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FIBROMIALGIA: quello che c’è da sapere di una patologia mal curata.

26 Gen

La Fibromialgia (F) è una delle patologie più sfuggenti, misconosciute, invalidanti, dell’epoca moderna.

Di solito viene definita “idiopatica”, cioè di origine sconosciuta.

Vediamo la definizione di questa patologia tratta da Wikipedia:
La fibromialgia o sindrome fibromialgica o sindrome di Atlante, è una sindrome caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso associato a rigidità. La sua diagnosi e caratteristiche cliniche sono controverse. Le possibili cure sono oggetto di continui studi; la malattia potrebbe essere riconducibile all’attività lavorativa svolta dal soggetto debilitato. La reale eziologia è sconosciuta, ma è considerata una malattia reumatica.

Controverso….sconosciuta…ma veramente?

Malattia vera o psicosomatica?

Ci sono molti altri sintomi, oltre il dolore, nei pazienti fibromialgici: fatica, insonnia, cefalea, disturbi intestinali, brain fog (mente annebbiata), scarsa memoria etc etc.

L’atteggiamento che la maggior parte di noi medici ha verso la F è di considerarla a genesi sconosciuta con una forte componente “neuropsicogena” ovvero “in qualche modo c’entra il sistema nervoso e la mente” ovvero, detto in maniera ancora più cruda, “nasce tutto dentro la tua testa”. E siccome non si sa bene dove andare a parare per curarla, la tendenza è quella di utilizzare per le pazienti (la F colpisce circa il 5% della popolazione mondiale, soprattutto le donne tra i 20 e i 50 anni) dei farmaci che sopprimono il dolore (ma non la causa del dolore) e rintontiscono la mente (tranquillanti e psicoterapici).

In altre parole spesso la paziente viene presa per una donna con la mente malata, più bisognosa di uno psicologo che di un medico.

Eppure esistono delle alterazioni organiche obiettive nel paziente fibromialgico:

  1. Tessuto muscolare disorganizzato con accumulo di lipofuscina (che denota invecchiamento del muscolo), frammentazione del DNA, con aree di contratture localizzate.
  2. Accumulo di glicogeno e grassi dentro le cellule a denotare che i mitocondri (presenti in numero ridotto) non funzionano bene. La produzione di energia nella cellula è quindi compromessa.
  3. Anormalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
  4. Aumento nel cervello di glutammato, omocisteina e interleukina-8.
  5. Aumento delle citochine infiammatorie circolanti a denotare uno stato di Infiammazione Cronica di Basso Grado.
  6. Crescita di batteri in parti dell’intestino dove non dovrebbero esserci: la cosiddetta SIBO.
  7. Aumento della permeabilità intestinale: il cosiddetto leaky gut ovvero un intestino colabrodo che fa passare di tutto al cospetto del sistema immunitario e nel sangue.
  8. Carenza di Vitamina D in molti pazienti.
  9. Bassi livelli ematici di triptofano; un aminoacido precursore di serotonina e melatonina la cui carenza determina ansia, depressione, attacchi di fame, sonno disturbato etc etc.
  10. Stress ossidativo per i problemi già citati ai mitocondri e la mancanza di alcuni nutrienti (magnesio, zinco, Vitamina B12 etc etc).

Tutte queste anomalie presenti nel paziente fibromialgico possono non solo spiegare i sintomi di questa malattia ma anche indicare la strada da intraprendere per guarire.

In sostanza, il dolore fibromialgico origina a livello muscolare a seguito dello stress ossidativo e dello stato infiammatorio, e viene eccessivamente amplificato a livello del midollo spinale e del cervello [in gergo medico questo fenomeno viene descritto con due nomi, Allodinia (si scambia uno stimolo non doloroso per uno doloroso) e Iperalgesia (uno stimolo doloroso modesto viene sentito come molto doloroso e molto duraturo)].

Chi segue questo blog sa che la maggior parte delle malattie croniche moderne nascono da uno stato di infiammazione subclinica (il paziente non se ne accorge) legato ad una alimentazione sbagliata e ad uno stile vita non consono con la nostra natura (tanto stress e poco sonno). Spesso rimediare a queste cose porta ad un miglioramento o addirittura ad una scomparsa della patologia di cui si soffre.

