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Latte? No grazie! (2° parte)

4 Feb

Un altro elemento del puzzle che rende probematici i latticini lo troviamo guardando alla Sindrome Metabolica (SM). Detto in poche parole la sindrome metabolica è quell’insieme di patologie (prediabete, ipertensione,  dislipidemia, obesità a livello addominale) legate da un unico filo: l’insulino-resistenza. A seguito dell’ingestione di cibi che stimolano la produzione di insulina quest’ultima aumenta nel sangue. Col tempo, nonostante ce ne sia tanta nel corpo, essa smette di funzionare (insulino-resistenza appunto) e ne seguono tutti i problemi appena citati. I cibi che stimolano l’insulina in maniera esagerata sono quindi problematici. Tra questi vi sono appunto i latticini, che in genere non vengono accusati di questo perchè hanno un basso indice glicemico: ma ciò nonostante causano un importante spike dell’insulina. Pensate, qualche anno fa uno studio ha dimostrato che dei ragazzi di 8 anni messi sotto dieta ad alto contenuto di latte ci hanno messo solo una settimana a diventare insulino-resistenti!! Invece un gruppo di ragazzi di 8 anni messi sotto dieta ad alto contenuto di carne hanno mantenuto il metabolismo dell’insulina perfettamente in ordine. Pensateci, quando vi arrabbiate con vostro figlio perchè non vuole bere il latte…

Un altro effetto apparentemente secondario ma per molti importante legato all’assunzione di latte è quello della comparsa dell’acne. Studi degli ultimi anni hanno dimostrato che diete a basso indice glucidico (quindi ipoinsulinemizzanti) e ad alto contenuto proteico sono efficaci nel ridurre i sintomi dell’acne. Anche se il meccanismo non è chiaro (insulina? ormoni bovini contenuti nel latte?) levare il latte dalla dieta aiuta a guarire dall’acne.

Il latte non contiene solo calcio. E’ ricchissimo di una serie di sostanze come ormoni della crescita, ormoni steroidei, proteine bioattive. Queste sostanze servono al vitello per crescere e svilupparsi. Con la pastorizzazione e la digestione molte di queste sostanze per fortuna non entrano nel nostro sangue. Ma in chi di noi ha problemi intestinali, con conseguente aumentata permeabilità, è facile che alcune di queste sostanze possano raggiungere il torrente sanguigno. Ecco che allora compaiono le allergie e le reazioni immunitarie al latte. Interessante a questo proposito è l’insulina bovina che si trova nel latte. Molti dei nostri ragazzi hanno anticorpi contro l’insulina bovina, segno che quest’ultima è ruscita ad entrare nel loro sangue: il problema è che oggi si sa che la presenza di questi anticorpi aumenta nei ragazzi il rischio di contrarre il diabete di tipo I.  Questo vale soprattutto per i bambini che bevono il latte bovino prima dei 3 anni di età.

Un’altra sostanza che aumenta di molto nel nostro sangue a seguito dell’ingestione di latte è l’IGF-1, un fattore di crescita. Quando l’IGF è alto aumentano le probabilità di avere dei tumori della prostata e del seno (se no che fattore di crescita sarebbe???).

Il latte bovino è ricchissimo di estrogeni. Nelle donne, un eccesso di estrogeni aumenta il rischio di tumore del seno e dell’ovaio. Negli uomini aumentano il rischio di tumore della prostata e dei testicoli.

Tra le allergie alimentari il latte è al primo posto. Soprattutto nei bambini piccoli. E le allergie al latte favoriscono lo sviluppo di allergie per altri cibi. Volete che i vostri figli non sviluppino allergie alimentari? Evitate di dargli latte bovino almeno fino a tre anni. Tra l’altro si è visto che le mamme che bevono latte mentre allattano hanno dei bambini che più facilmente hanno le colichine da piccoli, il che vuol dire che qualcosa del latte bevuto dalla mamma passa al latte materno.

Una metanalisi della Harvard Public Health School nel 2007 ha dimostrato che i soggetti che mangiano più formaggi si ammalano più facilmente di Parkinson.

