indispensabili per la nostra salute, ma non nelle quantità assunte nelle diete moderne. I cibi dell’industria alimentare sono ricchi di omega 6, ma anche i cereali, i prodotti da forno, margarine e anche le carni di animali allevati con le “farine” tendono a veder aumentato il proprio contenuto in Omega 6. Gli omega 6, detto in maniera sintetica, hanno una funziona infiammatoria, il che è positivo, ma troppi omega 6 causano una eccessiva attivazione del sistema infiammatorio e nello stesso tempo, utilizzando gli stessi enzimi della serie Omega 3, causano una sotto-utilizzazione degli Omega 3. In pratica ci vuole equilibrio tra Omega 3 e Omega 6. Un giusto rapporto tra Omega 6 e Omega 3 dovrebbe essere intorno a 2:1 o 3:1. Purtroppo le nostre diete sono troppo sbilanciate a favore degli Omega 6 con tutte le conseguenze del caso.

Dove trovare gli Omega 3? Nel pesce pescato da acque fredde (salmone, sgombri, merluzzo sardine etc etc) e negli animali allevati ad erba. L’utilizzo di farine sia nell’allevamento dei pesci che degli animali riduce significativamente il loro contenuto di Omega 3 e sbilancia il rapporto Omega 6/Omega 3. Purtroppo le fonti vegetali, come detto sopra, non sono utilizzabili in maniera significativa dal nostro metabolismo.

Il modo migliore quindi di assicurasi un buon introito di omega 3 è mangiare del pesce, o utilizzare l’olio di fegato di merluzzo, l’olio di pesce, o il krill oil (olio di gamberetti).

In sostanza quindi, quello che importa, più che la quantità assoluta di Omega 3 e Omega 6, è il loro rapporto. L’ideale sarebbe un Omega6/Omega 1=1, come i nostri antenati preistorici. Ma anche sotto 4 ci si può accontentare, non il 20:1 che è tipico di molti di noi. Uno sbilanciato rapporto tra omega 6 e omega 3 è alla base di molte patologie moderne. Non è una cosa molto pubblicizzata, ma se volete vivere bene e a lungo dovete mettere nel mirino questo rapporto e trovare i modi per rimetterlo in ordine. Per ottenere questo risultato bisogna:

  • Mangiare molti Omega 3, grassi che tendono ad essere scarsi nella nostra dieta.
  • Minimizzare/Eliminare: Cereali, legumi, carne da allevamenti convenzionali, olii vegetali (l’olio di oliva va bene se non si eccede).
  • Evitare assolutamente margarine, prodotti dell’industria alimentare, fast food.

Permettetemi, per finire, una simpatica citazione rubata G.B.Shaw il quale era ben conscio dell’importanza del grasso per la nostra salute: “Nessuna dieta può togliere tutto il grasso dal nostro corpo. Il cervello, ad esempio, è fatto di grasso. E se anche riusciste a liberarvi del cervello potreste apparire in forma, ma il massimo a cui potreste aspirare è un posto in politica.”

Aiello LC, and Wheeler P. 1995. The expensive-tissue hypothesis: the brain and the digestive system in human and primate evolution. Current Anthropology 36:199–221.

Enig, 2000. Know your fats. Bethesda Press.

Enig, Fallon, 2005. Eat fat, lose fat. Hudson Street Press.

Robinson 2004. Pasture perfect. Vasho Island Press.

Grassi? Siii grazie!! (1° parte)

17 Feb

I primi ominidi sono comparsi sulla faccia della terra circa 2,5 milioni di anni fa.

Per capire quello che mangiavano bisogna fare alcune consiederazioni. La prima è: in che clima vivevano questi uomini? La scienza ci dice che noi viviamo in una era glaciale che è cominciata proprio 2,5 milioni di anni, in coincidenza col nostro apparire sulla terra. Siamo in una era glaciale? Sì, per quanto possa sembrare strano. Ma ricordiamoci che le glaciazioni sono intervallate da lunghi periodi in cui i ghiacci si ritraggono. Noi quindi viviamo in un periodo interglaciale, in un momento di “meno freddo” all’interno di un più lungo periodo glaciale. L’attuale periodo interglaciale è cominciato 11.500 anni fa, poco prima che l’uomo iniziasse a praticare l’agricoltura.