La F non è differente. Si può guarire o comunque stare molto meglio prendendo i giusti provvedimenti. Ma questo ai pazienti non viene detto.

Cosa si sente dire il paziente?

“La F è un problema che dura tutta la vita, e nasce nel sistema nervoso centrale che amplifica il dolore.” Traduzione: “Non guarirai mai e devi prendere i farmaci tutta la vita”.

“Non esiste una cura ma i farmaci possono far diminuire i sintomi”. Traduzione: “Smetti di cercare una soluzione e affidati ai farmaci.”

“C’è una componente genetica nella F anche se non basta per avere la malattia”. Traduzione:”Non ci abbiamo capito nulla, ma non puoi fare a meno di noi.”

“I muscoli e gli organi non sono danneggiati, è solo il cervello che amplifica il dolore”. (Affermazione palesemente falsa visto che come abbiamo visto i pazienti sono pieni di alterazioni biochimiche e organiche). Traduzione: “Gli psicofarmaci sono l’approccio adatto a te”.

Diagnosi differenziale

Ci sono delle condizioni che possono dare sintomi simili alla F oppure possono aggravarla. Vediamo le principali.

Ipotiroidismo

L’ipotiroidismo può causare un dolore diffuso cronico, fino nei casi più gravi a causare una vera e propria miopatia (malattia del muscolo). E’ fondamentale in chi abbia dolore cronico muscolo-tendineo valutare la funzionalità tiroidea misurando tutti gli ormoni tiroidei e non solo il Tsh. Spesso anche degli ormoni tiroidei entro il range di normalità non sono garanzia del fatto che l’ipotiroidismo non sia la causa del dolore, soprattutto se i valori degli ormoni si colloca nella parte bassa del range di normalità.

Carenza di Vitamina D

Un quadro molto simile alla F può essere determinato dalla carenza di Vitamina D. Dolore cronico, depressione, ansia, infiammazione cronica sono sintomi tipici della carenza grave di vitamina D. La supplementazione con 5000-10000 UI giornaliere di vitamina D si associa ad un aumentato benessere e miglioramento del tono dell’umore.

Infezioni da Clamidia e Micoplasma

Infezioni da Micoplasma sono state trovate nel 50% per soggetti affetti da F e/o Sindrome da Fatica Cronica. Stessa cosa si può dire della Clamidia i cui anticorpi appaiono spesso presenti in soggetti con sindrome da fatica e infiammazione cronica.

Ferro

L’emocromatosi (eccesso di ferro) è una delle malattie genetiche diffuse in occidente. Si accompagna spesso a dolore cronico muscolare. Le manifestazioni dolorose sono classicamente alle articolazioni ma talvolta possono ricordare quelle della F.

E’ la carenza di ferro invece che può portare a cefalea ed essere anche la causa di una ridotta produzione intracellulare di energia con conseguente dolore cronico fibromialgico come evidenzia uno studio del 2010 sul Eur J Clin Nutr.

Intossicazione da Metalli

L’intossicazione da metalli pesanti come Mercurio e Piombo è notoriamente alla base di molte manifestazioni croniche dolorose muscolo-scheletriche. Da tenere sempre a mente quando si ha a che fare con un dolore cronico di questo tipo.

Una spiegazione alternativa delle cause della Fibromialgia: il ruolo della SIBO

Abbiamo visto come in realtà vi siano molti elementi reali, organici, nella genesi della F e come non si possa sbrigativamente ascriverla ad un cervello che amplifica i segnali dolorosi o ad una psiche troppo debole e autocondizionantesi.

Da dove potrebbe quindi nascere la F? Come molte malattie moderne croniche, l’origine potrebbe essere legata ad una disbiosi intestinale o SIBO (Crescita anomala di batteri nel piccolo intestino) che dir si voglia. Ci sono ormai tantissimi riferimenti nella letteratura scientifica che fanno propendere per questa ipotesi.

La cosa avverrebbe in questo modo:

1) L’eccesso di crescita batterica intestinale fa sì che aumenti la produzione intestinale di tossine (una delle più conosciute è un componente della parete batterica che si chiama LPS) e sostanze infiammatorie/tossiche per i mitocondri (come il D-Lattato ed il H2S, l’acido solfidrico).

