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Questionario per chi mangia “Paleo”

27 Mar

Il Dott Paolo De Donno, psicologo ed estimatore della medicina evoluzionistica, ha preparato un questionario per capire meglio le caratteristiche, le problematiche, i risultati, le aspettative, di coloro che seguono una alimentazione Paleo.

Vogliamo insomma farci una idea del perchè si mangia Paleo, che aspettative e che risultati si hanno. Che difficoltà si incontrano.

Il questionario è anonimo. Chi mangia Paleo e ha voglia di condividere le sue esperienze a fini scientifici non deve fare altro che scaricare il questionario qua sotto, compilarlo e spedirlo ad Dott De Donno.

Poi vi faremo sapere cosa è venuto fuori.

Coraggio, dateci una mano a capire chi siamo!

Questionario Paleo

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Prima volta della Paleo Alimentazione ad un congresso medico in Italia. Fertilità. Risultati strabilianti nelle malattie autoimmuni.

20 Gen

Paleo e Fertilità

A fine ottobre del 2013 si é svolto a Roma, presso l’ospedale Fatebenefratelli, il primo congresso medico in Italia in cui la medicina evoluzionistica (e dunque la Paleo alimentazione) é stato il filo conduttore delle relazioni presentate.

Il titolo del congresso era “Alimentazione moderna e procreazione: un binomio inconciliabile? La lezione evolutiva per fertilità, allattamento e gravidanza“. É stato organizzato da me, dal Dott Enrico Colosi ginecologo responsabile del percorso nascita della Asl 9 di Grosseto e dal Prof. Valenzise, professore universitario e ginecologo al Fatebenefratelli di Roma.

Il nostro scopo era quello di mostrare alla comunità scientifica italiana un approccio diverso ai problemi della fertilità e della gravidanza. Un approccio che tenga conto della lezione che l’evoluzione ci dá. Perché siamo diventati meno fertili e qualche migliaio di anni fa lo eravamo molto di più? Perché le popolazioni tradizionali di cacciatori/raccoglitori in genere sono più fertili di noi? Perché quello che le donne mangiano prima di rimanere gravide segnerà la salute del loro bambino?
La medicina evoluzionistica ci dice che l’alimentazione é un elemento fondamentale da tenere di conto quando si vogliano risolvere i problemi di salute, ed in particolare quando si voglia aiutare una donna ad essere fertile e a generare un bambino in perfetta salute. Questo é il nostro approccio (mio e del Dott. Colosi) quando abbiamo a che fare con donne che faticano ad essere fertili e/o che vogliono avere una gravidanza serena: cerchiamo di spiegare loro che essere fertili é una condizione naturale e che se non lo sono, spesso, ciò dipende dalla modernità: da quello che mangiano, da quanto dormono, dallo stress sempre maggiore. E i risultati li tocchiamo con mano giorno dopo giorno, segno che la strada é quella giusta.

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Il Dott Colosi é stato il primo ginecologo in Italia ad istituzionalizzare all’interno di una struttura pubblica, la Asl 9 di Grosseto, un approccio evolutivo ai problemi ostetrici e ginecologici delle donne in età fertile. La strada é segnata e presto sicuramente altri centri pubblici seguiranno questo esempio. Sembra l’uovo di colombo, ma se ci pensate bene tutta l’evoluzione ruota intorno al concetto di procreazione. Tutte le modifiche al nostro patrimonio genetico che sono avvenute nei 6 milioni di anni da quando ci siamo differenziati dagli chimpanzee, le abbiamo mantenute solo e se favorivano la fertilità: abbiamo cercato di eliminarle se non la favorivano. Il fine ultimo della vita é quello di riprodursi.

Al congresso ha partecipato una Star della medicina evoluzionistica: il Prof Staffan Lindeberg dell’Universitá di Lund, Svezia. Il Prof Lindberg é famoso perché é l’autore dei principali studi scientifici sulla Paleo Alimentazione e per i suoi studi sul campo su una delle poche popolazioni rimaste non contaminate dalla alimentazione moderna: i Kitava.