Negli ultimi 400.000 anni la terra è stata per lo più un posto estremamente freddo, a parte brevi periodi quale quello attuale. Gli studi scientifici, come quelli di Williams e Bryant sulle feci degli uomini preistorici, ci dicono che gli uomini in questo periodo (da circa 300.000 a 50.000 anni fa) non mangiavano assolutamente vegetali . Per il semplice motivo che in un clima glaciale le piante fanno fatica a crescere. I nostri antenati quindi si dovevano nutrire di animali. Ovviamente essendo onnivori, non avrebbero scartato le piante, ma il cibo animale era più disponibile e molto più ricco di nutrimento (grasso, vitamine etc etc). Inoltre molto cibo vegetale ha bisogno di essere cotto per potere essere commestibile e senza il fuoco (che pare abbiamo cominciato ad usare circa 100.000 anni fa) non è semplicemente possibile cucinare certi cibi vegetali (pensate ai legumi e alle patate ad esempio).

Gli scienziati ormai concordano che proprio questa lungo periodo di alimentazione in cui i grassi animali facevano la parte del leone (e in particolare le carni ricche di omega 3) è stato alla base dello sviluppo del nostro cervello che ci ha reso così diversi da tutti gli altri animali. La verità è che non saremmo uomini se non ci fossimo alimentati a lungo di grassi animali. E’ talmente importante l’apporto di omega 3 per il nostro cervello che il fatto di averne ridotto l’introito (insieme al progressivo utilizzo di cibi lavorati e creati dall’uomo) ha portato ad una riduzione del 10% delle dimensioni del nostro cervello negli ultimi 100 anni. La composizione in acidi grassi del nostro cervello ci rende unici tra i primati che in genere hanno un cervello ricco di omega 6: siamo unici ad essere ricchissimi di omega 3.

Le diete ricche di carboidrati, dunque, sono un fenomeno evolutivamente molto recente: diciamo tipico degli ultimi 8000-9000 anni, ossia da quando abbiamo cominciato a posare la clava e prendere il badile con l’arrivo dell’agricoltura.

“Hey, fermi tutti! Ma a me hanno insegnato che i grassi fanno male!!!!!” dirà subito qualcuno.

Vedremo piano piano come le cose che ci hanno insegnato finora in realtà non sono vere.

Possiamo cominciare col dire che le autopsie dei vegetariani mostrano gli stessi livelli di aterosclerosi dei non vegetariani.

Un gruppo di ricerca conosciuto come L’Interantional Atherosclerosis Project analizzando 31.000 autopsie da 15 paesi rileva che l’associazione tra assunzione di grassi animali, colesterolo e aterosclerosi è pari a 0…non è una O è uno ZERO!!!

Continuiamo citando il Framingham Heart Study (FHS), probabilmente il più noto degli studi scientifici in medicina, iniziato nel 1947 e non ancora terminato!!!  Wikipedia lo definisce così: “Il Framingham Heart Study è un importante studio epidemiologico per coorte, condotto dal 1947 nella cittadina statunitense di Framingham (Massachusetts), con l’obiettivo di stimare il rischio delle patologie cardiovascolari.” Ebbene dal FHS veniamo a sapere, ad esempio, che i soggetti con un colesterolo totale tra i 244 e 294 mg vedono in realtà ridotto il loro rischio cardiovascolare.

Il Dott Castelli medico responsabile del FHS scrive su Archives od Internal Medicine: “Nella città di Framingham più uno mangia grassi animali, più mangia colesterolo, più calorie mangia e meno colesterolo ha nel sangue. Abbiamo trovato che le persone che mangiavano più colesterolo, più grassi saturi, più calorie erano quelle che pesavano meno ed erano più attive fisicamente.” Non male direi, mi sta già venendo voglia di 2-3 uova con una bella fetta di lardo di Colonnata!

La Dott Enig, probabilmente la maggiore esperta di acidi grassi al mondo, rincara la dose: “L’idea che i grassi saturi causino la malattia coronarica è falsa, ma è stata ripetuta talmente tante volte negli ultimi 30 anni che è difficile convincere la gente del fatto che sia falsa a meno che queste persone non abbiano voglia di prendersi la briga di leggere e imparare perchè è nata la crociata anti-grasso e quali interessi economici ci sono dietro.”