2) Il sistema immunitario del cervello (detto “microglia” ) viene attivato direttamente da queste tossine (LPS etc) e indirettamente da altre sostanze infiammatorie (citochine) che il nostro corpo produce quando deve combattere un’infezione.

3) La microglia stimola i neuroni e questo causa un aumento della attività cerebrale glutaminergica che causa una sensibilizzazione cerebrale eccessiva agli stimoli dolorosi, depressione e fatica.

4) La disfunzione dei mitocondri (che sono i luoghi dove si produce l’energia) nelle cellule cerebrali esacerba la disfunzione cerebrale con ulteriore attivazione della microglia.

5) A livello periferico la disfunzione mitocondriale facilita il dolore ed il circolo vizioso dello stress ossidativo.

Sono molti gli studi che supportano l’ipotesi che la Sibo abbia molto a che fare con la F. Ad esempio uno studio di Pimentel del 2004 dimostra che su 42 pazienti con F studiati, tutti e 42 avevano la SIBO: in essi il dolore fibromialgico era direttamente proporzionale al livello di idrogeno rilevato al Breath Test.

Anche gli studi sugli animali dimostrano questo. Uno studio di Othmanm del 2008 ci ricorda che è possibile provocare dolore cronico negli animali se essi vengono messi a contatto con tossine batteriche e che la SIBO può avere un ruolo nel provocare ipersensibilità al dolore negli esseri umani. Per non parlare del nervo vago, che collega l’intestino al cervello, attraverso il quale può avvenire l’ipersensibilizzazione del cervello al dolore da parte delle tossine batteriche.

I batteri che spesso predominano nella SIBO sono quelli che producono il D-lattato e un’altra tossina, l’acido solfidrico come detto sopra. Il D-lattato provoca fatica muscolare e dolore mentre l’acido solfidrico danneggia il DNA riducendo la produzione di energia intracellulare.

Amarla nel 2008 ci ha ricordato che la sensazione del dolore può aumentare in seguito ad infiammazione acuta e cronica dimostrandolo in topi sterili nei quali l’inoculazione di tossine batteriche provocava una risposta dolorosa eccessiva.

Yamaguchi nel 2011 fa un gran bell’esperimento e dimostra che per creare una persistente eccessiva risposta dolorosa negli animali la tossina batterica LPS deve essere somministrata a basse dosi! Alte dosi non provocano dolore. Ecco dunque di nuovo il concetto di infiammazione cronica di basso grado che ritorna. Per avere un eccesso di risposta al dolore anche l’essere umano probabilmente ha bisogno di una intossicazione non massiccia ma di basso grado quale è quella che si ha nella SIBO.

Ecco quindi che possiamo articolare meglio la sequenza di eventi che porta alla F:

1) La SIBO determina un aumentato assorbimento nel circolo sanguigno di bassi livelli di tossine batteriche e altre sostanze infiammatorie che causano una Infiammazione Sistemica di Basso Grado, con produzione da parte del sistema immunitario di sostanze infiammatorie come prostacicline e citochine.

2) Queste sostanze arrivano al cervello e lo infiammano (attivando la microglia). Non solo, il D-lattato e l’acido solfidrico prodotti in eccesso in caso di SIBO danneggiano i mitocondri delle cellule cerebrali con conseguente malfunzionamento delle medesime.

3) Le cellule cerebrali vengono attivate aumentando la produzione di glutammato che sensibilizza il cervello al dolore e lo rende iperresponsivo al dolore stesso. In poche parole il cervello amplifica il dolore a seguito di questi eventi. Non solo, compare anche depressione, brain fog (cervello annebbiato) e ansia. L’eccesso di attività cerebrale porta alla sovrapproduzione di radicali liberi che concorrono a perpetuare il danno ed i sintomi. Il cervello insomma è in fiamme.

4) Il danno da tossine, D-lattato e acido solfidrico avviene anche a livello muscolare, come ho detto all’inizio. La F non è solo un problema cerebrale!

Come curare la Fibromialgia?