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I Kitava sono una popolazione della Papa Nuova Guinea studiata da Linberg a più riprese all’inizio degli anni 90. Questo popolo si nutre essenzialmente di tuberi, pesce e noci di cocco. Una delle più frequenti cause di morte é infatti la caduta in testa di noce di cocco! Lindeberg ci ha mostrato nella sua bellissima relazione che questo popolo non soffre delle comuni malattie croniche che da noi sono diffusissime (obesità, diabete, ictus etc, etc). E moltissimo dipende da quello che mangiano.
É stato un piacere sentire un tale scienziato parlare di questa sua esperienza dall’altra parte del globo. Nonché vedere la sua meraviglia per un così grande interesse in Italia per questa branca della medicina che ancora troppi pochi medici frequentano. Lindberg segue una paleo alimentazione da ben 29 anni!

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Tutto cominció per lui, mi ha raccontato, quando voleva conquistare una signora vegetariana con cui si trovava a dibattere di alimentazione. Per avere la meglio cominciò a frequentare la biblioteca alla ricerca di testi sulla alimentazione e dove alla fine capí che la lezione evolutiva era la più sensata per capire come si doveva mangiare. Non ha poi conquistato la signora ma ha fatto sicuramente la storia della medicina evoluzionistica. Una persona tra l’altro molto alla mano e disponibile ad imparare da tutti. Ha fatto sicuramente più domande lui a noi di quante siamo riusciti noi a fargliene.

Dal congresso uscirà credo un libro con le relazioni più interessanti. Ci stiamo lavorando. Speriamo sia pronto entro la fine dell’anno.

Paleo e Malattie Autoimmuni

Un mese dopo il congresso di Roma sono stato invitato a parlare a Milano ad un convegno sulle Malattie Autoimmuni (con la psoriasi in primo piano).

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La cosa straordinaria di questo convegno é che é stato organizzato da un gruppo di pazienti ammalati di Malattie Autoimmuni (soprattutto psoriasi). Hanno fatto tutto da sé. Hanno chiesto ad alcuni medici di presentare delle relazioni su temi a loro vicini per poterne discutere tutti insieme. Fino qui potrebbe sembrare tutto abbastanza normale, dove é la straordinarietà? Sta nel fatto che queste persone hanno stilato delle linee guida proprie per poter controllare la loro patologia (e spesso farla scomparire del tutto). Senza l’utilizzo di farmaci in genere, e con qualche integratore. É stato molto divertente e istruttivo sentire i loro racconti di quando spiegavano ai propri dermatologi che la psoriasi in remissione non era dovuta a chissà quale potente farmaco ma al semplice fatto di cambiare modo di mangiare. Avrei pagato per vedere le facce dei miei colleghi al sentirsi riferire questi racconti.
Sicuramente internet ha cambiato la medicina, reso più attivi e consapevoli i pazienti, creando uno stimolo positivo per i medici che non possono più permettersi di parlare “ex cathedra”. Il cameriere la sera al ristorante era meravigliato che tutti mangiassero cose così diverse dal solito (niente cereali, latticini, legumi e cibi moderni) e soprattutto che tutti dicessero di essere malati quando nessuno in realtà sembrava esserlo.
Il gruppo si chiama Psoriasi Fattori Scatenanti e lo trovate su Facebook. Sono circa 2700 persone che hanno ottenuto risultati straordinari su una delle più diffuse malattie autoimmuni. Utilizzando la paleo dieta.
Ma non c’é solo questo gruppo Facebook guidato tra l’altro da Paolo Antolini. Esiste anche la rete creata da Leonardo Rubini, http://www.leonardorubini.org, un blogger affetto da una malattia infiammatoria intestinale, che tiene sotto controllo la sua malattia autoimmune con la paleo alimentazione e che ha fatto grande opera di divulgazione per un approccio evoluzionistico (paleo) alla cura delle malattie autoimmuni in generale e intestinali croniche in particolare. Lo sforzo congiunto di questi gruppi ha creato l’evento di Milano e contribuisce in maniera significativa alla diffusione di un approccio olistico alla malattia: meno farmaci e più riconoscimento che possiamo fare molto da noi stessi per migliorare la nostra salute.
Uno dei campi più promettenti per l’utilizzo della paleo alimentazione sono quindi proprio le malattie autoimmuni. Non temo di sbagliare se dico che seguire la paleo é forse il modo col miglior rapporto rischio/beneficio per tenere sotto controllo tante patologie autoimmuni. Se ne soffrite é il momento di provarla!