Considerate inoltre che i francesi mangiano una delle diete più ricche di grassi al mondo. Eppure i casi di decesso per malattia coronarica in Francia sono solo 145 su 100.000 all’anno, meno della metà che negli USA.

Anche gli indiani vegetariani non stanno meglio. Nel nord dell’India dove si mangiano 17 volte più grassi animali che nel sud del paese si muore di malattia coronarica 7 volte meno che nella parte vegetariana del paese.

Ovviamente esistono grassi buoni e grassi cattivi, per così dire.

I grassi migliori vengono dagli animali che sono liberi in natura e che non subiscono la nefasta influenza di certe pratiche di allevamento. La carne migliore è quindi quella di animali che vengono allevati senza utilizzo di ormoni, antibiotici, pesticidi, e non ultime, le farine. Animali quindi alimentati esclusivamente ad erba (grass-fed in inglese). Le sostanze tossiche infatti si accumulano nel grasso animale e sono pericolose se ingerite. Stessa cosa per le farine. Le farine alterano la composizione del grasso animale e lo arricchiscono di omega 6, i grassi cosiddetti “pro-infiammatori” che sono certo utili quando vengono assunti in piccole proporzioni ma diventano pericolosi se assunti in grandi quantità. L’animale invece alimentato ad erba è più povero di omega 6 e percentualmente più ricco di omega 3, il che lo rende più simile ai pesci dei quali spesso sentiamo appunto dire che sono ricchi di omega 3.

La grasso-fobia, in questi anni ha portato a diete sempre più povere di grassi e di conseguenza più ricche di carboidrati. Non potendo aumentare le proteine oltre una certa soglia si è dovuto per forza di cose aumentare i carboidrati, visto che i macronutrienti principali sono 3: grassi proteine  e carboidrati.

Il problema è che il notro organismo non ha modo di conservare i carboidrati assunti in eccesso. L’unica forma per mettere in “magazzino” i carboidrati in eccesso sono le scorte di glicogeno, ma sono molto limitate, non oltre il mezzo chilo. Diciamo che voler mettere da parte tutti i carboidrati che mangiamo in eccesso è come voler mettere tutti gli abiti invernali nell’armadietto in bagno: operazione impossibile! L’organismo però sa che si deve liberare di questi zuccheri in eccesso che sono tossici se continuano a girare liberamente nel sangue e non trova di meglio che trasformarli in …grassi!!!!!!! I trigliceridi, infatti, non sono altro che zuccheri trasformati in grassi. E i trigliceridi sono tra i più potenti marker di rischio cardiovascolare.

Ricordo inoltre che i grassi che introduciamo nella dieta entrano molto lentamente nel sangue attraverso il sistema linfatico come chilomicroni, per cui con l’alimentazione ricca di grassi noi non avremo mai grandi quantità di grassi nel sangue. Invece i trigliceridi entrano rapidamente nel sangue dopo aver mangiato e provocano tutta una serie di guai contribuendo ad una serie di malattie note come sindrome metabolica di cui abbiamo parlato in un altro post di questo blog.

A stendere un velo pietoso su questa ingiusta accusa a danno dei grassi animali è giunta nel 2010 una metanalisi pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition le cui conclusioni dicono chiaramente che “non vi è evidenza che i grassi saturi causino la malattia coronarica“.

Fine 1° parte

 

 

Williams-Dean, G., and V. M. Bryant 1975.
Pollen Analysis of Human Coprolites from Antelope House, Canyon de Chelly National Monument, Arizona. Kiva 41:97-111.

Aiello LC, and Wheeler P. 1995. The expensive-tissue hypothesis: the brain and the digestive system in human and primate evolution. Current Anthropology 36:199–221.

 

Comp Biochem Physiol A Mol Integr Physiol. 2003 Sep;136(1):5-15.

Metabolic correlates of hominid brain evolution.

Leonard WR, Robertson ML, Snodgrass JJ, Kuzawa CW.

 

Concerning the Possibility of a Nut…
William P. Castelli
Arch Intern Med. 1992;152(7):1371-1372.

 

Am J Clin Nutr March 2010 vol. 91 no. 3 535-546