Se sappiamo dove nasce la patologia è più facile pensare alla possibili soluzioni. Ecco gli approcci più di successo che possono essere usati spesso contemporaneamente sotto la guida di un terapeuta esperto. Nella bibliografia trovate il riferimento a lavori scientifici che supportano molti di questi approcci.

1) Modificare la dieta in senso evolutivo (paleo dieta). Mangiare verdure, frutta, carne, pesce, uova, esclusivamente! Eliminare i cibi moderni che facilitano la crescita di batteri indesiderati nell’intestino. Ridurre i cibi ricchi di carboidrati che possono aumentare la fermentazione intestinale.

2) Cercare di eradicare i batteri inizialmente con prodotti naturali come la berberina, l’Artemisia, l’olio di origano o di menta. Se non funzionano si possono usare antibiotici particolari come la rifaximina.

3) Supportare la salute della mucosa intestinale con vitamina A, glutammina e zinco.

4) Ottimizzare i valori di Vitamina D portandoli nella parta alta del range di normalità.

5) Valutare l’uso di omega 3 antinfiammatori e GLA.

6) I probiotici hanno un loro ruolo anche se è necessario calcolare la tempistica perché possono peggiorare la SIBO in taluni casi.

7) La Vitamina B12 è fondamentale in tutti i pazienti con F perché riduce significativamente l’infiammazione e l’omocisteina cerebrale. Da utilizzare nella forma di idrossicobalamina o metilcobalamina.

8) Il Triptofano (precursore di alcuni neurotrasmettitori cerebrali) ha dimostrato in studi clinici di ridurre i sintomi della F.

9) Il Magnesio è utilissimo nel ripristinare le funzioni relative alla produzione di energia cellulare. Riduce la neurotossicità cerebrale.

10) La Vitamina C è molto importante in tutti i soggetti che soffrono di dolore cronico per il suo effetto antiossidante e rigeneratore del tessuto connettivo.

11) Coenzima Q10. I pazienti fibromialgici hanno livelli ematici di CoQ10 ridotti del 40%. I pazienti che lo prendono vedono ridursi i sintomi (dolori e cefalea) significativamente. I soggetti che non rispondono ai dosaggi più bassi del range terapeutico possono rispondere a quelli più alti.

12) Melatonina. Potente antiossidante, migliora la salute dei mitocondri e la produzione di ATP (energia). Si è dimostrata molto utile nel trattamento della fibromialgia in diversi trial clinici. Riduce l’attivazione della microglia (sistema immunitario) cerebrale.

13) Acetil-L-Carnitina. Ha un ruolo critico nel migliorare la produzione mitocondriale di ATP.

14) D-Ribosio. Aumenta la produzione mitocondriale di ATP.

15) Creatinina Monoidrato. Migliora la produzione di ATP da parte dei mitocondri e l’utilizzazione dell’ossigeno nel muscolo e nel cervello.

16) Balneoterapia termale. In un trial clinico 15 bagni termali di 20 minuti lungo 3 settimane hanno ridotto significativamente gli indici infiammatori e migliorato i sintomi clinici.

17) Evitare i vizi che aumentano l’omocisteina cerebrale: alcol, eccesso di caffè, fumo.

18) Riduzione dell’esposizione a elementi tossici/chimici/cosmetici. Le intossicazioni possono essere alla base di molti casi di fibromialgia. Ad esempio, uno studio del 2004 ha dimostrato che l’astensione per due anni da creme, cosmetici, unguenti etc etc riduce significativamente i sintomi della fibromialgia.

18) Il testosterone riduce l’attivazione della microglia avendo funzioni immunomodulatorie e antinfiammatorie con conseguente riduzione della ipersensibilizzazione cerebrale al dolore.

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Colesterolo: cosa fare in pratica (2° parte)

4 Mar

Abbiamo terminato la prima parte di questa serie di articoli sul colesterolo, col concetto che in realtà ad essere pericoloso non è il colesterolo ma una lipoproteina (LDL) che lo trasporta. Quando l’LDL è “piccola e densa” essa è pericolosa, quando è “grossa e morbidosa” non lo è, ma anzi svolge la sua funzione egregiamente.