La storia di Luana: Una nuova vita con la paleo

1 Lug

Ho conosciuto la paleo dieta grazie al Dott Luchi, me ne parlò tanto tempo
fa in occasione della malattia di mia mamma…mi documentai ma non
iniziai mai.
All’epoca fumavo 40 sigarette al giorno, la mia salute non era fra le mie priorità evidentemente.
E’ passato circa un anno da quel momento; a gennaio di quest’anno ho smesso di fumare; a maggio ho ritrovato il Dott Luchi casualmente. Ne abbiamo riparlato, ho visto le cose che mangiava ed io ero pronta a perdere peso. Specifico che fino al 28
di maggio soffrivo di insonnia, dolori addominali e dolori articolari tanto da dover prendere un antidolorifico ogni santo giorno.
La mattina del 29 maggio ho preso
l’appuntamento in studio e dalla mattina dopo ho iniziato la mia
alimentazione con l’idea di scendere di peso…ma all’inizio non mi
sembrava di scendere con i kg. Sentivo peró che stava cambiando qualcosa
nel mio fisico. Ho iniziato a dormire senza ricorrere a farmaci, il mio
sonno adesso è quello di un tempo, e la mattina mi sveglio piena di
energie, senza più dolori articolari nè addominali. La mia giornata è
migliore rispetto a prima…la cosa incredibile è che ho iniziato per
il peso e adesso questo è l’ultimo dei miei problemi, nonostante abbia
perso 5 kg in un mese, e la mia taglia non sia più quella di un mese fa. Sono
cambiata…continuo a mangiare paleo per il benessere che provo…non è
un sacrificio stare senza pasta o pane o cereali o latticini (ne consumavo tanti). Anzi, mi sono abituata quasi subito e adesso non ne ho proprio voglia. Mi diverto comunque a cucinare, mangio bene e cose buone, e a differenza delle tante diete che nel tempo ho fatto, non mi stanco di mangiare come sto mangiando perché gli alimenti sono buoni e saporiti. Sto tornando ad essere quella di tanti anni fa, questa mi
sembra la cosa più incredibile…la mia pelle e i miei capelli sono più belli, non ho dolore e dormo..non c’è una sola ragione per cui non
debba continuare nel tempo…che dire…grazie Dott. Luchi di tutto…
Luana

Gabriella: “Sono un’altra persona grazie alla Paleo. Colite eosinofila e depressione addio!”