Il forte contenuto in calcio dei latticini interferisce con l’assorbimento di due minerali importanti, il ferro e lo zinco. Mentre più o meno si conoscono gli effetti positivi del ferro, quelli della carenza di zinco sono meno conosciuti ma non meno importanti: tra l’altro ricordiamo la riduzione degli spermatozoi e la riduzione della libido. Una felice vita sessuale non va d’accordo col formaggio, sembra…

Per finire. Avete paura di non assumenre abbastanza calcio rinunciando al formaggio? Una metanalisi del 2010 fatta su 195.000 donne e 75.000 uomini ha dimostrato che non bere il latte non aumenta le fratture, nè berne molto le riduce. Amen.

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Cereali? No grazie! (1° parte)

23 Gen

Lo Stato, oltre non tollerare chi ruba (“Non rubare! Lo Stato odia la concorrenza!” ho letto da qualche parte), ci comunica periodicamente cosa dobbiamo mangiare per mantenerci sani. Negli USA questo avviene attraverso le direttive dell’USDA (il Ministero per l’Agricoltura americano) ente che periodicamente pubblica la famosa “Piramide alimentare” recentemente ribattezzata MyPlate (il mio piatto). Queste direttive vengono poi riprese sostanzialmente invariate in tutto il mondo e anche da noi. I miei figli tornano ogni tanto a casa raccontando mirabilie di questa portentosa piramide che ci aiuta a stare sani e in forma.

Tra le varie cose che la piramide suggerisce c’è quella di mangiare tutti i giorni la nostra bella porzione di cereali, soprattutto integrali. Normale, direte voi, i cereali sono alla base della alimentazione mediterranea. Guardiamo un po’ più a fondo la questione e vediamo se i cereali meritano veramente un posto preminente nella nostra alimentazione.

Cominciamo dal contenuto in Minerali e Vitamine. Sono i cereali una buona fonte di minerali e vitamine? Le analisi di laboratorio ci dicono di no.  Verdura, pesce, carne, frutta sono alimenti più ricchi di questi nutrienti rispetto ai cereali integrali: questo significa che sostituire ad esempio la verdura con i cereali diminuisce la quantità di questi micronutrienti importantissimi che ogni giorno dobbiamo assumere.

Sicuramente però i cereali integrali si rifanno quanto a contenuto di fibre, direte voi! In realtà anche in questa sfida i cereali fanno una figuretta se li confrontiamo alla frutta e alla verdura. Le verdure sono enormemente più ricche di fibre dei cereali.

Veniamo ora ad analizzare la bio-disponibilità dei nutrienti contenuti nei cereali. Infatti quello che conta nel cibo non è solo quanti nutrienti abbia, ma quanti ne riusciamo ad assorbire da quell’alimento…altrimenti è come vedersi passare davanti una Ferrari e non riuscire a salirci dentro!!! All’apparenza, ad esempio, i cereali sembrerebbero una grande fonte di magnesio, calcio, ferro, ma in realtà non è vero. Perchè? La parola magica per capire questo paradosso è: fitato. Il fitato è una sorta di calamita che si trova nei cereali e serve al seme a trattenere i metalli che utilizza per crescere e germogliare. Il problema è che quando ingeriamo i cereali questa specie di calamita funziona contro di noi riducendo l’assorbimento dei minerali che altrimenti assorbiremmo. Le conseguenze di una riduzione dell’assorbimento di minerali sono spesso molto problematiche. Il paradosso è che una donna, ad esempio, che segue una dieta ricca di cereali sviluppa spesso una anemia da carenza di ferro e una deficienza di zinco.

Le cose non vanno meglio con il calcio. Più cereali mangiamo e meno calcio assorbiamo. Non solo, i cereali sono molto più ricchi di fosforo che di calcio. Quando si assorbe troppo fosforo rispetto al calcio ingerito (calcio ingerito normale o basso) si crea una condizione chiamata iperpartiroidismo secondario, che porta a perdita di calcio dalle ossa. Date cereali integrali per 1 mese ad un bambino piccolo e vedrete precipitare la sua calcemia. A peggiorare la salute delle ossa ci pensano gli effetti dei cereali sul metabolismo della Vitamina D. La carenza di Vitamina D nella popolazione in generale è molto diffusa. Siamo su percentuali nella popolazione adulta che parlano di carenza di questa vitamina nel 60-100% dei soggetti esaminati. Gli studi dimostrano che i cereali integrali aumentano la perdita intestinale di Vitamina D aggravando una carenza presente di per sè. Non solo, studi in vitro (ancora da dimostrare negli umani) dimostrano che una sostanza contenuta nei cereali, il WGA, impedisce alla vitamina di entrare nel nucleo delle cellule per espletare i suoi effetti.

(fine parte prima)