A questo punto non resta che andare a vedere come sono queste LDL nel sangue per capire se stiamo rischiando qualcosa oppure no. Oggi ci sono degli esami che permettono di farlo. Purtroppo, però, a seconda del tipo di esame, varia anche di moltissimo il risultato. Questo vuol dire che usando l’esame A scopro di avere molte LDL cattive, usando l’esame B magari ottengo il risutato opposto. Purtroppo non abbiamo quindi ancora standardizzato un tipo di esame che dica con certezza come stanno le cose. Sappiamo cioè che le LDL ossidate probabilmente partecipano alla genesi della patologia cardiovascolare ma non abbiamo un esame diagnostico alla portata di tutti per poter valutare i pazienti nella pratica clinica. Quindi bisogna pazientare per sfruttare nel quotidiano queste conoscenze.

Per fortuna però esistono dei parametri più semplici per capire se il nostro rischio cardiovascolare è in aumento. Un parametro che possiamo facilmente usare è il rapporto tra Colesterolo totale e Colesterolo HDL. Questo rapporto, per stare a significare un basso rischio cardiovascolare, deve essere inferiore a 3.

COL TOT: COL HDL < 3

Facendo un esempio, se il nostro colesterolo totale è 270 e il colesterolo HDL è 90 abbiamo un rapporto pari a 3 ed il nostro rischio cardiovascolare è abbastanza basso. Se il nostro colesterolo totale invece è 270 e il colesterolo HDL è 50 abbiamo un rapporto superiore a 3 ed il nostro rischio cardiovascolare è significativo.

Bene. Quindi appena troviamo il nostro colesterolo elevato, magari a 270, con un basso HDL prendiamo dei provvedimenti, vero? Sbagliato. Il colesterolo è come la pressione arteriosa: soggetto quindi a variazioni anche notevoli da una settimana all’altra, senza apparente motivo. Dobbiamo essere quindi sicuri che il colesterolo sia veramente elevato prima di intervenire. La cosa migliore è misurarlo più volte nell’arco di diversi mesi per capire intorno a quale valore gravita. Non fidiamoci di una o due misurazioni.

Anche perchè la variabilità statistica è insita nell’esame stesso. Voglio dire che se trovate un valore di 250 potrebbe essere un “caso”. Avreste potuto trovare con le stesse (più o meno) probabilità 270 o 230. Fare misurazioni multiple aiuta a stabilire una “media” intorno alla quale oscilla il vostro colesterolo. Lo stesso discorso, per inciso, vale per i trigliceridi, che possono mostrare una variabilità tra un esame ed un altro anche di 50 mg/dl. Insomma non traete conclusioni sui vostri valori di colesterolo sulla base di poche misurazioni e non vi fate convincere a prendere farmaci per abbassarlo se non siete assolutamente sicuri di quanto sia elevato e perchè.

Bene, direte voi, ma quando posso considerare il colesterolo troppo alto? I limiti accettati dagli organi preposti a dettare le linee guida alla classe medica si sono abbassati notevolmente negli ultimi anni. Quaranta anni fa un valore di 350 mg/dl veniva considerato praticamente nella norma, ora se avete 200 mg/dl vi viene detto, probabilmente, che il vostro colesterolo è borderline. Io credo che i valori odierni considerati normali siano troppo bassi e risentano dell’interesse delle case farmaceutiche a vendere più farmaci ipocolesterolemizzanti. Il business in questo campo si misura in decine di milioni di euro all’anno. Otto dei nove componenti della commissione che decide quando il colesterolo è troppo alto hanno una qualche connessione economica con le case farmaceutiche. Detto questo, credo che possa essere considerato patologico un valore sopra i 270-280 mg/dl. Se lo avete, dopo aver fatto misurazioni multiple, valutate le possibili cause di ipercolesterolemia (misurate i paramentri tiroidei, escludete deficienze nutrizionali, valutate se avete una ipercolesterolemia familiare, una leptino-resistenza, etc etc) e poi potete passare alla fase del trattamento. Che non ha necessariamente a che fare coi farmaci (le famose “Statine”). Infatti prima ci sono mille cose da fare. Ad esempio, in taluni casi l’uso di ormoni tiroidei in soggetti selezionati ha portato ad una riduzione della ipercolesterolemia. La leptino-resistenza poi è molto diffusa e si giova di una alimentazione di tipo paleolitico e di una rivalutazione dei ritmi circadiani (riduzione dello stress, gestione del sonno, alimentazione a certi orari etc etc). Con l’alimentazione paleolitica diminuirete anche l’introito di omega 6 che è una delle principali cause di infiammazione subclinica che porta alla leptino.resistenza; aumenterete anche l’introito di sostanze antiossidanti ed eliminerete le subdole carenze nutrizionali che portano talvolta all’ipercolesterolemia.