3 Giu

La mia storia è molto simile a tante altre storie di noi….Vita frenetica, stressante, lavoro, casa, figli da ormai un bel pò di anni, e la vita che non è stata sempre facile e con vicissitudini abbastanza pesanti dal punto di vista affettivo ed umano.
Queste vicende nel tempo hanno portato, sembra strano, ad un aumento del mio peso, uno stato depressivo che altalenava nel tempo, a volte alle stelle, a volte alle stalle, e tutto questo lo dovevo affrontare facendo un lavoro molto impegnativo in ospedale e sul territorio come infermiere di pronto soccorso e 118. Non nascondo che ci sono stati momenti della mia vita in cui ero un automa non mi sentivo più persona intesa come persona che sente, che vive e che ha delle reazioni positive o negative.
Tutto ciò raggiunge il culmine nell’estate 2009 dove inizio ad avere una diarrea dopo aver fatto una terapia antibiotica per una infezione delle vie urinarie e quindi comincio ad assumere fermenti lattici e antidiarroici senza nessun beneficio: le scariche variavano dalle 10 alle 12 al giorno, ininterrottamente senza darmi tregua…..fino a che a settembre, il medico in malo modo dopo vari tentativi di far cessare questo disturbo, mi suggerisce una colonscopia dalla quale emerge che ero affetta da COLITE EOSINOFILA (disturbo dovuto ad allergia ad eccipienti e conservanti che li ritroviamo DAPPERTUTTO). Immaginate come mi possa essere sentita, mi sono detta “e come faccio a stare bene???non ho via d’uscita” e così infatti è stato…..una disfatta. Per il primo mese successivo alla colonscopia mi sono affidata ad un gastroenterologo che mi ha fatto fare cortisone per mettere a riposo l’intestino e rigenerare la flora e le pareti intestinali..e poi??? ero punto a capo ogni volta che assumevo alimenti che mi davano una maggiore irritazione piombavo di nuovo in periodi di diarrea e gonfiore addominale che mi faceva anche accumulare kg in più,rassegnandomi all’idea di dover vivere così! Naturalmente assumevo degli alimenti che pensavo mi facessero bene,come il latte e gli yogurt di soia, pasta in bianco, pane bianco, ma il problema continuava ad esistere.
Finchè nello svolgimento del mio lavoro, nel mese di febbraio 2013, al triage del pronto soccorso mi trovo a dover registrare un dottore di nome Andrea Luchi che giá conoscevo di vista: mi espone il motivo della sua presenza in p.soccorso e poi ci congediamo. Lo ritrovo sul social di fb e iniziamo a parlare di paleodieta ed io che sono curiosissima inizio a chiedergli chiarimenti e notizie in merito. Lui molto disponibile mi offre materiale e studi in merito consigliandomi anche di leggere il libro di Robb Wolf, La paleo dieta. Io vado a cercare gli studi antropologici e le indagini che sono state fatte sulle popolazioni dei nostri antenati circa l’alimentazione e mi sono convinta che non mi stava raccontando bufale.C’erano a mio parere solide basi sulle quali poter iniziare un modo nuovo di alimentarsi aiutando la nostra salute e di conseguenza prevenendo in modo naturale la maggior parte delle patologie dei nostri tempi, come malattie degenerative e neurologiche, ipertensione, ictus cerebri, infarti, ipercolesterolemia e trigliceridi elevati, diabete.
Ebbene io dopo solo 2 mesi di dieta paleo ho recuperato l’equilibrio intestinale, ho perso 8 kg e due taglie, ritrovando uno stato di benessere psico fisico che da ormai troppo tempo non avevo più…soltanto avendo degli accorgimenti sugli alimenti da mangiare e cosa acquistare e come cucinarli, non avendo restrizioni sulla quantità ma sulla qualità del cibo ed eliminando quegli alimenti “spazzatura” che danneggiano sia il corpo che la mente….paleodieta per sempre!
Grazie Andrea di avermi cambiato per sempre la vita!!! Buona vita a tutti!!!
Gabriella

La paleo dieta migliora i parametri metabolici anche senza perdere peso: le basi scientifiche della paleo (2)

28 Nov

In questo secondo post dedicato alle “basi scientifiche della paleo dieta” mi soffermerò sull’analisi di un altro studio estremamente interessante del gruppo della Professoressa Frassetto dell’Università della California a San Francisco.

Il titolo del lavoro è “Metabolic and physiologic improvements from consuming a paleolithic, hunter-gatherer type diet”, ovvero “Miglioramenti dei parametri metabolici e fisiologici derivanti dall’utilizzo di una dieta paleo, del tipo di quella utilizzata dai cacciatori-raccoglitori”.

Metabolic and physiologic improvements from consuming a paleolithic, hunter-gatherer type diet

Cosa ha fatto la Frassetto? Ha preso 9 soggetti (maschi e femmine) perfettamente sani, lievemente in sovrappeso (BMI), sedentari (che dovevano continuare a vivere come sempre durante il perido dello studio). A questi soggetti è stata data una dieta paleo contenente: carne, pesce, pollame, uova, frutta, vegetali, frutta secca (noci, mandorle etc etc.), maionese, miele.

La paleo veniva consumata in 3 pasti e tre spuntini preparati nelle cucine dell’università. Ogni giorno la stessa dieta. I soggetti mangiavano un pasto all’Università e gli altri pasti se li portavano a casa. La cosa particolare è che i ricercatori hanno fatto in modo che i soggetti non perdessero peso durante lo studio perchè volevano verificare che effetti avesse la paleo escludendo quelli dovuti dalla perdita di peso: infatti la perdita di peso ha effetto di per sè su alcuni parametri metabolici a prescindere da quale dieta la provochi (la perdita di peso). Di conseuguenza, se i soggetti perdevano peso gli veniva dato da mangiare un po’ di più  in modo che il peso rimanesse stabile. La dieta paleo è stata data per 10 giorni.

Cosa è venuto fuori da questo studio?

1) Il colesterolo totale è sceso del 16%

2) Il colesterolo HDL è salito del 4%

3) II colesterolo LDL è sceso del 22%

4) I trigliceridi sono scesi del 35%

5) L’insulina basale è scesa del 68%

6) La glicemia è scesa del 5%

7) La sensibilità insulinica è migliorata del 72%

8) La pressione arteriosa sistolica è scesa di circa 2,6 mmHg

9) La pressione arteriosa diastolica è scesa di circa 3,4 mmHg

10) La distensibilità dell’arteria brachiale è aumentata.

In sostanza tutta una serie di parametri sono andati nella direzione giusta, migliorandosi talvolta significativamente.

Da notare alcune cose. Ad esempio, sebbene la glicemia non sia cambiata di tanto, l’insulina lo era: a significare che la sensibilità insulinica era migliorata e quindi serviva meno insulina per produrre lo stesso effetto. L’alto contenuto di frutta e vegetali della dieta insieme all’alto contenuto di grassi poliinsaturi spiega invece il miglioramento dei parametri lipidici.

Una limitazione dello studio è ovviamente il piccolo gruppo di soggetti interessati.

Un’altra limitazione è che i soggetti erano di razze diverso, e come sappiamo razze diverse hanno predisposizioni diverse per le malattie metaboliche. Essendo piccolo il campione, lo studio non può predire la differente risposta dei vari gruppi etnici alla paleo dieta. Tuttavia tutti i soggetti sono “migliorati”, quindi l’ipotesi della Frassetto, ovvero che la paleo dieta è l’alimentazione a cui tutte le razze sono naturalmente “portate”, viene confermata.

La terza limitazione è che non esisteva un gruppo di controllo. Ma i soggetti erano stati studiati per diversi giorni mentre mangiavano la loro dieta abituale prima di iniziare la paleo, quindi si può dire che hanno funto da controllo per se stessi.

La Frassetto ci dice che questo era uno studio preliminare per vedere se valesse la pena fare uno studio con più soggetti per valutare la paleo più a fondo. Cosa che ovviamente è stata confermata.

Quale è il messaggio da portare a casa da questo studio? Che anche meno di 2 settimane di paleo dieta sono sufficienti a migliorare i parametri alterati nella sindrome metabolica ANCHE SENZA PERDERE PESO. Il che è ovviamente una dimostrazione in più che i benefici della paleo non sono solo legati alla perdita di peso, ma probabilmente anche al fatto che è una alimentazione più naturale e adatta alla nostra fisiologia. In poche parole: siamo fatti per mangiare paleo.

Le basi scientifiche della Paleo (1): La Paleo funziona nei diabetici

26 Nov

 

Comincio con questo post il commento sugli studi scientifici che confermano la bontà dell’appoccio “Paleo”, detto anche “Ancestrale”, all’alimentazione.

Questo per dare un senso di sicurezza a chi si avvicina a questo tipo di alimentazione ed è magari dubbioso della sua rigorosità scientifica.

Non sono molti gli studi presenti in letteratura perchè questo approccio è relativamente giovane. Il primo accenno importante in letteratura è di meno di 30 anni fa quando nel 1985 comparve sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicina il primo, mitico ormai, articolo scientifico che faceva esplicitamente riferimento alla nutrizione paleolitica, intitolato “Paleolithic nutrition. A consideration of its nature and current implications.” Gli autori erano Eaton e Konner, che possono essere considerati i pionieri della ricerca in questo campo. Ma la ricerca vera e propria sulla Paleo è cominciata molti anni dopo, circa 5-10 anni fa.