I farmaci hanno un loro ruolo, ma secondo me molto limitato, e soprattutto nei soggetti con ipercolesterolemia familiare. Born to be fit. Abbiamo dentro di noi le risorse per guarire: non c’è bisogno sempre e comunque di ricorrere ai farmaci.

Cereali? No grazie! (3° parte)

30 Gen

In questo articolo conclusivo della serie sui cereali vediamo di sintetizzare e ampliare le motivazioni che mi portano a ritenere questi alimenti problematici per la nostra salute.

  • I cereali contengono notevoli quantità di fitati che come abbiamo visto precedentemente riducono sensibilmente l’assorbimento di minerali.
  • I cereali (e i legumi) contengono sostanze che inibiscono la funzione tiroidea.
  • I cereali contengono sostanze come il glutine e la gliadina che sono spesso fonte di allergie, intolleranze alimentari, malattie autoimmuni. Il glutine aumenta la produzione di un enzima chiamato Zonulina, enzima che controlla la permeabilità intestinale. Più zonulina produciamo (grazie allo stimolo prodotto dal glutine) più l’intestino “lascia passare” nel sangue sostanze che non passerebbero in assenza di un aumento della zonulina. Queste sostanze vengono riconosciute come estranee dal nostro corpo che produce anticorpi per combatterle. Sfortunatamente queste sostanze ogni tanto “assomigliano” a proteine che noi abbiamo naturalmente nel nostro corpo, magari nella tiroide o nel pancreas, per cui l’attacco degli anticorpi non avviene solo verso l’intruso ma anche verso noi stessi: ecco come nascono a volte le malattie autoimmuni.
  • Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista JAMA nel 2009 afferma che i soggetti intolleranti o sensibili al glutine hanno un rischio significativamente maggiore di morire di tumore o di infarto. Il glutine può letteramente danneggiare qualsiasi tessuto del nostro corpo. Per rendere l’idea di quanto subdolo, pericoloso e facilmente misconosciuto il danno da glutine, vi segnalo uno studio pubblicato su Pediatrics nel 2001 che ci fa sapere che il glutine, nelle persone sensibili, riduce l’afflusso di sangue alla corteccia prefrontale e frontale: la parte del cervello, cioè che ci rende “umani” più di ogni altra. Possono a questo segure depressione, ansia, deficit dell’attenzione (qualche bambino che non riesce a stare fermo un attimo a scuola?).
  • Purtroppo oltre il 95% (!!!!!) delle persone con sensibilità/intolleranza al glutine non vedono diagnosticata la propria condizione perchè non hanno sintomi gastrointestinali che la facciano sospettare. Ma come abbiamo detto il glutine può colpire qualsiasi organo del nostro corpo: un articolo pubblicato nel New England Journal of Medicine nel 2002 ci fa sapere che conosciamo 55 malattie la cui causa è il glutine. Chi ha una celiachia o una sensibilità al glutine ha un maggiore rischio di morire di qualsiasi altra patologia conosciuta. Per capire quanto sia micidiale il glutine è bene citare uno studio pubblicato su Lancet nel 2001: un celiaco che mangi abitualmente una dieta gluten-free se solo una volta al mese mangia del glutine vede aumentare il suo rischio relativo di morte del 600%!!!
  • Alcuni di noi, più fortunati, non hanno alcuna intolleranza o sensibilità al glutine. Ha senso mangiare i cereali contenenti glutine? Se siete in sovrappeso probabilmente no. I cereali sono ricchi di carboidrati e favoriscono quindi l’obesità. Non avrete problemi dal glutine ma i rischi per la vostra salute rimarranno a causa del sovrappeso. Siete magri, in forma, privi di malattie e non sensibili al glutine? In questo caso consiglierei di usare i cereali come alimento una tantum, uno sfizio da prendersi per rendere la vita più piacevole. Ricordate, i cereali sono cibo di serie B, non perderete nulla a non mangiarli e ci guadagnerete sicuramente in salute evitandoli!!!