Lo studio di cui mi occuperò oggi è stato prodotto nel 2009 dal gruppo del Prof. Staffan Lindeberg dell’Università di Lund in Svezia. Il titolo del lavoro è Beneficial effects of a Paleolithic diet on cardiovascular risk factors in type 2 diabetes: a randomized cross-over pilot study, ovvero “Effetti benefici della dieta paleolitica sui fattori di rischio cardiovascolari nei pazienti diabetici di tipo II: uno studio pilota randomizzato cross-over”.

Beneficial effects of a Paleolithic diet on cardiovascular risk factors in type 2 diabetes: a randomized cross-over pilot study

Scopo dello studio era paragonare gli effetti sulla glicemia e sui fattori di rischio cardiovascolari di una dieta paleo rispetto alla dieta tradizionale che viene data ai diabetici (DTD). Cioè paragonare una dieta basata sugli alimenti (la paleo) che non si preoccupa di quanti carboidrati, grassi e proteine ci siano nei cibi, rispetto alla dieta per diabetici classica che si preoccupa di calcolare precisamente le percentuali di quanti carboidrati, proteine e grassi i diabetici debbano assumere; la dieta, quest’ultima, che viene data nei centri antidiabetici di tutto il mondo occidentale.

I soggetti sotto studio erano 13. Sono stati divisi in 2 gruppi in maniera casuale (random). Un gruppo faceva la paleo per tre mesi e l’altro gruppo la DTD per 3 mesi. Passati i 3 mesi si scambiavano i ruoli. Chi aveva fatto la paleo passava alla DTD e viceversa. Non sto a descrivervi la DTD perchè la potete trovare facilmente su internet.

Ai soggetti che facevano la paleo, invece, veniva indicato cosa dovevano mangiare, e cioè: carne magra (rossa e bianca), pesce, frutta, vegetali e tuberi (non più di una patata al giorno), uova (non più di 2 al giorno), frutta secca (preferibilmente mandorle, limitando la frutta essiccata e disidratata), olio di oliva (non più di un cucchiaio da tavola al giorno), vino (non più di un bicchiere al giorno). Quindi alcuni alimenti potevano essere mangiati liberamente, altri avevano le limitazioni riportate tra parentesi.

Alla fine dello studio i risultati hanno detto questo:

1) Alla fine della paleo il controllo del diabete era migliore rispetto alla DTD come si evince dal valore di emoglobina glicata (che esprime la glicemia delle ultime settimane) che era di 5.5 nella paleo e di 5.9 nella DTD (più è basso questo valore e meglio è).

2) I trigliceridi erano più bassi alla fine della paleo: 88 mg contro 132 mg

3) La pressione era più bassa alla fine della paleo:140/79 rispetto a 149/83

4) Le HDL erano più alte alla fine della paleo: 52 mg rispetto a 48 mg

5) Il peso era più basso alla fine della paleo: 81 kg contro 84 kg

6) La circonferenza alla vita era più bassa alla fine della paleo: 94 cm contro 98 cm

Non era stato detto ai pazienti sotto paleo di mangiare meno, ma nonostante ciò i soggetti sotto paleo riportavano di avere mangiato meno. Questo, dicono gli autori dello studio, sta a significare che la paleo è più “saziante” e quando la si fa viene naturale mangiare meno. Ad aumentare il senso di sazietà contribuisce l’acqua di cui sono ricchi la frutta e i vegetali. La sazietà nel caso della paleo non veniva dalle fibre che comunemente si sente dire tolgano la fame: infatti il contenuto di fibre della paleo era inferiore a quello della DTD. Anche il contenuto lievemente maggiore in percentuale di proteine della paleo può avere influito sul senso di sazietà.

Una cosa importante da notare è che il contenuto di carboidrati della paleo era solo lievemente inferiore ai 130 grammi consigliati ai diabetici dalla American Diabetes Association, ma ben sopra i 50 mg che sono il limite per definire una dieta “povera di carboidrati”.

LA PALEO NON E’ UNA ALIMENTAZIONE POVERA DI CARBOIDRATI!!!!!!

I grammi di proteine giornaliere che i due gruppi di pazienti ingerivano è risultato identico, ma siccome chi faceva la paleo mangiava di meno, in percentuale le proteine sono risultate più alte (24% delle calorie totali).

In sostanza i miglioramenti ottenuti con la paleo riportano i paramentri ematici a valori più vicini a quelli dei popoli che non mangiano i cibi che mangiamo noi in occidente.

Gli autori riportano anche le limitazioni di questo studio. La prima limitazione è che non era uno studio alla “cieca”. Cioè i pazienti sapevano che tipo di dieta facevano e non ne erano all’oscuro come accade quando si fanno gli studi sui farmaci. Tuttavia ai pazienti era stato detto che entrambe le diete erano perfettamente valide ed intercambiabili. Quindi è presumibile che non fossero influenzati nel pensare che una fosse meglio dell’altra e fossero condizionati in un qualche modo. Direi perciò che questa è una limitazione molto relativa e non molto significativa: non toglie cioè particolare valore allo studio.

La seconda limitazione è il numero esiguo di partecipanti, solo 13. In linea teorica si potrebbe affermare che le conclusioni non sono estrapolabili a tutti i pazienti diabetici visto che si tratta solo di 13 soggetti. Vero, ma se io fossi diabetico e mi chiedessero quale dieta voglio fare, facendomi vedere i risultati di questo studio sceglierei senza dubbio la paleo, voi?

Bibliografia

1) Cardiovasc Diabetol. 2009 Jul 16;8:35.

Beneficial effects of a Paleolithic diet on cardiovascular risk factors in type 2 diabetes: a randomized cross-over pilot study.

Jönsson T, Granfeldt Y, Ahrén B, Branell UC, Pålsson G, Hansson A, Söderström M, Lindeberg S.

Source

Department of Clinical Sciences, Lund, Lund University, Box 117, 221 00 Lund, Sweden. Tommy.Jonsson@med.lu.se

 

2) N Engl J Med. 1985 Jan 31;312(5):283-9.

Paleolithic nutrition. A consideration of its nature and current implications.

Eaton SB, Konner M.

Il popolo di Laron: il mistero degli uomini che non muoiono mai di cancro

16 Nov

Esistono su questa terra un gruppo di persone che non si ammalano mai di cancro. Sono le persone affette dalla Sindrome di Laron.

La sindrome di Laron (SdL) o nanismo di Laron è una malattia genetica caratterizzata dalla mancata risposta dei tessuti all’ormone della crescita (GH), a causa di una mutazione del recettore dell’ormone. In pratica questi soggetti non hanno la capacità di rispondere agli stimoli del GH e quindi non crescono, rimanendo nani. Ovviamente il nanismo é la conseguenza macroscopica (che noi vediamo ad occhio nudo), ma ci sono anche altre conseguenze per la salute e la vita sociale di queste persone, molte non piacevoli.
In questa sede non ci interessano le conseguenze spiacevoli della SdL, bensì quelle positive dal momento che possono insegnarci molto su come migliorare la nostra salute.

Le persone affette da SdL, dicevo, non si ammalano mai di cancro (ma neanche di acne o diabete). Il motivo é molto semplice, sembrano pensare alcuni scienziati. Cosa é un tumore se non delle cellule che crescono e si riproducono disordinatamente? Per crescere e riprodursi tutte le cellule hanno bisogno di un sistema di “ordini” che dica loro di farlo. Il GH dà il via a questa catena di ordini e segnali che culminano nella crescita e nella moltiplicazione cellulare. Senza questo meccanismo di crescita rimarremmo sempre bambini, ovviamente. Il GH determina tra l’altro anche la produzione di una sostanza chiamata Fattore di Crescita simile all’Insulina (IGF-1, Insulin Like Growth Factor), che come dice il nome é un fattore di crescita. I malati di SdL sono carenti di IGF-1, tant’è che la cura della SdL consiste nell’iniettare IGF-1 sintetico prima della pubertà perché sia efficace.
Quando manca l’IGF-1 anche i meccanismi che portano al tumore risultano frenati. Non crescono cioè le cellule normali ma NON CRESCONO NEANCHE LE CELLULE TUMORALI.