Cereali? No grazie! (2° parte)

25 Gen

I problemi con i cereali purtroppo non si fermano a quanto abbiamo visto nella prima parte ma vanno ben oltre. Alcuni cereali, come il grano, l’orzo, la segale contengono una sostanza che si sta rivelando sempre più micidiale per molte persone: il glutine.

L’intolleranza al glutine è infatti la causa della celiachia. La celiachia è una malattia autoimmune che si scatena quando il nostro corpo non riconosce come propri alcuni tessuti intestinali e li attacca come se fossero dei pericolosi nemici. Da questo derivano spesso diarrea, malassorbimento, infiammazione violenta e nei bambini anche ritardi della crescita. I numeri di questa malattia sono impressionanti. Circa 2.300.000 americani hanno la celiachia ma oltre 1.800.000 non lo sa. Quesi 2 milioni di persone continua a mangiare il glutine, spinto dalle raccomandazioni dell’USDA (Ministero della Salute USA) senza immaginare che evitando il glutine sarebbe una persona sana.

In ogni caso, direte voi, cosa sono 2 milioni di ammalati rispetto ad una popolazione di 300.000.000 di persone? Una inezia. Il problema è che negli ultimi anni diversi ricercatori hanno messo in evidenza come non esista solo la celiachia tra i problemi causati dal glutine. Esiste anche una situazione più subdola, chiamata sensibilità al glutine. In sostanza il glutine non causa solo la spesso clamorosa e pubblicizzata celiachia. Molto più spesso il glutine è alla base di una serie di patologie, spesso misconosciute che non farebbero mai pensare ad una causa legata al glutine. L’elenco (incompleto) è impressionante:

  • Alopecia
  • Anemia
  • Reflusso acido
  • Asma
  • Atassia
  • Disordini dell’attenzione (bambini)
  • Dermatiti atopiche
  • Autismo
  • Tiroidite di Hashimoto
  • Demenza
  • Depressione e ansia
  • Dermatite erpetiforme
  • Disordini alimentari
  • Epilessia con calcificazioni cerebrali
  • Malattia di Graves
  • Iperattività
  • Infertilità
  • Nefropatia IgA
  • Sindrome del colon irritabile
  • Epatopatie
  • Epatite croniche
  • Cefalea
  • Neuropatie perifiriche
  • Psoriasi
  • Artrite reumatoide
  • Schizofrenia
  • LES
  • Diabete di tipo I
  • Uveite
  • Vitiligo

Questo elenco non sta a significare che queste patologie vengono sempre causate da una sensibilità al glutine. Significa che tutte queste patologie in qualche caso sono state causate da una sensibilità al glutine o in cui il glutine ha avuto una parte importante nella patogenesi. In soldoni significa che negli USA 20.000.000 di persone, secondo uno dei massimi esperti mondiali, il nostro connazionale Dott Fasano, soffrono di sensibilità al glutine. Alla faccia della piramide alimentare!!!

Quando vi viene diagnosticata la celiachia vi si dice che il vostro intestino è stato “piallato” da una pialla da falegname, niente più villi intestinali…il deserto! Non una bella situazione. Prima di arrivare a questo punto ci sono varie tappe di avvicinamento spesso non riconosciute. Molto spesso però il glutine non vi dirà che sta minando il vostro corpo. Avrete dei sintomi che mai pensereste di attribuire al bel piatto di pasta che mangiate tutti i giorni: una cefalea che non guarisce, una dermatite, una malattia autoimmune. Oppure le maestre vi racconteranno di vostro figlio che non sta fermo a scuola un attimo, o il figlio del vicino che inopinatamente si viene a scoprire essere un bambino autistico. Tutto merito (!?) di quel santo, benedetto, tradizionale pezzo di pane che anche Gesù ha distribuito ai suoi apostoli. E che la piramide alimentare continua a suggerirci.