Facciamo ora un ulteriore passo nella comprensione del perché questi meccanismi possono insegnarci qualcosa. L’IGF-1 come dice il nome é un fattore simile all’insulina. È guarda caso anche l’insulina ha gli stessi effetti dell’IGF-1, promuove cioè la crescita cellulare e dei tessuti.
Gli scienziati a questo punto si sono chiesti. Visto che l’insulina, promuovendo la crescita in generale potrebbe favorire anche lo sviluppo di tumori, perché non andiamo a vedere cosa succede ai tumori quando riduciamo il livello di insulina nel sangue ai pazienti affetti da tumore, facendogli mangiare una dieta chetogenetica cioè una dieta poverissima di carboidrati? (Ricordo che l’ingestione di carboidrati è il principale stimolo alla produzione di insulina nel corpo umano).

Detto fatto. Sono partiti alcuni studi di cui uno particolarmente interessante curato dal Dott. Fine. Fine ha preso 10 pazienti affetti da vari tipi di tumore (seno, colon etc etc), che al momento non facevano chemioterapia, e ha dato loro una dieta poverissima di carboidrati (meno di 50 grammi al giorno). Se si danno meno di 50 grammi di carboidrati al giorno l’organismo comincia ad usare i grassi come carburante (per questo la dieta si chiama chetogenetica, perché l’organismo utilizza come carburante delle sostanze derivate dai grassi, chiamate “chetoni”). Il livello di insulina, conseguentemente, diminuisce nel sangue perché, come detto sopra, l’insulina viene soprattutto prodotta dopo l’ingestione di carboidrati.

Il Dott. Fine ha dato quindi una dieta chetogenetica ai suoi 10 pazienti e dopo un mese é andato a vedere con la PET (Tomografia) cosa era successo al loro tumore. Alcuni pazienti non hanno risposto ma alcuni si. Quali? Il Dott. Fine ha scoperto che maggiore era la chetosi (ovvero maggiormente il paziente utilizzava i grassi al posto dei carboidrati come carburante) maggiore era la probabilità che il tumore si stabilizzasse (non crescesse) o si riducesse di dimensione.
Risultati molto interessanti quindi. Certo lo studio é durato solo un mese e i pazienti erano solo 10. Non é però il solo studio a puntare in questa direzione.

Che conclusioni trarre dunque?
Quello che la Sindrome di Laron e lo studio di Fine ci suggeriscono é la stessa cosa. I meccanismi di crescita che l’evoluzione ci ha dato per milioni di anni, fatti per essere perfetti in un ambiente poco ricco di carboidrati quale quello della storia dell’uomo per 2.5 milioni di anni, si stanno rivelando negli ultimi millenni e soprattutto negli ultimi 100 anni in taluni casi fonti di problemi molto seri per la salute. Perché abbiamo cominciato a mangiare cose diverse, molto ma molto più ricche di carboidrati di quanto non fossimo geneticamente abituati.
Ma abbiamo anche delle nuove speranze da queste nuove conoscenze. Possiamo forse ridurre le probabilità di ammalarci di tumore riducendo o eliminando quei cibi che stimolano particolarmente i fattori di crescita (come il latte ed i latticini, anche se apparentemente non sembrano carboidrati). Possiamo anche dare qualche speranza ai malati di tumore, che ora si trovano con un arma in più oltre alle cure tradizionali come la chemioterapia: una alimentazione sana nel senso evolutivo, che penalizza l’uso eccessivo di carboidrati, soprattutto quelli moderni, dell’industria alimentare.

 

BIBLIOGRAFIA

1) Nutr Metab (Lond). 2011 Jun 24;8:41. doi: 10.1186/1743-7075-8-41.

Over-stimulation of insulin/IGF-1 signaling by western diet may promote diseases of civilization: lessons learnt from laron syndrome.

Melnik BC, John SM, Schmitz G.

 

2) Nutrition. 2012 Oct;28(10):1028-35. doi: 10.1016/j.nut.2012.05.001. Epub 2012 Jul 26.

Targeting insulin inhibition as a metabolic therapy in advanced cancer: a pilot safety and feasibility dietary trial in 10 patients.

Fine EJ, Segal-Isaacson CJ, Feinman RD, Herszkopf S, Romano MC, Tomuta N, Bontempo AF, Negassa A, Sparano JA.