Fine 2° parte

Cereali? No grazie! (1° parte)

23 Gen

Lo Stato, oltre non tollerare chi ruba (“Non rubare! Lo Stato odia la concorrenza!” ho letto da qualche parte), ci comunica periodicamente cosa dobbiamo mangiare per mantenerci sani. Negli USA questo avviene attraverso le direttive dell’USDA (il Ministero per l’Agricoltura americano) ente che periodicamente pubblica la famosa “Piramide alimentare” recentemente ribattezzata MyPlate (il mio piatto). Queste direttive vengono poi riprese sostanzialmente invariate in tutto il mondo e anche da noi. I miei figli tornano ogni tanto a casa raccontando mirabilie di questa portentosa piramide che ci aiuta a stare sani e in forma.

Tra le varie cose che la piramide suggerisce c’è quella di mangiare tutti i giorni la nostra bella porzione di cereali, soprattutto integrali. Normale, direte voi, i cereali sono alla base della alimentazione mediterranea. Guardiamo un po’ più a fondo la questione e vediamo se i cereali meritano veramente un posto preminente nella nostra alimentazione.

Cominciamo dal contenuto in Minerali e Vitamine. Sono i cereali una buona fonte di minerali e vitamine? Le analisi di laboratorio ci dicono di no.  Verdura, pesce, carne, frutta sono alimenti più ricchi di questi nutrienti rispetto ai cereali integrali: questo significa che sostituire ad esempio la verdura con i cereali diminuisce la quantità di questi micronutrienti importantissimi che ogni giorno dobbiamo assumere.

Sicuramente però i cereali integrali si rifanno quanto a contenuto di fibre, direte voi! In realtà anche in questa sfida i cereali fanno una figuretta se li confrontiamo alla frutta e alla verdura. Le verdure sono enormemente più ricche di fibre dei cereali.

Veniamo ora ad analizzare la bio-disponibilità dei nutrienti contenuti nei cereali. Infatti quello che conta nel cibo non è solo quanti nutrienti abbia, ma quanti ne riusciamo ad assorbire da quell’alimento…altrimenti è come vedersi passare davanti una Ferrari e non riuscire a salirci dentro!!! All’apparenza, ad esempio, i cereali sembrerebbero una grande fonte di magnesio, calcio, ferro, ma in realtà non è vero. Perchè? La parola magica per capire questo paradosso è: fitato. Il fitato è una sorta di calamita che si trova nei cereali e serve al seme a trattenere i metalli che utilizza per crescere e germogliare. Il problema è che quando ingeriamo i cereali questa specie di calamita funziona contro di noi riducendo l’assorbimento dei minerali che altrimenti assorbiremmo. Le conseguenze di una riduzione dell’assorbimento di minerali sono spesso molto problematiche. Il paradosso è che una donna, ad esempio, che segue una dieta ricca di cereali sviluppa spesso una anemia da carenza di ferro e una deficienza di zinco.

Le cose non vanno meglio con il calcio. Più cereali mangiamo e meno calcio assorbiamo. Non solo, i cereali sono molto più ricchi di fosforo che di calcio. Quando si assorbe troppo fosforo rispetto al calcio ingerito (calcio ingerito normale o basso) si crea una condizione chiamata iperpartiroidismo secondario, che porta a perdita di calcio dalle ossa. Date cereali integrali per 1 mese ad un bambino piccolo e vedrete precipitare la sua calcemia. A peggiorare la salute delle ossa ci pensano gli effetti dei cereali sul metabolismo della Vitamina D. La carenza di Vitamina D nella popolazione in generale è molto diffusa. Siamo su percentuali nella popolazione adulta che parlano di carenza di questa vitamina nel 60-100% dei soggetti esaminati. Gli studi dimostrano che i cereali integrali aumentano la perdita intestinale di Vitamina D aggravando una carenza presente di per sè. Non solo, studi in vitro (ancora da dimostrare negli umani) dimostrano che una sostanza contenuta nei cereali, il WGA, impedisce alla vitamina di entrare nel nucleo delle cellule per espletare i suoi effetti.

(fine parte prima)